Spesa ssn giù con interventi appropriati. Cabina di regia sul lavoro

Redazione DottNet | 14/11/2014 08:56

La spesa sanitaria, cresciuta vertiginosamente negli ultimi quindici anni, e che ammonta al 9,2% del Pil, potrebbe diminuire nell'arco del prossimo quinquennio del 20%, pari a 21,8 miliardi di euro (da reinvestire in parte per l'ammodernamento del sistema sanitario) se si intervenisse su 5 aree. E' quanto emerge dal 'Rapporto Glocus Sanità e Spending Review: organizzazione, trasparenza e digitalizzazione', presentato in Senato

Le aree su cui intervenire, indica il Rapporto, sono: revisione dei costi del Servizio Sanitario Nazionale con l'aggiornamento dei Drg e del nomenclatore tariffario protesi e ausili fermo al 1999, trasparenza e la lotta alla corruzione che varrebbe, secondo alcune stime, 23,6 miliardi di euro, investimento sulla digitalizzazione della Sanità che nell'ultimo biennio ha registrato un decremento del 5% con la spesa complessiva ferma a 1,17 miliardi di euro e un management scelto nell'interesse dei cittadini e non secondo logiche di una mediazione politica e corporativa. "Su 200 miliardi di spese totali delle Regioni - ha spiegato Linda Lanzillotta, presidente di Glocus - 115 vanno alla Sanità, 72,5 sono destinati ad altre politiche (in particolare Istruzione, Formazione, Assistenza sociale, Trasporti, Territorio) e 12,5 sono assorbiti da spese di amministrazione.

Escludendo la sanità, dunque, il costo del funzionamento degli apparati burocratici di 20 Regioni e 2 Province Autonome varrebbe circa il 17% della spesa gestita. Si impone, dunque, un ripensamento sul numero, sul ruolo e sul costo delle Regioni in una prospettiva di consolidamento dei conti pubblici e di inevitabile riduzione della spesa. Se non si vuole impoverire il nostro welfare questi sono ormai interrogativi ineludibili".

La Conferenza delle Regioni ha dato  il proprio assenso alla costituzione di una Cabina di regia tra Ministero della Salute, Regioni e Sindacati del personale del Servizio sanitario nazionale (sia dirigenti che in convenzione che del comparto) per affrontare in modo unitario i temi del lavoro in sanità. Lo rende noto in un comunicato il Ministero della Salute.

"Il sistema sanitario - spiega il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo - ha la necessità di avviare una profonda modifica dell'organizzazione del lavoro che sia funzionale all'evoluzione scientifica, tecnologica e delle professioni ed è importante affrontare questi temi unitariamente, in considerazione dell'interdipendenza, interazione e integrazione dell'attività delle diverse professioni sanitarie, pur senza limitare la possibilità di trattare specifici temi per personale a convenzione, dirigenza e comparto". La scelta proposta dal Ministero e condivisa dalle Regioni introduce una discontinuità nel modello di relazioni sindacali che supera i tavoli negoziali separati con le tre aree di personale a convenzione (Medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialistica ambulatoriale), della dirigenza (medico veterinaria e sanitaria, professionale tecnica ed amministrativa) e del comparto, dando vita ad una sede unitaria di confronto tra Ministero, Regioni e Sindacati. Il nuovo modello organizzativo è già stato concordato e condiviso con le Organizzazioni sindacali del Personale del Ssn

 

fonte: ansa