Biologici e biosimilari, nessuno sa la differenza. Il ruolo del medico

Redazione DottNet | 12/12/2014 13:51

Ormone della crescita, emoderivati, insulina, vaccini, immonoglobuline e anticorpi monoclonali. Sono solo alcuni esempi di farmaci biologici, assunti da centinaia di migliaia di pazienti in Italia, ma solo il 9% di chi ne fa uso conosce la differenza con i biosimilari mentre il 41% non ha la minima idea di cosa sia un biosimilare. Sono i numeri che emergono da un'indagine di Cittadinanzattiva-Tribunale dei Diritti del Malato su 620 pazienti

"Un dato eclatante che evidenzia la necessità di un maggior coinvolgimento del paziente nei percorsi di cura", commenta il coordinatore nazionale del Tribunale dei Diritti del Malato Tonino Aceti. "Il medico prescrittore, per primo, - prosegue - nel momento in cui propone l'uno o l'altro farmaco, deve offrire notizie chiare e corrette. Ma non tutti sono adeguatamente formati, a causa di regole ancora poco chiare fornite dalle stesse istituzioni del farmaco". Su temi così delicati, il Consenso informato non può limitarsi solo alla firma di un modulo. "Presupposto per l'acquisizione di un consenso che possa dirsi pieno ed effettivo è lo sviluppo di un adeguato processo informativo. In questo senso la Corte di Cassazione ha chiarito che la firma che il paziente mette su un foglio prestampato contenente notizie sul tipo di intervento o di terapia che deve affrontare non è sufficiente", osserva Marta Tomasi dell'European Centre for Law, Science and New Technologies dell'Università di Pavia. "L'informazione deve essere commisurata tanto alle conoscenze scientifiche del momento quanto alle capacità di comprensione del paziente".

Maggior impegno a favore dell'informazione, si chiede dunque, ma anche "una normativa nazionale in grado di superare la babele regionale che regna oggi in Italia rispetto alla prescrizione del biologico o del similare", sottolinea Aceti. "Occorre - conferma Giovanni Lapadula, ordinario di Reumatologia dell'Università di Bari - una presa di posizione da parte degli enti regolatori che permetta di superare le tante delibere regionali che sono state emesse in materia, alcune copiate l'una dall'altra, palesemente senza consultare esperti".

 

fonte: cittadinanzattiva