
La fibrillazione atriale comporta il malfunzionamento delle camere superiori ed inferiori del cuore, le quali non battono in modo sincrono. a causa di tale malfunzionamento, il cuore non riesce a svolgere correttamente le sue normali funzioni: gli atri si contraggono rapidamente e caoticamente, favorendo la formazione di coaguli di sangue, mentre i ventricoli si riempiono con meno sangue, e lavorano meno efficacemente determinando una perdita di funzionalità cardiaca.
Il 70% dei pazienti percepisce la fibrillazione atriale come un battito cardiaco veloce e irregolare, mentre nel 30% dei casi i sintomi sono sfumati o non ci sono. «La fibrillazione atriale è la causa di un terzo degli ictus in tutto il mondo - ha spiegato Fiorenzo Gaita, direttore del reparto di Cardiologia Universitaria dell'Ospedale Molinette di Torino - e i pazienti affetti hanno un rischio di ictus 5 volte maggiore, nonché un aumento del rischio di scompenso cardiaco e di morte cardiaca improvvisa rispetto a chi non ne soffre».
Uno studio condotto dal gruppo di Gaita, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, «Dimostra che non solo la fibrillazione atriale è causa di ictus - continua - ma anche di eventi ischemici cerebrali silenti, che riducono la capacità cognitiva dei pazienti con fibrillazione atriale rispetto a quelli con ritmo sinusale».
I primi episodi di fibrillazione atriale durano poco e si risolvono spontaneamente. Con il progredire della malattia però, aumentano frequenza e durata. La diagnosi spesso non avviene nelle prime fasi della malattia, ma solo quando gli episodi hanno durata giornaliera e sono documentabili con l'elettrocardiogramma.
Per ridurre il rischio di ictus e l'affaticamento del cuore è fondamentale una diagnosi precoce.

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