Censis, la diagnosi corre sul web. Imposte in aumento

Redazione DottNet | 05/12/2014 21:21

Gli italiani sempre più in difficoltà si affidano al web: ultima spiaggia per confrontare, risparmiare, ma anche per avere una diagnosi da poter discutere poi col proprio medico. Ma il quadro del Censis non finisce qui: dà un'immagine del Paese poco rassicurante, con una popolazione che ha paura di spendere e che si limita in tutto, anche nelle spese sanitarie. Col rischio che le imposte entro due anni aumenteranno ancora.

In Italia c'è capitale, ce n'è anche "tanto". Il problema è che non viene usato. I risparmi delle famiglie rimangono nel cassetto, 8 milioni di persone, soprattutto i giovani, non si trasformano in energia lavorativa e il "ricco" patrimonio culturale non riesce a produrre valore. Di fondo, mancano le aspettative. Gli italiani "soli" e "narcisi" del "selfie" si sentono vulnerabili, il 60% pensa che da un momento all'altro chiunque potrebbe finire in povertà. Per questo prevale la filosofia dell'"attendismo cinico" (per cui non si investe e non si consuma) e del "bado solo a me stesso". E' un'Italia ancora incerta quella che emerge dal Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014 del Censis. Gli effetti della crisi si fanno ancora sentire: aumentano le famiglie a "consumo zero" (tagli su pranzi e cene fuori e viaggi in auto), aumentano le diseguaglianze, c'è meno integrazione, il ceto medio si corrode, con "rischio di tensioni se si rompe l'equilibrio", e nascono meno figli.

 

CON SPENDING REVIEW DISPARITA' DI CURA - Per la metà degli italiani (50,2%) le politiche di contenimento del deficit degli ultimi anni (manovre sulla sanità, spending review e Piani di rientro) hanno aumentato le disparità nelle opportunità di cura.

 

E-HEALTH, BOOM DELLA MEDICINA ONLINE - La pratica dell'e-health e' sempre più diffusa in Italia: sono ormai il 41,7% gli italiani (4 persone su 10) che cercano informazioni online sulla salute, con un'inevitabile cambiamento dei rapporti tra paziente e medico. Emerge dal rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014 del Censis. In molti casi (58,1%) si cercano sul web informazioni per capire meglio le indicazioni del proprio medico. Oppure si utilizza il web per verificare la sua diagnosi e le indicazioni (55,3%), mentre in altri casi si discute con il medico dei risultati delle proprie ricerche su internet (37,1%) o ancora gli si contesta l'esattezza di diagnosi e terapie in base a quanto si e' appreso sul web (20,5%). Accade anche che si intraprendano terapie grazie alle informazioni reperite su internet senza parlarne con il medico (18,8% dei casi). Nonostante grazie al web si venga a contatto con molte informazioni - avverte il Censis - la conoscenza sui temi sanitari non risulta però completamente adeguata, anche nei casi in cui ci sia un diretto coinvolgimento della persona nella ricerca in quanto paziente.

 

IN CASA PREVALE IL CASH DI TUTELA - Tra il 2007 e il 2013 tutte le voci delle attività finanziarie delle famiglie sono diminuite tranne i contanti e i depositi bancari (+4,9%). A giugno 2014 questi sono cresciuti fino a 1.219 miliardi di euro. I risparmi servono far fronte a possibili imprevisti (45% famiglie) o per sentirsi semplicemente le spalle coperte (36%).

 

POVERI GIOVANI, CAPITALE UMANO NON E' 'AGITO' - Sono quasi 8 milioni gli individui non utilizzati in Italia: 3 milioni di disoccupati, 1,8 mln di inattivi e 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare. Più penalizzati i giovani: i 15-34enni sono il 50,9% dei disoccupati totali.

 

SOS RAGAZZI, FAMIGLIE COSTRETTE AD AIUTARLI - Dei circa 4,7 milioni di giovani che vivono per conto proprio, oltre un milione non riesce ad arrivare a fine mese. Sono 2,4 milioni quelli che ricevono "regolarmente o di tanto in tanto" un aiuto economico dei propri genitori.

 

IMPRESE RESTIE SU ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO - Secondo i dirigenti scolastici, i percorsi di alternanza scuola-lavoro forniscono una maggiore conoscenza del mondo del lavoro (66,2%), anche in funzione orientativa per l'eventuale scelta di proseguire negli studi (47,3%), ma ci sono ancora difficoltà nel coinvolgere le aziende e il mondo del lavoro in genere (47%).

 

PATRIMONIO CULTURALE NON PRODUCE VALORE - Nel 2013 il settore della cultura, fa notare il Censis, "ha prodotto un valore aggiunto di 15,5 miliardi di euro (solo l'1,1% del totale del paese) contro i 35 miliardi della Germania e i 27 della Francia. La quinta destinazione turistica al mondo arranca anche sul piano dello sviluppo del patrimonio e il numero dei lavoratori (304 mila, l'1,3% degli occupati totali) è meno della metà di quello di Regno unito (755mila) e Germania (670mila).

 

CETO MEDIO CORROSO, TENSIONI IN PERIFERIE - L'Italia, si legge nel rapporto, "ha fatto della coesione sociale un valore e si è spesso ritenuto indenne dai rischi delle banlieue parigine", ma le problematicità ormai incancrenite di alcune zone urbane "non possono essere ridotte ad una semplice eccezione". Se si rompe l'equilibrio nelle periferie, ha affermato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, e si "va verso la preponderanza di stranieri, come è successo a Tor Sapienza, allora scatta la tensione". Se "invece si mantiene una giusta interazione, articolazione e distribuzione di realtà diverse, probabilmente la crisi non c'è".

 

POLITICA SIA ARTE DI GUIDA - E' l'auspicio di De Rita. La politica corre tre pericoli: "il secessionismo sommerso, il populismo e l'autoritarismo", deve riprendere la "sua funzione di promotore dell'interesse collettivo".

 

CARICO FISCALE IN AUMENTO - Il carico fiscale sui contribuenti italiani è destinato a salire nei prossimi anni. A dirlo la Cgia di Mestre, alla luce del dato della Banca d'Italia che ha indicato per l'anno scorso una pressione fiscale del 43,3%. Secondo le previsioni realizzate dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, ricorda la Cgia in una nota, la pressione fiscale salirà dal 43,3%, valore confermato anche per il 2014, al 43,6% previsto sia nel 2016 sia nel 2017.

 

"Un incremento - segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - riconducibile al progressivo aumento delle aliquote Iva che avrà inizio a partire dal 2016. Tuttavia, questo aumento di tassazione potrebbe essere evitato se il Governo riuscirà a tagliare la spesa pubblica di quasi 29 miliardi di euro". La Cgia rileva che per il 2016 il Governo Renzi dovrà razionalizzare la spesa per 16,8 miliardi di euro: l'importo di tale operazione salirà a 26,2 nel 2017 per toccare i 28,9 miliardi di euro nel 2018. Se questi risultati non saranno raggiunti, è previsto un aumento dell'aliquota Iva di 2 punti a partire dal primo gennaio del 2016, sia per quella attualmente al 10% sia per quella al 22%. Dal primo gennaio 2017 entrambe le aliquote subiranno un altro ritocco dell'uno per cento, mentre dal primo gennaio 2018 aumenterà di un altro 0,5 per cento solo quella più elevata. Alla fine del triennio 2016-2018, l'aliquota inferiore potrebbe arrivare al 13%, mentre l'altra al 25,5%.

 

Analogamente, se non verranno raggiunti gli obiettivi in termine di riduzione della spesa, dal primo gennaio 2018 scatterà un ulteriore aumento dell'accisa sui carburanti in misura tale da assicurare in quell'anno maggiori entrate nette per almeno 700 milioni di euro. "Il nostro Esecutivo - conclude Bortolussi - si è impegnato a rispettare i vincoli richiesti da Bruxelles attraverso il taglio della spesa pubblica. Diversamente, scatteranno automaticamente gli aumenti di imposta che garantiranno comunque i saldi di bilancio. In altre parole, se il Governo non riuscirà a tagliare gli sprechi e gli sperperi, a pagare il conto saranno ancora una volta gli italiani che subiranno l'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti".

 

 

Fonte: censis, cgia

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