Aumenta l'aspettativa di vita per i malati di tumore

Redazione DottNet | 05/11/2014 15:40

Un quarto della popolazione italiana cui è stato diagnosticato un tumore tra il 1985 e il 2005 oggi ha la stessa aspettativa di vita rispetto a chi non ha mai contratto neoplasie. In altre parole, oggi il tumore è curabile, da un tumore si guarisce. È quanto emerge da uno studio che il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (Pordenone), in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, ha condotto su oltre 800 mila pazienti.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista "Annals of Oncology" della Società Europea di Oncologia Medica. I risultati confermano che i tumori hanno effetti assai differenti sulle aspettative di vita: "Dei pazienti con tumore del colon retto - afferma Luigino Dal Maso, epidemiologo del Cro e responsabile dello studio - oltre l'80% non morirà a causa del tumore. La guarigione viene infatti raggiunta dopo circa 8 anni dalla diagnosi negli uomini e 7 nelle donne. E circa il 40% delle donne e il 30% degli uomini diagnosticati tra il 1985 e il 2005 sono oramai guariti". Per quanto riguarda le donne con tumore alla mammella, "oltre il 70% non morirà a causa della malattia, ma occorreranno quasi 20 anni affinché le pazienti possano ritenere d'aver raggiunto un'attesa di vita simile alle non ammalate" spiega Dal Maso. Ovvero, devono trascorrere 20 anni dalla diagnosi affinché un paziente possa ritenersi guarita: "Una lunga attesa che fa sì che le donne guarite siano il 12%". Per altri tumori la guarigione si raggiunge in meno di 5 anni (testicolo, tiroide), mentre per altri un eccesso di rischio si mantiene per oltre 20 anni (laringe, vescica, linfomi non-Hodgkin, leucemie e mielomi). Per il tumore della prostata, la percentuale degli uomini che non morirà a causa della malattia supera il 60%.

 

"L'oncologia - commenta ancora l'epidemiologo - assorbe circa il 50% del budget della Sanità in tutti i Paesi industrializzati. Un'ulteriore convalida dei risultati di questo studio a livello internazionale potrà permettere un'organizzazione più efficiente dei servizi assistenziali indirizzati a molti pazienti oncologici, o meglio a molti ex-pazienti". L'indagine, in pratica, può avere un impatto non trascurabile sulla programmazione sanitaria e la pratica clinica e portare a un ripensamento delle linee-guida per l'osservazione e le visite di controllo da proporre molti anni dopo la malattia. Lo studio è stato condotto in collaborazione con l'Associazione Italiana dei Registri Tumori e finanziato dall'AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

 

 

Fonte: ansa

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