Scoperto il segreto della vita artificiale

Medicina Generale | Redazione DottNet | 05/12/2008 18:18

La vita artificiale diventa più ''facile'': per la prima volta 25 frammenti del Dna di un batterio sono stati assemblati ''in un colpo'' grazie a fabbrica molto particolare, basata su cellule di lievito.

La tecnica è stata messa a punto negli Stati Uniti, nel laboratorio del ''papa''' delle ricerche sulla vita artificiale, Craig Venter. La fabbrica della vita sintetica promette adesso non solo di accelerare le ricerche in questo campo, ma potrebbe diventare in futuro un mezzo efficiente per produrre biocarburanti e sostanze biochimiche. Il primo assemblaggio rapido del Dna di un batterio per mezzo del lievito è stato ottenuto nel Craig Venter Institute (Jcvi) ed è pubblicato nell'edizione online della rivista dell' Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas. Poco meno di un anno fa lo stesso Venter aveva annunciato di avere costruito in laboratorio porzioni del Dna del batterio Mycoplasma genitalium, il microrganismo sul quale da anni si concentra l'attenzione del gruppo americano come possibile modello della vita artificiale. Adesso il suo laboratorio, con Daniel Gibson, ha assemblato l'intero genoma del Mycoplasma genitalium in un solo passaggio. La ricerca è stata finanziata dall'azienda Synthetic Genomics (Sgi). Le 582.970 lettere biochimiche che scrivono il Dna del batterio erano state prodotte artificialmente da Venter nel gennaio scorso. Se il materiale occorrente per costruire un batterio era pronto, restava però il problema dei lunghissimi tempi necessari per assemblarlo: con gli strumenti finora a disposizione dei laboratori ci sarebbero voluti anni. Il processo, inoltre, era anche noioso: il batterio Escherichia coli veniva utilizzato come fabbrica naturale per clonare e quindi riprodurre, uno alla volta, i singoli segmenti di Dna da assemblare. Poi, a causa delle difficoltà dell'E.coli nel riprodurre segmenti di Dna di grandi dimensioni, i ricercatori hanno provato a usare un lievito, il Saccharomyces cerevisiae. Un'idea che si è rivelata buona, tanto da suggerire l'idea di abbandonare il procedimento di produzione dei segmenti di Dna per tappe successive e di introdurre, tutti in una volta, segmenti relativamente piccoli (da 17.000 a 35.000 paia di basi) del Dna del Mycoplasma genitalium all'interno delle cellule di lievito. Numerosi esperimenti fatti successivamente hanno permesso di verificare che tutti e 25 i frammenti del Dna sintetico erano stati effettivamente assemblati. ''Siamo stupiti dalla capacità del lievito di prendere simultaneamente così tanti frammenti di Dna e di assemblarli in interi genomi'', osserva Gibson. ''E' una via che permetterà di accelerare il progresso nell'applicazione della genomica sintetica''. Usare il lievito come fabbrica di vita artificiale si è rivelata, quindi, una strada vincente. Al punto che i ricercatori del Craig Venter Institute sono decisi a seguirla ancora, per esempio per produrre in questo modo biocarburanti.

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