Cicatrice ipertrofica e cheloidea: che cosa è possibile fare

Ezio Nicola Gangemi | 12/12/2014 17:29

Qualsiasi danno che coinvolga il derma e la giunzione dermo-epidermica comporta inevitabilmente una cicatrice.

Solo in una minoranza di pazienti l’esito cicatriziale può diventare patologico con la formazione di un’ipertrofia o di un cheloide. I fattori di rischio si dividono in intrinseci, cioè legati al paziente, ed estrinseci, cioè legati alla procedura chirurgica.

Fattori legati al paziente

- sedi corporee: spalla, regione scapolare, regione toracica anteriore e lobo dell'orecchio,

- razza africana e caraibica,

- genetica (precedenti cicatrici ipertrofiche/cheloidee),

- giovane età.

Fattori legati alla procedura chirurgica

- tensione cutanea della sutura (è preferibile posizionarla lungo le linee naturali di minor resistenza),

- ritardo di guarigione (ematoma/diastasi della ferita),

- infiammazione e infezione della sutura.

La prevenzione della cicatrizzazione patologica mira a ridurre al minimo i fattori di rischio estrinseci e utilizza presidi medici che vengono anche raccomandati per il trattamento di eventuali esiti negativi (gel di silicone e iniezione di corticosteroidi).

Il trattamento della cicatrice patologica si fonda in larga misura sull’esperienza dei clinici (chirurghi plastici e dermatologi) pur in assenza di forti evidenze scientifiche presenti in letteratura e prevede la scelta tra diverse alternative a seconda delle caratteristiche della cicatrice e del paziente.

Un fattore che si è dimostrato cruciale al fine di migliorare una cicatrice è una corretta valutazione della sua maturità; infatti quando una cicatrice ipertrofica è ancora in fase attiva si predilige il trattamento medico e non quello chirurgico che trova invece indicazione al raggiungimento di una completa stabilizzazione (in media un anno).

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