Ridotti i fondi destinati alla salute nei paesi del terzo mondo

Redazione DottNet | 31/07/2008 17:27

I paesi europei, Italia compresa, hanno ridotto drasticamente i fondi dedicati alla salute per i paesi del Sud del mondo. La denuncia è di 'Azione per la salute globale', una rete di 15 organizzazioni non governative europee che, a Roma e in contemporanea in altre cinque capitali del Vecchio Continente, ha presentato il rapporto 'Un aiuto in salute' sui fondi europei destinati ai paesi più poveri.

''Nel 2006 - spiega Uber Alberti, presidente di Cestas, una Ong italiana che fa parte di Azione per la salute globale - la Commissione europea ha ridotto del 23% i fondi per la salute di base e l'Italia stessa li ha tagliati del 7% circa, passando da 101 a 94 milioni di dollari. Il nostro Paese inoltre ha ridotto del 62% i fondi per le politiche per la popolazione e la salute riproduttiva, passati da 10 a 3 milioni di dollari''. ''L'Europa - commenta Daniela Colombo, presidente di Aidos, l'altra Ong italiana facente capo alla rete europea - non sta facendo abbastanza per permettere ai paesi in via di sviluppo di raggiungere nel 2015 gli Obiettivi di sviluppo del Millennio per la salute fissati dall'Onu, che stabiliscono la riduzione dei tassi di mortalità infantile e materna e il blocco delle pandemie di Aids, tubercolosi e malaria''. Per migliorare quindi l'efficacia degli aiuti, la rete di Ong ha stilato otto semplici raccomandazioni. ''Bisogna puntare - spiega Colombo - soprattutto sulla continuità del flusso dei finanziamenti, sulle risorse umane nel settore sanitario e sulla coordinazione tra i paesi donatori''. Dello stesso parere e' anche Raffaele Salinari, il medico che ha coordinato la ricerca in Italia: ''In questo periodo storico stiamo vivendo una nazionalizzazione degli aiuti per lo sviluppo. Noi invece vogliamo fare lobby a livello europeo proprio per 'costruire' l'Europa e riconfigurare uno spazio di aiuto pubblico europeo''.

Codice Iban: lavori in corso anche all’Enpam
18-06-2008
C’è una rivoluzione in atto in tutti i pagamenti tramite banca, e quindi anche per i pagamenti delle pensioni Enpam: si chiama Iban.

Il codice IBAN (International Bank Account Number) è definito a livello internazionale e consiste in:
• 2 lettere rappresentanti la nazione (IT per l’Italia)
• 2 cifre di controllo
• il codice BBAN nazionale.

Quindi per l'Italia il codice IBAN è lungo 27 caratteri. L'IBAN è dedotto dal numero di conto corrente interno della banca e identifica univocamente un conto corrente a livello mondiale.
IBAN
Sigla internazionale
secondo lo standard
ISO 3166 Numeri
di controllo BBAN (italiano)
CIN ABI CAB Numero di conto
corrente
IT 02 L 12345 12345 123456789012
Partendo dagli esempi BBAN e IBAN qui sopra si ottiene il codice IBAN: IT02 L123 4512 3451 2345 6789 012.

Dal 1° gennaio 2008 l’uso dell'IBAN è diventato obbligatorio per i bonifici nazionali (in sostituzione delle coordinate bancarie ABI, CAB e numero di conto) e per quelli diretti nell'area SEPA (Area Unica dei Pagamenti in Euro).

I bonifici disposti senza indicazione del codice IBAN sono stati accettati fino al 1° giugno 2008 senza ulteriori costi. Successivamente, per i bonifici privi di codice IBAN sono previsti tempi di esecuzione e costi maggiori.

Per favorire il cambiamento e per evitare disagi, è stata sviluppata una procedura elettronica interbancaria che sostituisce in automatico le vecchie coordinate con l’IBAN, anche negli archivi degli Enti pensionistici quali l’ENPAM.

In questo modo non sarà compromessa la puntuale esecuzione dei pagamenti dei ratei pensionistici né è posto alcun adempimento in capo ai pensionati della Fondazione.

Conseguentemente, sono tenuti a comunicare tempestivamente il nuovo codice IBAN solo gli iscritti che, dopo il 1° gennaio 2008, hanno visto variare le proprie coordinate bancarie a seguito di fusioni tra diversi Istituti di Credito ovvero gli iscritti che chiedono l’accreditamento della pensione su un conto corrente bancario diverso da quello a suo tempo indicato.

Esclusivamente in questi casi, perciò, il nuovo Codice Iban dovrà essere inoltrato all’Ente, a mezzo posta e/o a mezzo fax ai seguenti numeri 06/48294715 – 06/48294717.

Allo stato, su circa 80.000 pensionati Enpam ve ne sono ancora circa 16.000 per i quali non è ancora disponibile un valido codice Iban. Gli Uffici del Servizio Prestazioni del Fondo Generale stanno procedendo a tappe forzate per inserire i codici già inviati dagli interessati e per reperire direttamente dagli Istituti bancari i dati tuttora assenti. Il primo pagamento delle pensioni Enpam con codice Iban sarà effettuato dall’Ente con il rateo di luglio 2008.
 

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