Ssn, stipendi giù di 1000 euro. Rischio blocco contrattazione al 2018

Redazione DottNet | 08/12/2014 13:21

Buste paga più leggere per i travet e senza contare l'impatto dell'inflazione: tra il 2010 e il 2013, stando agli ultimi dati dell'Istat, i dipendenti pubblici hanno perso a testa quasi 600 euro. E per i dipendenti della sanità il taglio è stato ancora più pesante con quasi mille euro.

Il blocco della contrattazione, il congelamento dei tetti salariali e il freno al turnover hanno impedito ogni aumento. Ecco che chi ha lasciato la Pa, andando in pensione, in media poteva contare su stipendi più alti rispetto a quelli che sono rimasti a lavoro, subendo gli effetti della stretta retributiva. Così la cifra è progressivamente scesa, passando dai 34.662 del 2010 ai 34.079 euro lordi pro capite nel 2013. Viene fuori un ribasso di 583 euro.

 

Per quanto riguarda la sanità, nel 2010 risultavano 695.100 dipendenti in Asl, ospedali, Irccs e policlinici universitari che sono scesi a 672.900 nel 2013, con una perdita del 3,28%, pari a 22.800 posti di lavoro. Sul piano delle unità di personale la sanità, quindi, perde poco meno della media degli altri comparti in percentuale, ma perde molto di più sul piano delle retribuzioni anche perché la media degli stipnedi è ben più alta e quindi il calcolo va fatto in proporzione. Per cui in un comparto dove la retribuzione lorda ha oscillato dai 40.961 euro del 2010 ai 39.368 euro del 2013, il taglio – secondo i calcoli di QS - nel confronto tra i due anni è infatti di circa 1.000 euro pro capite (per la precisione 998), quasi il doppio di quella del complesso della PA.

Un rosso 'secco', risultato del semplice raffronto tra quanto intascato. In questo caso si parla di un calcolo in termini correnti, che non tiene conto dell'andamento dei prezzi, o meglio del loro contributo distinto. Se invece si considera l'inflazione a parte, depurando il dato dalla sua incidenza, allora si ha il dato reale, che misura la perdita di potere d'acquisto. Oggi il peso dei prezzi si sente meno, visto che si parla di deflazione, ma non è stato sempre così (1,5% nel 2010, 2,8% nel 2011, 3% nel 2012 e 1,2% nel 2013). La cura dimagrante si è fatta riflessa anche sul numero dei dipendenti pubblici, passati da 3 milioni 510 mila a 3 milioni 372 mila (-138 mila unità), sempre in base alle tavole pubblicate in settimana dall'Istat, che ha elaborato i dati sul conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche e i relativi aggregati in base alle nuove regole sulla contabilità.

 

L'Istituto di statistica ha aggiornato tutta la serie storica a partire dal 1995 e mai si era registrata una diminuzione delle retribuzioni lorde pro capite, sempre salite fino al 2010. Dopo di che solo contrazioni. Le cifre fanno quindi chiarezza, pur fermandosi al 2013 (nel 2014 il blocco della contrattazione è proseguito, ma sono arrivati anche gli 80euro di bonus), su un punto che ha scatenato le ire dei sindacati, con la proclamazione di scioperi proprio in questo mese: solo pubblico impiego per la Cisl, nella protesta già andata in scena il primo dicembre, e stop generale, di tutte le categorie, per Cgil e Uil, che si fermeranno il 12, venerdì prossimo.

 

Per il responsabile Settori Pubblici del sindacato di Corso d'Italia, Michele Gentile, il problema è che con la "legge di stabilità si continua con questo trend". Il risultato, spiega Gentile, "non solo è il mancato adeguamento degli stipendi, ma l'impoverimento secco, che si riverbera su una contrazione dei consumi". Il segretario generale della Fp-Cgil, Rossana Dettori, ricorda come il sindacato abbia stimato "una perdita reale intorno ai 4 mila euro". Stime in linea con quelle della Cisl, che con il coordinatore lavoro pubblico Francesco Scrima parla di 'buchi' che vanno "dai 3 mila ai 5 mila euro" a seconda dei comparti. E per Scrima "c'è anche un problema di rispetto delle norme costituzionali", tanto che i sindacati, tutte e tre le sigle, la scorsa settimana hanno depositato ricorso davanti al Tribunale di Roma.

 

Il segretario generale della Uil Pa, Benedetto Attili, esprime preoccupazione per un congelamento che potrebbe protrarsi fino "a tutto il 2018", dato che nel Def, sottolinea, "non sono previsti soldi per il rinnovo dei contratti". A chi gli fa notare che nonostante l'arretramento la busta paga si mantiene sopra i trentamila euro, spiega: "tenendo fuori dalla media il personale non contrattualizzato, come magistrati, diplomatici, prefetti e consulenti, che possono contare su automatismi, ci accorgiamo come il pubblico impiego, vero e proprio, percepisca una retribuzione al di sotto della media europea".

 

Fonte: ansa, QS

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