Microfocolaio neoplastico

Andrea Militello | 13/03/2015 10:37

Il microfocolaio neoplastico bioptico è caratterizzato da una lunghezza compresa tra 0,5-2 mm o da una percentuale di tumore <5%* in presenza di un GS 6.

L'introduzione clinica della Biopsia a Saturazione ha indotto un aumento significativo dell'incidenza di microfocolaio; i risultati dello studio Europeo: European randomized study of screening for prostate cancer (ERSPC) hanno, altresì, evidenziato un'incidenza del 29% di microfocolaio neoplastico nei pazienti sottoposti a secondo screening.

L'incidenza di iCaP all'esame istologico definitivo è compresa tra il 5,8% e il 14%**.

Poiché la presenza di un microfocolaio non sempre è indicativa di iCaP, nella scelta dell'approccio terapeutico corretto è necessario prendere in considerazione altri parametri clinici.

In conclusione, lo screening e i protocolli di diagnosi precoce per CaP hanno aumentato in modo drastico il numero di agobiopsie prostatiche e con esse le diagnosi istologiche dubbie, pertanto appare necessaria la collaborazione con centri di riferimento specializzati in uro-patologi.

Nasce da questa difficoltà anche l’istituzione di prostate unit che permettono di accompagnare il paziente in un percorso diagnostico e terapeutico integrando le conoscenze di Urologi/Patologi/Radiologi/Oncologi  e avvalendosi delle più moderne tecniche di diagnostica.

Prospettive presenti e future

Ma cosa ci offre il presente?

Abbiamo modo di affrontare una biospia o un iter diagnostico senza il timore che il risultato negativo (quindi a nostro favore) sia solo un falso negativo?

Possiamo avere la certezza che anche un piccolo focolaio venga subito individuato?

I progressi della tecnologia aprono nuove prospettive ai fini dell'ottimizzazione della procedura bioptica. Oltre all'evoluzione della metodica ultrasonografica, caratterizzata dall'utilizzo dell'elastosonografia e dell'ecografica transrettale (TRUS) in 3 e 4 D, negli ultimi anni sono stati riportati interessanti risultati in merito all'utilizzo della RM con bobina endorettale e della cosiddetta transrectal ultrasound-magnetic resonance imaging (TRUS-MRI) fusion, al fine di identificare zone sospette per CaP e praticare prelievi bioptici selettivi nei pazienti con ripetuti set bioptici negativi.

L'elastosonografia si basa sulla valutazione dei tessuti per mezzo di una sonda ecografica transrettale che misura l'elasticità della ghiandola raffigurandola me¬diante una scala cromatica (il blu indica un tessuto di aumentata consistenza) o dei grigi.

Alcuni autori, però, sottolineano i limiti della tecnica: procedura e modalità di rilevamento del segnale operatore-dipendente, elevata frequenza di falsi positivi (calcificazioni, fibrosi, noduli di ipertrofia prostatica) e scarsa accuratezza nella valutazione dei tessuti profondi (ZT).

RMN multiparametrica

Gli ultimi anni hanno dimostrato l’enorme potenzialità della RMN nella diagnostica del tumore prostatico. La possibilità di usare magneti più potenti, il miglioramento della risoluzione dell’immagine, stanno proiettando la RMN al primo posto nella diagnostica del Ca Prostatico.

In ogni caso l’uso di magnete a 3T, bobina addominale, studio multiparametrico abbinati a biopsia mirata hanno permesso di diagnosticare il doppio dei tumori diagnosticati con la tradizionale biopsia eco guidata. Spesso la RMN permette di individuare zone neoplastiche che erano sfuggite a biopsie e rebiopsie precedenti.

La Risonanza Magnetica Multiparametrica ha infatti una sensibilità molto elevata, in grado di identificare tumori della prostata anche di piccole dimensioni, e offre all’urologo uno strumento fondamentale nella diagnostica. L’attuale orientamento è quello di utilizzare la RMP ( Risonanza Magnetica Prostatica) nella biopsia della prostata, sostituendosi all’ecografia. Il vantaggio innegabile è la possibilità di eseguire un prelievo mirato e non più su mappaggio alla cieca. I vantaggi immediati sono innanzitutto proprio il numero dei prelievi, che non è più di 12/24 , ma bensì di 1 o 2.

Concludendo

Per più di cento anni l’esplorazione rettale è stato l’unico strumento che avevamo a disposizione per eseguire la biopsia prostatica e quindi porre diagnosi di carcinoma prostatico.

Negli anni ‘80 l’introduzione dell’ecografia ha permesso di eseguire la biopsia eco guidata, che spesso risulterà però essere un mappaggio più che una biopsia mirata.

L’avvento della Risonanza Magnetica Multiparametrica sta veramente cambiando le prospettive diagnostiche e terapeutiche del carcinoma prostatico.

Bibliografia:

1- NMR Biomed. 2014 Jan;27(1):3-15. doi: 10.1002/nbm.3002. Epub 2013 Sep 3. Prostate cancer detection and diagnosis: the role of MR and its comparison with other diagnostic modalities--a radiologist's perspective. Penzkofer T1, Tempany-Afdhal CM.

2- Urol Int. 2011;86(4):373-82. doi: 10.1159/000324515. Epub 2011 Mar 2. Imaging in prostate cancer diagnosis: present role and future perspectives. Pinto F1, Totaro A, Calarco A, Sacco E, Volpe A, Racioppi M, D'Addessi A, Gulino G, Bassi P.