Troppe analisi e visite inappropriate. La medicina difensiva dilaga

Redazione DottNet | 11/11/2014 20:30

Sembra ormai essere diventata quasi una prassi tra i medici quella di prescrivere analisi, esami e visite 'inappropriate, superflue o in eccesso' per paura di essere di citati in giudizio. Ad adottare la cosiddetta 'medicina difensiva' sono infatti il 58% dei camici bianchi.

Ma il fenomeno ha un costo-spreco non da poco: si stima in 10 mld di euro l'anno (il 10% della spesa sanitaria). Tanto che il senatore Romano ha presentato un Ddl sull'argomento assicurazioni (clicca qui per scaricare il testo completo). Numeri critici che sono stati presentati a Roma dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che, in uno studio pilota effettuato su 4 regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria) su un campione di circa 1500 medici ospedalieri, ha indagato sugli aspetti critici del tema. E soprattutto sulle ragioni per cui sei medici su dieci adottano questa pratica e sul perché per il 93% è destinata ad aumentare. Nella ricerca si evidenzia come le prestazioni per cui è maggiormente messa in atto sono nel 33% dei casi gli esami laboratorio, sempre con il 33% gli esami strumentali, poi le visite specialistiche (16%) e per il 6% il comportamento è di non fornire cure potenzialmente efficaci ma ad alto rischio complicazioni. Lo studio però spiega anche il perché si fa medicina difensiva: per il 31% è colpa della legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in giudizio e per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e aspettative da parte del paziente e dei familiari. La componente emotiva e la falsa sicurezza indotta dai comportamenti difensivi sono infatti tra i principali fattori che mantengono e potenziano il fenomeno.

 

Secondo gli intervistati le soluzioni potenzialmente efficaci per ridurre il fenomeno sono per il 49% quello di attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% quello di riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale. "Tutto ciò - ha sottolineato il Dg Agenas, Francesco Bevere - è un grave sintomo del profondo 'malessere' diffuso tra i medici che genera gravi conseguenze su qualità e sicurezza delle cure". "Occorre potenziare la gestione e la prevenzione del rischio in tutti gli aspetti, lavorare su responsabilità civile e penale correggendo le situazioni anomale e inserire le tabelle per i risarcimenti. Se facciamo queste cose limitiamo anche l'impatto sulle assicurazioni" ha dichiarato il presidente dell'Ordine dei medici (Fnomceo) e senatore Pd, Amedeo Bianco. "I medici sono sotto pressione - ha specificato Bianco -. La percezione dei professionisti soprattutto rispetto alla questione giuridico legislativa è nettamente sfavorevole e coincide con quella delle assicurazioni per cui ci sono problemi: basso livello gestione rischio clinico in strutture; i lunghi tempi dei processi civili che superano anche i 10 anni e per cui non si riescono a conteggiare nel tempo l'entità dei risarcimenti che tra l'altro oggi in Italia sono largamente discrezionali". Per Bianco bisogna quindi "cercare di dare soluzioni: potenziare la gestione e prevenzione del rischio in tutti aspetti; lavorare su responsabilità civile e penale correggendo situazioni anomale e inserire le tabelle per i risarcimenti. Se facciamo queste cose limitiamo anche impatto su assicurazioni". Il presidente della Federazione dei Collegi degli infermieri (Ipasvi) e senatrice Pd, Annalisa Silvestro ha ricordato infine come "l'iper-prescrizione incide e si riflette su tutte le professioni sanitarie".

 

fonte: ansa

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