Trapianti, utilizzato a Pisa un robot

Redazione DottNet | 04/12/2008 21:01

rene urologia

Le braccia meccaniche di un robot, comandate da una consolle da un chirurgo, hanno aiutato per la prima volta ad effettuare alcune fasi di prelievo e trapianto di un rene da un donatore vivente.

 L'operazione, unica in Italia e la seconda in Europa, è stata effettuata dall'equipe del professor Ugo Boggi a Pisa, lo stesso chirurgo che un anno fa effettuò con successo il primo trapianto di rene crociato in Italia fra tre coppie affettive biologicamente non compatibili. Prima per i by pass aorto-coronarici, poi in campo toracico, vascolare, urologico per gli interventi sulla prostata e ora anche nella sostituzione d'organo; la tecnica robotica, se verificata su altri interventi analoghi, potrà costituire un progresso tecnologico importante per la chirurgia dei trapianti perchè in grado di effettuare interventi più precisi e soprattutto ripetibili a distanza, aprendo scenari finora impensabili. A Pisa i chirurghi hanno utilizzato il robot Da Vinci il 22 novembre scorso per il prelievo di rene da donatore vivente. ''A breve - dicono i medici - la stessa tecnologia potrebbe essere utilizzata per altri organi come il fegato e il pancreas. Nell'intervento di 10 giorni fa il rene destro è stato prelevato da una donna di 55 anni per essere trapiantato nel figlio, in dialisi cronica, di 25 anni. ''Se non fosse stato disponibile il sistema robotico Da Vinci - sottolineano i medici - il prelievo del rene avrebbe richiesto un intervento tradizionale. Con la laparoscopia classica questo rene non sarebbe stato prelevabile in sicurezza a causa della sua posizione più bassa del normale e per la presenza di un'anatomia vascolare complessa''. L'intervento di prelievo è durato circa 1 ora. La donatrice è stata dimessa 3 giorni dopo l'intervento. Il trapianto è durato circa 2 ore. Il ricevente è stato dimesso, con un'ottima funzione renale, 7 giorni dopo il trapianto. Le braccia del robot ''lavorano'' materialmente sull'addome del paziente attraverso mini-incisioni cutanee, mentre il chirurgo siede ad una consolle di comando che trasmette i segnali agli strumenti nei movimenti più fini. Secondo gli esperti la vera rivoluzione consiste nella possibilità di eseguire movimenti di grandissima precisione. Tutto ciò si traduce in una minore incidenza di effetti collaterali e tempi di degenza per il paziente ridotti. Entro pochi anni gran parte della chirurgia 'aperta' sarà effettuato con queste macchine, ha spiegato recentemente congresso Pier Cristoforo Giulianotti, uno dei massimi esperti di chirurgia robotica all'università dell'Illinois Nel nostro paese sono disponibili quasi 30 robot di questo tipo ma non così sofisticati come quello usato a Pisa; e in campo urologico l'Italia è la seconda nazione al mondo per l'utilizzo di questa chirurgia. A detenere il primato sono gli Usa, mentre l'Italia supera Francia (18 ospedali con un robot in sala operatoria), Germania (13) e Regno Unito (9).