I medici assunti sono i più ricchi. Ottimismo per il futuro

Professione | Redazione DottNet | 12/12/2014 16:04

I medici assunti sono tra le professioni più ricche (subito dopo i notai) con un reddito annuo medio nominale di 75.308 euro . Il valore reale del reddito, se azzeriamo l'effetto dell'inflazione dal 2005 a oggi, è di 63.551 euro. I medici liberi professionisti invece hanno un reddito reale di 41.540 euro, più basso rispetto agli “assunti” ma e leggermente in calo rispetto al 2012 )- 0,88%). Se però si confronta con il 2005 registra un aumento. L'analisi arriva dal report Adepp, l'associazione che riunisce le casse di previdenza italiane.

I liberi professionisti italiani, nonostante tutto, non affogano nel pessimismo. Pressoché unica componente del sistema produttivo nazionale, scommettono su un miglioramento della situazione a breve, soprattutto i più giovani. Il dato - sorprendente - emerge da un'indagine del Censis sulla platea di circa 1,5 milioni di professionisti, motivati da ''passione per il proprio mestiere e fiducia verso il futuro'' spiega il direttore Giuseppe Roma, in occasione della presentazione del Report Adepp. Non solo. Dagli ingegneri agli avvocati, dai medici ai notai, la figura del professionista ''continuare a suscitare appeal sui giovani, in Italia ma anche nel resto d'Europa''.

 

Nonostante i redditi della categoria siano calati in media del 15,2% tra il 2007-2013, con picchi del 23,4% (2005-2013) per le professioni più colpite (tra cui consulenti del lavoro, ragionieri, notai, architetti, infermieri, ingegneri), attestandosi sotto i 30mila euro medi, il 43,9% si dice fiducioso che tra cinque anni le cose andranno meglio, quota che sale al 54,1% tra i giovani (under 40). ''Nessun'altra componente sociale, imprenditori o dipendenti pubblici, mostra altrettanto ottimismo. I professionisti sono importanti - dice Roma - non solo per la quota di Pil che rappresentano e per il peso sull'occupazione (il 38% è anche datore di lavoro), ma anche per il sentiment nazionale''. Si sceglie la libera professione ''per passione'' (53,1%), solo il 10,1% ''per soldi''. E solo il 4,1% è subentrato nello studio del papà abbattendo un pregiudizio diffuso circa i 'vantaggi familiari'. La quasi totalità è ''imprenditore di sè stesso'' rileva il Censis, sottolineando l'aspetto iper-competitivo e 'soggettivista' della categoria, fortemente scolarizzata, che fa fatica però a ''fare rete'': i professionisti in associazione sono solo il 12,9% del totale e gli studi che offrono competenze diverse appena il 18,2%.

 

Eppure nuove specializzazioni, razionalizzazione delle risorse, servizi innovativi sono strategie indispensabili per superare una crisi che ha tagliato il reddito al 44,2% degli intervistati, raggiungendo la quota-record del 62,7% tra le professioni tecniche. Minore l'impatto sui medici dipendenti (31,1%). A ciò vanno aggiunte altre negatività, quali eccesso di burocrazia e tasse denunciati dal 62% dei professionisti, ritardi nei pagamenti della P.a (45,4%), la concorrenza sleale di chi opera in nero (26,6%). Un quadro difficile, drammatico per gli under 40 che vedono i loro redditi tagliati del 50% in confronto a quelli dei colleghi più anziani, con ciò che ne consegue in termini di erogazioni tardive, bassi redditi, scadenti prestazioni previdenziali. ''Il sistema sta costruendo una grande platea di poveri, pensionati che non riusciranno a vivere. Non porsi questo tema oggi è molto grave'' è l'allarme lanciato da Andrea Camporese, presidente dell'Adepp, che riunisce le 19 Casse previdenziali private. ''Il tema fiscale sul risparmio previdenziale ha un valore simbolico oltre che economico. Un prelievo al 26% in Italia quando in altri paesi è pari a zero, dà un segnale sbagliato sul fatto che il contributo previdenziale sua equiparato all'investimento speculativo. Non è così'' conclude Camporese con riferimento alla legge di Stabilità in queste ore all'esame del Senato.

 

fonte: adepp, censis, ansa

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