Entro cinque anni i primi farmaci contro l'invecchiamento

Redazione DottNet | 05/11/2014 15:35

Farmaci che combattono l'invecchiamento potranno essere disponibili entro cinque anni, in seguito a ricerche guidate dal genetista molecolare David Sinclair dell'Università del Nuovo Galles del Sud, ora di base presso l'Università di Harvard in Usa. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, dimostra che è possibile mirare a un singolo enzima nell'organismo, detto SIRT1, o sirtuina 1, con il potenziale di prevenire le malattie legate all'invecchiamento e di estendere la durata di vita.

La ricerca mostra che tutti i 117 farmaci sperimentati operano sul singolo enzima attraverso un meccanismo comune. Ciò significa che un'intera nuova classe di farmaci anti-invecchiamento è ora attuabile, il che potrà in futuro prevenire il cancro, il morbo di Alzheimer e il diabete di tipo 2. La ricerca si è concentrata su topi di laboratorio, ma sono state già avviate sperimentazioni umane. "Abbiamo scoperto geni che controllano come l'organismo combatte l'invecchiamento e questi geni, se vengono attivati nella maniera giusta, possono avere effetti potenti, fino a invertire l'invecchiamento, finora almeno sui topi", scrive Sinclair. "Abbiamo alimentato i topi con una molecola chiamata NMN e questo ha completamente invertito l'invecchiamento entro una settimana di trattamento nel muscolo, aggiunge.

 

L'enzima target, SIRT1, si attiva naturalmente tramite restrizioni alle calorie e l'esercizio fisico, ma può anche essere potenziato attraverso attivatori, il più comune dei quali è il resveratrolo, che si trova in piccole quantità nel vino rosso. Attivatori sintetici molto più potenti sono già in corso di sviluppo. Negli esperimenti, i topi in sovrappeso cui è stato somministrato resveratrolo potevano correre due volte più a lungo dei topi magri, e hanno vissuto il 15% più a lungo. La scoperta potrà essere usata per sviluppare farmaci per ripristinare la gioventù nelle cellule umane, sostiene lo studioso. Le sperimentazioni cliniche umane sono state finora limitate, ma hanno mostrato risultati promettenti. "Hanno mostrato che le molecole che estendono la durata di vita nei topi sono sicure in esseri umani. Sembrano essere antiinfiammatorie, quindi potranno essere usate contro malattie infiammatorie, della pelle o anche dell'intestino", spiega ancora Sinclair. "In futuro sarà desiderabile che tali molecole siano assunte per prevenire malattie dell'invecchiamento e anche per vivere più a lungo e in migliore salute". La tecnologia è stata venduta al colosso farmaceutico GlaxoSmithKilne e sono stati finora sviluppati 4000 attivatori sintetici, 100 volte più potenti di un singolo bicchiere di vino rosso. I tre migliori attivatori vengono ora usati nelle sperimentazioni umane.

 

Fonte: scienze, ansa