Sinistri in crescita e assicurazioni in fuga: medici in difficoltà

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/11/2014 17:29

Negli ospedali italiani "i sinistri sono in crescita, le compagnie assicurative si ritirano sempre più e c'è scompiglio tra i chirurghi, poco informati e preoccupati di subire una denuncia". E' una situazione da 'far west' quella tracciata dal Libro Bianco e dal sondaggio presentati a Milano da Cineas (Consorzio universitario per le assicurazioni) in collaborazione con l'Associazione chirurghi ospedalieri (Acoi).

I due documenti arrivano a ridosso degli obblighi introdotti con la legge Balduzzi del 2012, che però gli esperti giudicano "poco esaustiva e scricchiolante: infatti non c'è obbligo per le compagnie assicurative di sottoscrivere il rischio sanitario, e non è prevista sanzione per le strutture che non hanno una copertura assicurativa". La conseguenza è che molte strutture non sono assicurate, oppure gestiscono in proprio il rischio, diventando 'assicuratori di sè stessi'.

 

Secondo gli ultimi dati i sinistri in ospedale sono passati, rispetto al 2002, al 149% del 2003 e al 296% del 2012, circa il triplo. "Le compagnie assicurative - ha detto il direttore di Cineas Carlo Ortolani - stanno abbandonando il mercato sanitario: ciò comporta il ricorso a compagnie straniere e l'insorgere della cosiddetta auto-assicurazione". E le poche compagnie estere rimaste sul mercato, ha aggiunto Paola Luraschi, coordinatrice del Gruppo di Lavoro del Libro Bianco, "chiedono premi elevatissimi, e non sono soggette alle regole previste per quelle italiane". Secondo gli esperti, dunque, è necessario "creare una base statistica per quantificare un premio equo da parte delle compagnie, alle quali si potrebbe ragionevolmente imporre l'obbligo di stipula. La riduzione del rischio ridurrebbe l'onere dei sinistri e quindi l'ammontare del premio assicurativo".

L'80% dei medici dice di aver subìto una denuncia o un esposto per eventi avversi durante una procedura medica. Il 54%, per non incorrere in denunce, prescrive più esami del necessario, in modo da 'difendersi' da eventuali cause legali. Il problema è che questa 'medicina difensiva' costa 13 miliardi di euro, pari al 10% di tutta la spesa sanitaria d'Italia.

L'indagine è stata condotta sui membri dell'Associazione chirurghi ospedalieri (Acoi), per verificare se gli specialisti conoscessero le norme sulla responsabilità professionale, ma anche il livello di preoccupazione sulle condizioni e i costi dell'assicurazione. E' emerso che l'86% dei medici è fortemente preoccupato di essere denunciato, l'83% teme di perdere il proprio patrimonio personale, il 77% di mettere a rischio la propria reputazione. Inoltre l'86% dichiara di praticare "l'esclusione o il non trattamento di pazienti a rischio, oltre le normali regole di prudenza", mentre il 92% pensa che le norme sulla responsabilità medica abbiano ripercussioni sul rapporto medico/paziente.

Per contro, pochi medici sono informati su quanto prevede la legge in tema di assicurazione professionale: è "molto informato" solo l'8%, il 57% dice di essere "poco o per niente informato" sulle condizioni delle polizze e il 52% si definisce "poco o per niente informato" sui costi delle polizze

 

 

Fonte: cineas

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