Sondaggio Simg, in 9 anni è aumentato il carico di lavoro degli Mmg

Medicina Generale | Redazione DottNet | 01/12/2014 19:35

In 9 anni è aumentato in maniera significativa il carico di lavoro dei medici di famiglia italiani. Se nel 2005 il numero medio di contatti all’anno per paziente era di 6,9, nel 2013 è salito a 8,1, che equivale a circa 35 visite al giorno. Chi va dal medico di medicina generale è soprattutto donna, ma non dai 75 anni in poi, quando a prevalere sono gli uomini. Sono i dati principali contenuti nell’VIII Report Health Search della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), presentato oggi a Firenze al 31° Congresso nazionale della Società scientifica.

La ricerca ha coinvolto 900 camici bianchi che hanno consentito di aggregare i dati di oltre 1 milione e 200mila italiani. “Health Search – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG – è uno strumento che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura, essenziale per favorire la Clinical Governance del sistema. Per contatti medico-paziente si intendono le visite ambulatoriali che terminano con la registrazione di una diagnosi, di una prescrizione farmaceutica, di un’indagine diagnostico-strumentale o di qualunque altro intervento registrato nella cartella clinica informatizzata”. Tra malattie che hanno generato il maggior numero di contatti, l’ipertensione non complicata è quella maggiormente rappresentata (15,2% dei contatti totali nel 2013), seguita dal diabete mellito di tipo II (5,4%) e dalla dislipidemia (3,8%).

Considerando le differenze di genere, si nota che il carico di lavoro legato alla depressione e all’osteoporosi è maggiore per le donne, mentre quello dovuto alle malattie ischemiche del cuore è superiore per gli uomini. “È cruciale – spiega il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG – mantenere attivi punti di osservazione che consentano di misurare l’attività dei medici di famiglia. L’analisi del carico di lavoro, presente nei Report Health Search a partire dal 2010, riscuote grande interesse sia tra i medici di medicina generale che tra gli esperti di politica sanitaria. Queste analisi hanno fornito un dato oggettivo sul costante incremento nel numero di contatti per paziente, che rappresenta una delle principali cause dell’aumento dello stress lavorativo, con potenziali conseguenze anche sulla qualità dell’assistenza”. Il carico di lavoro legato alle prescrizioni farmaceutiche è diminuito leggermente negli anni, andando da 72,5 richieste di prescrizione su 100 contatti nel 2005 a 71,4/100 nel 2013; al contrario, si nota un aumento delle richieste di indagini diagnostico-strumentali e di laboratorio (da 26,5/100 contatti nel 2005 a 28,1/100 nel 2013) e delle richieste di visite specialistiche e di ricovero (da 13,8/100 contatti nel 2005 a 14,6/100 nel 2013). 

Nel Report è stimato il numero medio di visite annuali che il medico effettua per la gestione di una determinata patologia (contatti/paziente/anno). I risultati di questa analisi mostrano che nel 2013 le patologie che hanno richiesto più di 5 contatti/paziente/anno sono, nell’ordine: malattie ischemiche del cuore (8,55), morbo di Parkinson (7,79), diabete mellito di tipo II (7,65), fibrillazione atriale (7,54), diabete mellito di tipo I (7,11), ipertensione non complicata (6,89), scompenso cardiaco congestizio (6,32), disturbi neurologici (5,40), ipertensione complicata (5,09), disturbi dell’umore (5,06). Dai dati riportati nell’VIII Rapporto emerge un trend crescente nella prevalenza dell’ipertensione arteriosa che varia dal 21% del 2005 al 26,7% del 2013, con stime sensibilmente maggiori nelle donne rispetto agli uomini.

Dalle analisi effettuate, si registra per molte patologie un costante aumento di prevalenza, determinato da vari fattori, compresa la capacità del medico di famiglia di diagnosi anticipate, in presenza di sintomi precoci. Oltre all’ipertensione, nel corso degli anni 2005-2013 l’ictus ischemico è passato dal 2,2% al 3,8%, le malattie ischemiche del cuore dal 3,5% al 4,1%, il diabete mellito di tipo II dal 5,9% al 7,7%, la BPCO dal 2,5% al 3%, l’asma dal 3,6% al 6,9%, la depressione dal 3,4% al 45,5%, l’artrosi dal 14,1% al 17,4%, la demenza dall’1,3% al 2,5%, l’ipertrofia prostatica benigna dal 9,7% al 14% e la malattia da reflusso gastroesofageo dal 6,2% al 15,3%. Se il diabete mellito di tipo II è in crescita soprattutto nei maschi, l’asma fa registrare un aumento maggiore nelle donne.


 

Fonte: simg

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