Tumori al seno e ovaie, brevettato negli Usa il gene Brca1

Oncologia | Redazione DottNet | 04/12/2008 21:09

E' stata senz'altro una delle decisioni controverse nella storia dell'Ufficio europeo dei brevetti quella di concedere all'università Usa di Salt Lake City la possibilità di brevettare il gene Brca1, la cui mutazione aumenta il rischio di sviluppare tumore al seno e alle ovaie.

 Un caso praticamente unico in Europa, dove in base a questa decisione, come spiega la rivista 'Nature', i proprietari del brevetto potranno ora farsi pagare le royalties, cioè i diritti, per tutte le migliaia di test che si fanno ogni anno per identificare questo gene e le persone a rischio di cancro. Rendendo quindi la prevenzione per le donne più costosa. Circa il 10-15% di tutti i tumori al seno e alle ovaie presenta una mutazione dei geni Braca1 e Brca2, che portano a circa 5mila nuovi casi ogni anno in Europa. Nelle famiglie dove ci sono già stati altri casi di cancro, il rischio può salire anche all'80%. I genetisti clinici sono contrari al monopolio dei test diagnostici sui geni di alcune malattie, perchè blocca la competizione che può stimolare lo sviluppo di prodotti migliori e più economici. Ma molti genetisti hanno già fatto sapere che continueranno a fare il test sfidando il brevetto. ''Nessuna clinica europea - dice Gert Matthijs, direttore del centro di genetica umana dell'università di Lovanio - ha pagato le royalties per le diagnosi sul Brca1 da quando l'ufficio europeo dei brevetti ne ha concessi tre nel 2001 alla Myriad genetics, industria Usa biotech che a sua volta ne ha trasferito la proprietà all'università di Salt Lake City nel 2004''. Ma proprio in quell'anno l'ufficio europeo dei brevetti aveva revocato il brevetto perchè troppo ampio e rendeva impossibile la prevenzione. Decisione ribaltata lo scorso novembre dal consiglio di appello, dopo che i proprietari del brevetto hanno detto che la copertura del brevetto sarà estesa solo alle 'frame-shift mutations', particolare tipo di mutazione genetica che consiste in un'alterazione del quadro di lettura del codice genetico. Un po' come se si cambiasse una lettera di una parola. Ma per i genetisti si tratta di una decisione confusa e che potrà essere facilmente aggirata. ''Nella pratica clinica infatti - spiega Giuseppe Novelli, direttore del centro di genetica umana di Tor Vergata - potrà essere facilmente ignorata nei casi di urgenza''. Inoltre non è chiaro da quale momento dell'analisi genetica si inizia a infrangere il brevetto. ''Come faccio a sapere se quella paziente - continua Novelli - ha la frame-shift mutations e non posso farle il test? Dovrei prima aver analizzato la madre, la sorella e la zia. Troppo macchinoso. Credo che gli unici effetti questa decisione li avrà sui grandi centri che fanno i test a scopi commerciali''. Con l'evolversi della scienza è però necessario fare una riflessione, secondo Demetrio Neri, docente di Bioetica all'università di Messina. ''Non si può pensare che il privato, che rappresenta il 90% dei finanziamenti in ricerca - commenta - non voglia trarne anche un beneficio economico. Finchè gli Stati non investiranno più risorse in questo settore, si può ragionare su brevetti che salvaguardino anche gli interessi pubblici''. In generale la Società europea di genetica, conclude Novelli, ''è contraria al brevetto di geni umani perchè naturali, mentre è favorevole a quello dei frutti dell'ingegno umano, come una metodologia per vedere i geni''.

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