Ebola, in Italia il medico contagiato. Il protocollo del Ministero

Infettivologia | Redazione DottNet | 24/11/2014 19:38

Sarà un Boeing 767 dell'Aeronautica Militare opportunamente modificato a riportare in patria il medico italiano di Emergency contagiato dal virus Ebola. Il KC 767 A atterrerà all'aeroporto militare di Pratica di Mare alle prime ore di stamani, in una missione i cui minimi dettagli sono stati provati diverse volte nelle ultime settimane in esercitazioni dedicate.

Dal rientro in Italia con un volo speciale alle regole ferree previste per le strutture di degenza ed il personale medico per l'assistenza. Le procedure da adottare per la gestione di casi confermati di malattia da virus Ebola sono previste da un protocollo del ministero della Salute che, aggiornato allo scorso ottobre, in merito alle misure in presenza di un caso confermato rimanda alle indicazioni della circolare ministeriale del 2006 'Febbri emorragiche virali: raccomandazioni e indicazioni sul trasporto'.

 

Tale circolare indica, per la gestione clinica dei casi, la possibilità di ricovero sia presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive L. Spallanzani di Roma che presso l'Azienda Ospedaliera L. Sacco di Milano. Per i casi confermati, si legge nella circolare, ''il rientro dovrà avvenire utilizzando un volo speciale, con aeromobile dotato di isolatore''. All'arrivo, il paziente sarà ricoverato ''presso una struttura ospedaliera dotata di reparto ad alto isolamento e laboratorio BL3-4 (Biosafety Level3-4''. L'evacuazione aeromedica, si precisa, ''sarà a cura dell'Unità di isolamento aeromedico dell'Aeronautica militare italiana costituita da personale qualificato all'uso degli isolatori ATI (Aircraft Transit Isolators)''.

 

Inoltre, all'arrivo in aeroporto in Italia, ''il trasporto del paziente in costante isolamento sarà coordinato con l'ospedale di riferimento specializzato in malattie infettive che riceverà il paziente in cura''. Precisi anche i requisiti richiesti alle strutture deputate ad accogliere i pazienti con virus Ebola o altri tipi di febbri emorragiche virali (Fev): ''L'unità destinata all'isolamento dei pazienti con Fev accertata o sospetta - stabilisce il ministero - deve essere costituita da più stanze singole, dotate di servizi igienici e con interfono per le comunicazioni con l'ambiente esterno'' e ''gli operatori dovranno entrare nella zona di isolamento indossando adeguati dispositivi di protezione individuale (Dpi). All'interno di tali unità dovranno essere predisposti locali da adibire a spogliatoio per il personale con docce e lavandini per il lavaggio delle mani''.

 

Nelle stanze per i pazienti sono inoltre previsti particolari sistemi monitorati di ventilazione e sistemi di filtrazione dell'aria in uscita. Quanto al personale, ''l'assistenza ai soggetti in isolamento - si precisa nella circolare - sarà preferibilmente affidata ad un selezionato gruppo di personale, ben istruito e addestrato sulle tecniche dell'isolamento necessarie sull'utilizzo dei Dpi e sulla necessità di un rispetto scrupoloso delle norme di comportamento''. Ed ancora: ''Il personale non dovrà prestare contemporaneamente servizio in altri reparti''. Il ministero precisa inoltre che ''non sono necessarie misure contumaciali per il personale di assistenza se vengono seguite tutte le precauzioni''. Il personale di assistenza e il personale di laboratorio che ha esaminato i campioni biologici, tuttavia, ''devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria''.

 

Sono due, in Italia, i centri di riferimento per rispondere alle emergenze sanitarie di natura infettiva come Ebola. Si tratta dell'Istituto nazionale per le malattie infettive 'Spallanzani' di Roma, dove in nottata arriverà il primo paziente italiano risultato positivo al virus, e dell'ospedale 'Luigi Sacco' di Milano, che in questi ultimi mesi ha gestito diversi casi sospetti. "Lo Spallanzani - si sottolinea nello stesso ospedale - assiste i pazienti, effettua diagnostiche, ha l'unico laboratorio di massimo livello di protezione certificato e approvato dal ministero della Salute sul territorio nazionale. Quindi e' pronto a rispondere a qualsiasi emergenza".

 

Insomma, "le infezioni girano, esistono le malattie tropicali cosi' come le malattie da importazione, le puo' portare un turista che torna da un Paese estero esattamente come le possono portare gli immigrati. Il sistema nazionale pero' e' allenato per rispondere alle emergenze". Al 'Sacco' di Milano sono circa 50 i medici e 80 gli infermieri in formazione continua e a rotazione presso l'ospedale Sacco di Milano, su come gestire i pazienti e proteggersi dal virus. A spiegarlo e' Giuliano Rizzardini, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'ospedale: ''essendo un centro di riferimento non possiamo farci trovare impreparati e la formazione non si ferma mai, anche con casi simulati''. Ma quali le attrezzature che ha disposizione il Sacco per trattare un eventuale caso di Ebola? ''Siamo dotati di stanze e laboratori 'blindati', con percorsi di entrata e uscita separati e grado di sicurezza 4, che e' il massimo''. La base e' tenere ovviamente isolato il paziente.

 

Pur non avendo il record di casi, che per il momento è della Liberia, la Sierra Leone, dove è stato contagiato il medico di Emergency, è il paese dove l'epidemia in questo periodo sta colpendo più duramente. Secondo l'ultimo bollettino dell'Oms, che segna oltre 15350 casi con 5459 morti, se negli altri due paesi c'è qualche segno di rallentamento del virus nell'ex colonia britannica invece i casi sono in continuo aumento. Particolarmente alto, sottolinea l'agenzia Onu, è il tributo tra gli operatori sanitari. Dall'inizio dell'epidemia in questa categoria si contano 588 contagiati (589 se si aggiunge l'operatore italiano), con 337 morti.

 

 

Fonte: ansa

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