Dirigenti medici in pensione a 65 anni. Ma l'Anaao contesta la norma

Redazione DottNet | 02/11/2014 12:54

Cambiano le regole per la pensione: se i dirigenti (non direttori) hanno meno di 65 anni, fermo restando l’invarianza numerica dei dirigenti, le amministrazioni interessate non potranno risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro. Pensionamento “forzoso” possibile con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 e sei mesi per le donne.

Novità per la pensione dei dirigenti medici dell'Ssn. Le nuove regole arrivano dopo la conversione in legge del Dl 90/14 e riguardano coloro che vogliono raggiungere il quarantesimo anno di servizio effettivo. Se i dirigenti (non direttori) hanno meno di 65 anni, fermo restando l’invarianza numerica dei dirigenti, le amministrazioni interessate non potranno risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro. Il pensionamento cosiddetto “forzoso” si potrà avere solo con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 e sei mesi per le donne. Ma a questo punto appare lecito chiederisi come ci si deve comportare se il datore di lavoro pubblico vuole risolvere il rapporto ma il dirigente medico vuole raggiungere il quarantesimo anno di servizio effettivo? Il quesito se lo pongono gli addetti all’ufficio personale delle aziende sanitarie all'indomani della conversione in legge del Decreto 90/14.

Occoorre, tuttavia, ripercorrere la storia del provvedimento, come ricorda Il Sole24ore: il "collegato lavoro" (Legge 183/10) con una modifica alla normativa del Decreto legislativo 502/92 aveva previsto che il limite massimo d’età per il collocamento a riposo d’ufficio dei dirigenti medici e del ruolo sanitario del Ssn, compresi i responsabili di struttura complessa (direttori/primari) fosse al sessantacinquesimo anno di età ovvero, su istanza dei lavoratori interessati, al maturare del quarantesimo anno di servizio effettivo e comunque non oltre il settantesimo anno di età. Inoltre l’applicazione di tale disposizione non poteva dar luogo a un aumento del numero dei dirigenti.

Sull’argomento l’ex Inpdap aveva emanato la nota operativa 56/10, precisando che nel concetto di servizio effettivo dovevano ricomprendersi tutte le attività lavorative effettivamente rese, mentre rimanevano esclusi i periodi non correlati a effettivo servizio, come il riscatto del titolo di studio. Però il Decreto legge 90/14 ha modificato l’esercizio di risoluzione unilaterale dei datori di lavoro pubblici al raggiungimento dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione anticipata.

Per i dipendenti il perfezionamento di 42 anni e 6 mesi di contributi (41 anni e 6 mesi per le donne) unitamente a 62 anni di età può comportare il pensionamento "forzoso". La norma precisa però che il personale di magistratura, i docenti universitari e i responsabili di struttura complessa del Ssn non sono soggetti a tale disciplina e potranno continuare ad avvalersi della facoltà di rimanere in servizio fino ai limiti più elevati, mentre per gli altri dirigenti medici (diversi dai direttori) la norma si applica non prima del raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età. Pertanto può accadere che un lavoratore abbia meno di 65 anni, un’anzianità contributiva sufficiente per accedere al pensionamento anticipato – grazie alla valorizzazione dei titoli di studio – ma chieda di rimanere in servizio fino al compimento del 40esimo anno di servizio effettivo.

In tal caso le amministrazioni, fermo restando l’invarianza numerica dei dirigenti, dovranno prendere atto della volontà del dipendente, titolare di un diritto potestativo, ma al raggiungimento del sessantacinquesimo anno potranno risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro. Gli addetti agli uffici del personale si domandano, però, se tale modalità operativa possa ritenersi corretta o leda il diritto del dirigente medico di permanere in servizio fino ai limiti più elevati. Al contrario un dirigente medico privo di un’anzianità contributiva sufficiente per accedere al pensionamento anticipato, al raggiungimento dei 65 anni rimarrà in servizio fino al 40esimo di servizio effettivo sempreché non superi i 70 anni di età.

Ma l'Anaao, attraverso il suo sito, contesta quanto affermato dal quotidiano economico: “È avventato offrire pareri su dispositivi legali se non si è giudici – afferma Giorgio Cavallero vicesegretario Anaao Assomed -. Il nostro sindacato continua a ritenere vigenti per i non responsabili di struttura complessa i limiti posti dalla legge 183/2010, che fissa i 65 anni di età o 40 anni di contributi effettivi. La lettura per noi è che, dei due, vale il termine più vantaggioso: si va via a 65 anni se si sono già compiuti i 40 anni di anzianità, ovvero si aspettano i 40 anni di anzianità se si sono compiuti i 65 anni di età”. “Lo abbiamo ribadito in una nostra circolare questa estate, e difenderemo questa posizione in tutte le sedi . Incalza Cavallero -. Fermo restando che chi non vuole pensionarsi è una minoranza, e che il buon senso imporrebbe ai manager di attendere qualche mese invece di innescare bracci di ferro inutili. Per inciso il limite reale per andare via è di 65 anni e sei mesi: infatti, dal momento della maturazione dei requisiti pensionistici il lavoratore ha diritto a sei mesi di preavviso”.


 

Fonte: sole24ore, anaao

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato