Dal Veneto alt alle nuove Uccp. Protesta la Fimmg

Redazione DottNet | 03/11/2014 13:48

La Regione Veneto dice stop all’apertura delle 164 Uccp – tre per distretto – pattuite ad aprile con i sindacati della mg grazie all’accordo regionale sulla riforma delle cure primarie. Non sarebbe però un dietrofront ma soltanto una battuta d’arresto, motivata dal governatore Zaia con le incertezze che ancora avvolgono le cifre del Patto per la Salute: «Partiremo non appena avremo la certezza finanziaria, visto che dobbiamo tirare fuori 180 milioni» ha detto senza giri di parole il presidente della Regione.

L’alt non è piaciuto alla Fimmg, il più rappresentativo tra i sindacati della mg, che sulle Uccp (in Veneto chiamate “medicine di gruppo integrate”) spinge da anni. «Con l’intesa di aprile e relativo contratto di esercizio» ricorda al Corriere Veneto Domenico Crisarà, vicesegretario regionale della Fimmg «la giunta Zaia si è impegnata ad approvare una delibera che stabilisca tempi e investimenti. Invece è tutto fermo. E intanto è bloccata l’apertura non solo delle Medicine di gruppo integrate ma anche di quelle semplici, aperte per 8 o 10 ore al giorno e formate soltanto da mmg: le Asl hanno ricevuto i soldi per istituirle, probabilmente resteranno nei loro bilanci».


«Mi dispiace per i medici e le loro aspettative» è invece il commento del presidente di Federfarma Belluno e segretario nazionale del Sunifar, Roberto Grubissa, da tempo impegnato in una battaglia contro l’apertura di nuove Uccp «ma il mio auspicio è che la Regione approfitti di questa pausa per rivedere daccapo l’intero piano riorganizzativo delle Cure primarie: nelle aree montane non si possono concentrare i medici di famiglia in un pugno di Uccp ubicate a fondovalle, ne va della sopravvivenza delle farmacie rurali. E se chiudono loro, i piccoli paesi sono condannati alla desertificazione sanitaria». Per non sguarnire il territorio e allo stesso modo attrezzarlo perché si faccia carico della deospedalizzazione, è quindi la conclusione di Grubissa, non c’è che puntare sulla farmacia dei servizi: «La Sanità regionale deve fare leva sulla capillarità della nostra rete, anziché metterla in difficoltà con aggregazioni e trasferimenti di studi medici».

 

fonte: federfarma, filodiretto

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