Abi, bancomat per detrarre le spese sanitarie. Dipendenti tartassati

Redazione DottNet | 02/12/2014 21:16

Per limitare l'evasione fiscale non mancano le proposte. Quella che ha suscitato più interesse ai piani alti del Governo arriva dall'Abi che suggerisce di utilizzare la ricevuta del bancomat per detrarre le spese sanitarie dal fisco. Con questo sistema i pazienti obbligherebbero i medici ad accettare il pagamento col Pos riducendo così l'evasione fiscale da parte della categoria. Intanto la Corte dei Conti denuncia che restano i lavoratori dipendenti i più penalizzati dalla tassazione, Irpef in particolare.

Il sistema di obblighi e sanzioni non funziona per diminuire l'eccesso di contante che rende anomalo il nostro paese ma per la diffusione della moneta elettronica occorre "un sistema di incentivi che faccia leva sul contrasto di interessi rendendo valido ai fini fiscali, ad esempio, la sola ricevuta del Pos del pagobancomat o della carta di credito per scaricare le spese sanitarie con il fisco". L'idea arriva dal direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini che ritiene sia questa la strada da perseguire per "modernizzare il paese", e rimuovere gli argomenti di quei soggetti interessati all'uso del contante "i quali poi di fronte a obblighi normativi sull'uso degli strumenti elettronici parlano di 'regali alle banche'". Chiaro il riferimento ai professionisti e agli artigiani che hanno appunto parlato come di un favore alle banche l'introduzione del Pos.

 

Il sommerso, in termini di valore non dichiarato, riguarda principalmente studi legali, avvocati e notai (35,8%), oltre a medici e dentisti (7,4%). Da una parte le parcelle non fatturate, spesso pagate cash. Dall'altra, interi piani tariffari che possono essere declinati secondo il doppio binario: migliaia di euro con regolare fattura, oppure migliaia di euro, ma un pò di meno, con una qualche fattura ogni tanto.

 

I lavoratori dipendenti calano (11,4 milioni quelli nelle imprese nel 2013 con un calo occupazionale del 2,3%, dice Istat) ma devono sopportare un carico fiscale enorme: l'81% dell'Irpef arriva infatti dalle loro tasche e da quelle dei pensionati. Una ''sperequazione grave'' dice la Corte dei Conti nell'ultima relazione sulla tax compliance, cioè la (scarsa in Italia) propensione a fare autonomamente il proprio dovere fiscale.

 

Plaudono i sindacati con Cgil, Cisl e Uil che ribadiscono come ormai il sistema, con una situazione diventata ''desolante'', sia diventato intollerabile e vada quindi immediatamente riformato. L'analisi della magistratura contabile è 'pesante': il funzionamento del sistema fiscale italiano ''si è sensibilmente discostato dal modello teorico, producendo un'ingiustificata grave sperequazione tra il livello di contribuzione del lavoro dipendente e di pensione e quello derivante dallo svolgimento di attività economiche indipendenti''. La percentuale è enorme: ''la rilevanza dello scostamento - dice la Corte - è particolarmente evidente con riguardo all'Irpef, per la quale le ritenute effettuate dai sostituti d'imposta sui redditi di lavoro dipendente e di pensione costituiscono nel 2013 oltre il 79% del gettito totale derivante da adempimento spontaneo e l'Irpef dichiarata per il 2011 deriva per l'81,4% da contribuenti il cui reddito prevalente è di lavoro dipendente o di pensione''.

 

Ma c'è un dato ancora più inquietante. Ed è legato all'evasione: ''l'evasore fiscale, infatti, riesce spesso a collocarsi in posizione reddituale utile per conseguire, in aggiunta ai frutti diretti dell'evasione, anche i benefici dello stato sociale''. Cioè non solo dipendenti e pensionati pagano tutto. Ma lo fanno anche per tutti. Evasori inclusi. Evasori a carico dei quali il 'conto' è assai lieve: ''sugli oltre 200 miliardi di maggiori entrate attese per il periodo 2006-2011, la quota intestata a misure di contrasto all'evasione è pari al 35,5%''. Per i sindacati l'analisi della Corte dei Conti è un 'invito a nozze': ''abbiamo bisogno - ha detto il numero uno della Cgil Susanna Camusso - di un serio e ordinato sistema fiscale, di semplificazione sulle imposte da pagare e di progressività. Questi dati dimostrano che la progressività è al contrario. Dovrebbero dire al Governo di cambiare passo e di mettere il contrasto all'evasione al centro''. Le tasse in Italia - dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ''sono costrette a pagarli sino all'ultimo euro solo i lavoratori dipendenti e i pensionati. La riforma fiscale è urgente''. Il sistema fiscale - rincara Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl - ''va profondamente cambiato perché non rispetta più i principi costituzionali dell'equità e della progressività. A pagare - ha accusato - sono sempre i soliti noti: i lavoratori dipendenti e i pensionati. Il livello di evasione e di elusione fiscale è oggi scandaloso: 120 miliardi di euro all'anno''.

 

Insomma la situazione oltre ad essere ''desolante'' inizia ad essere anche gravissima. Il Cerved segnala un nuovo record negativo per i fallimenti: tra luglio e settembre hanno aperto una procedura fallimentare 3.000 imprese (+14,1%) in Italia. Dall'inizio dell'anno le chiusure aziendali sono 11.000: è la prima volta nel decennio che viene superata soglia 10.000 già a settembre. E Istat dice: nel 2013 le imprese sono 1.583.375 con un calo del numero di imprese con dipendenti del 3,7%.

 

 

fonte: abi, ansa

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