Il contributo degli specialisti ambulatoriali: una valida opportunità

Redazione DottNet | 26/11/2014 15:32

Era l’anno 2000 quando i primi specialisti ambulatoriali interni entrarono a prestare la propria opera professionale nelle strutture ospedaliere dell’allora ASL Napoli 1.

Da allora il fenomeno si è allargato non solo alle altre ASL della provincia di Napoli con presidi ospedalieri, ma anche alle ASL campane e alle Aziende Ospedaliere e Universitarie. A circa quindici anni dal primo ingresso degli specialisti in queste strutture, cosa che in controtendenza ha consentito a tanti giovani medici di potere esercitare la loro professione nella regione di appartenenza, è necessario fare il punto della situazione.

È giunto il momento di riconoscere il giusto valore a un fenomeno che, cresciuto in maniera rilevante, è diventato fondamentale per la corretta ed efficace attività delle strutture, permettendo una valida assistenza ai cittadini campani sopperendo anche alle carenze di organico sopraggiunte.

Nell’ambito del convegno “Il contributo degli specialisti ambulatoriali alla rete ospedaliera della Campania: oggi una valida opportunità. Il futuro?” abbiamo chiesto al Dott. Peperoni – Segretario Provinciale SUMAI – di rispondere alle nostre domande.

Il cittadino è alle prese con una Sanità pubblica sempre più costosa. Secondo lei privato e SSN possono convivere e come?

Noi non abbiamo difficoltà a dire che il privato possa convivere con il pubblico, ma il problema è che bisognerebbe combattere ad armi pari. Non è possibile che il privato abbia una gestione autonoma e poi sia rimborsato solo in seguito; mentre il pubblico sia soggetto a una serie di procedure, che non gli consentono l’elasticità e l’opportunità che, invece, ha il privato. Quindi, la coesistenza tra pubblico e privato può esistere, ma in realtà è fondamentale capire il ruolo futuro dei nostri ospedali, affrontare la carenza di personale. In sostanza si tratta di porsi il problema di proiettarsi nel futuro della sanità.

In questo scenario il SUMAI è sempre presente, quindi quali sono gli obiettivi prossimi?

Tra i prossimi obiettivi c’è cercare di arginare le postille scaturite da i decreti commissariali degli ultimi anni. L’ultimo riguarda è il presunto risparmio del 2% che la Regione ha imposto all’ASL Napoli 1; questo vieta ai colleghi specialisti di effettuare visite domiciliari e di essere sostituiti. Ciò implicherebbe che la fascia di popolazione più debole, non riceverebbe adeguata assistenza. Per questa ragione il SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana) si pone l’obiettivo di favorire l’equilibrio tra ospedale e territorio. Nel momento in cui il territorio perde degli strumenti preziosi, l’intera popolazione è costretta a riversarsi in ospedale. La questione diventa evidente se si parla di lungodegenti cronici; i quali hanno bisogno di ricevere cure costanti. Se non possono riceverle a casa, i pazienti sono costretti a spostarsi in ospedale. A questo punto emergono, con evidenza, tutte le problematiche relative all’assistenza ospedaliera in senso lato.