Il richiamo per il morbillo non è ritenuto necessario: casi in aumento

Infettivologia | Redazione DottNet | 23/11/2014 16:47

Il Richiamo per il vaccino contro il morbillo? "Molti genitori non lo ritengono necessario, inoltre i dati nazionali sulla copertura vaccinale per la seconda dose di vaccino sono incompleti e, laddove disponibili, mostrano percentuali inferiori alla prima. Eppure l'8% dei contagiati tra 1 luglio 2013 e 30 giugno 2014 in Europa, lo è stato perché ha effettuato una sola dose di vaccino".

E' l'allarme che arriva da Susanna Esposito, presidente della Commissione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'eliminazione di morbillo e rosolia, intervenuta al Congresso Nazionale SIRP (Società Italiana di Ricerca Pediatrica) a Chieti. La vaccinazione trivalente contro morbillo-parotite-rosolia è stata inclusa nel 1999 nel calendario nazionale delle vaccinazioni raccomandate, ma l'adesione non raggiunge gli obiettivi previsti. "Sulla prima dose di vaccino, abbiamo coperture pari all'88%, ben al di sotto dei valori superiori al 95% richiesti dall'OMS. E la percentuale scende ancor di più per la seconda dose, per cui i dati disponibili mostrano coperture di circa l'83%", sottolinea Esposito.

 

In base a quelli relativi al 2011 e diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità, solo il 28% delle Asl italiane aveva raggiunto l'obiettivo di copertura per la prima dose e meno del 5% per la seconda. "L'efficacia della prima dose del vaccino - spiega - che va effettuata tra il 12° e il 15° mese di vita, è del 95% e in chi risponde alla vaccinazione la protezione è garantita per 5-10 anni. La somministrazione della seconda dose, che è raccomandata all'età di 5-6 anni, porta l'efficacia al 99%, permette di mantenere titoli anticorpali protettivi e stimola una memoria immunologica. Ma spesso viene trascurata pensando che basti una dose sola".

 

Come fare dunque? Servono "più campagne informative e maggiore investimento sulle strategie di richiamo per sensibilizzare i genitori anche degli adolescenti e ricordare loro che il morbillo, lungi dall'essere innocuo, può associarsi a morte o esiti permanenti". In Italia i contagiati "sono già arrivati a 1566 da gennaio a fine settembre 2014 e il 20% dei casi registrati nel 2013 ha avuto complicanze di tipo neurologico, come encefalite, o respiratorie, come polmoniti". Tra le Regioni che registrano più casi, la Liguria con 12,2 per 100.000 abitanti, seguita da Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna, anche se "l'incidenza è collegata anche alla modalità di sorveglianza e molti sono i casi che non vengono notificati dal medico alla Asl". L'appello è quindi alla politica: "E' fondamentale che in Italia la classe politica dimostri con i fatti - conclude Esposito - il reale interesse per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall'OMS e condivisi dalle autorità sanitarie di tutto il mondo".

 

 

Fonte: sirp

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