Cuore biotech per una bimba di dieci mesi

Redazione DottNet | 04/12/2008 21:21

Ha 16 mesi, tre cuori alle spalle, oltre un anno di degenza in ospedale e una mamma di 24 anni con i suoi stessi occhi celesti che da Agliana, comune di Pistoia, l'ha portata a Bologna per darle una nuova vita. Merito del cuoricino che un mese fa le ha trapiantato l'equipe di cardiochirurgia pediatrica del policlinico Sant'Orsola di Bologna e che prima l'ha tenuta in vita con un cuore artificiale per il tempo record di dieci mesi.

La storia di Noemi, prima figlia di Roksanna Polakowska, ha già molto di eccezionale. E' l'unico caso in Europa di bambina così piccola per età e peso a rimanere attaccata per 297 lunghissimi giorni a un cuore artificiale, detto 'cuore di Berlino', che sostituisce la funzione di pompa dei ventricoli. Così Noemi ha potuto sopportare l'attesa per un cuore nuovo, fondamentale visto lo scompenso cardiaco grave con cui è nata (la diagnosi parlava di cardiomiopatia dilatativa). I primi sintomi si sono manifestati 15 giorni dopo la nascita. ''Eravamo a casa e ha cominciato ad avere difficoltà a respirare - racconta ai cronisti la mamma, un po' commossa e con un leggero accento toscano che nasconde le origini polacche - Allora l' abbiamo portata al Meyer di Firenze, dove l'hanno intubata e ricoverata in rianimazione''. All'inizio si temeva una broncopolmonite ma, visto che i problemi al cuore continuavano e dopo molti alti e bassi, i medici hanno contattato i colleghi del Sant'Orsola dove la piccola e' arrivata il 19 ottobre di un anno fa, affidata all'equipe del professor Fernando Maria Picchio, primario di cardiologia pediatrica e del professor Gaetano Gargiulo, primario di cardiochirurgia pediatrica. Fin da subito è stata messa in lista d'attesa nella speranza, abbastanza vana, di trovarle un cuore adatto e cioè molto piccolo. E in effetti l'organo non arrivava, per cui il 21 gennaio si è optato per il 'cuore di Berlino': impiantato su un corpicino di 4,8 chili e sei mesi di vita, con due tubicini esterni attaccati a una macchina, nessun medico avrebbe mai pensato che Noemi potesse resistere così a lungo. Precisamente fino al 7 novembre scorso, quando è arrivato il terzo cuore. E' quello di un bambino emiliano-romagnolo di appena due mesi, ma Noemi è cresciuta poco, per cui l'organo del donatore è perfetto per lei. Tanto che ora sta bene, assicurano i medici, che ricordano come la sopravvivenza dei bambini trapiantati sia intorno all'80%. E prima di Natale potrà lasciare l'ospedale. ''In realtà non torneremo a Pistoia - precisa la mamma - staremo un po' nel bilocale dove sono ora (messo a disposizione dall'associazione 'Piccoli grandi cuori', ndr). Non voglio aver fretta e correre rischi''. Rischi e difficoltà provati per mesi e mesi: ''E' stata dura, durissima. Se qualcuno un anno fa mi avesse detto quello che sarebbe successo non ci avrei mai creduto, ma l'essere umano è sorprendente'', aggiunge. E non manca di ringraziare i genitori del baby donatore: ''Mi dispiace non averli conosciuti ma non dipende da me, se loro vogliono io ci sono''. Anche Noemi c'è, con la sua terza vita.

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