Le malattie croniche fanno crescere la spesa sanitaria

Redazione DottNet | 16/12/2014 20:53

Cresce la spesa sanitaria del 43% in poco più di un decennio, passando dai 79 miliardi del 2002 ai 113 del 2012. Ma l'aumento, pur se altissimo, è inferiore a quello registrato negli ultimi anni, perché cresce, di pari passo, la spesa a carico del cittadino, soprattutto se malato cronico. Nel 2011, infatti, l'aumento registrato sul decennio era stato pari al 48%.

Una spesa sanitaria che cresce del 43% in poco più di un decennio, ma comunque meno degli anni passati, perché a pagare sono soprattutto i cittadini, specie se anziani e quindi più bisognosi di cure, visto che, a causa del rincaro dei ticket, sempre più spesso pagano di tasca propria. La conseguenza è che si rinuncia a quello che non è strettamente necessario, tanto che quasi un over 65 su tre non va dal dentista. E' quanto emerge dall'VIII Compendio SIC Sanità in Cifre, lo studio annuale di FederAnziani sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato oggi al Ministero della Salute. La spesa sanitaria - secondo la rielaborazione fornita a partire da dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze - è passata dai 79 miliardi del 2002 ai 113 del 2012.

 

E dal 2001 al 2011, inoltre la crescita registrata era stata anche superiore, da 76 a 112,3 miliardi (+48%). Ma questi aumenti, pur se altissimi, hanno subito un rallentamento negli ultimi anni: infatti le spese di 2009, 2010, 2011 e 2012 sono state rispettivamente di 109,063 miliardi, 110,77, 112,248 e 113,036. Aumenta d'altronde la quota pagata direttamente dai cittadini: la compartecipazione passa da 21,8 euro pro capite del 2011 a 24,1 euro nel 2013, con un aumento percentuale del 10%. Per la spesa farmaceutica la quota pagata dal Ssn diminuisce del 9,37% dal 2011 al 2013, mentre quella a carico dei cittadini aumenta dello 0,95%, e per l'anno passato è pari in media a 436 euro ciascuno. Ad esser tartassati dai costi per la salute, soprattutto chi di prestazioni e medicinali ne ha più bisogno, ovvero gli anziani. Ma questi ultimi, secondo la fotografia 'scattata' attraverso i Registri della Salute, attraverso la somministrazione di questionari presso gli oltre 3.500 centri aderenti a FederAnziani e presso gli studi dei medici di medicina generale, sembrano anche poco attenti alla prevenzione. Solo uno su due, il 54,6% del totale, si vaccina contro l'influenza stagionale, nonostante sia fortemente consigliato dagli esperti. Inoltre non amano molto i farmaci equivalenti: tra coloro che soffrono di patologie cardiovascolari, il 32,3% nell'ultimo anno ha avuto il proprio farmaco sostituito con un generico, cambiamento che, sostengono, ha creato problemi nel 17,3% dei casi.

 

Il 18,5% degli anziani è malato di diabete, di questi ben il 28% ha avuto episodi di ipoglicemia e oltre uno su quattro complicanze legate alla malattia, il che significa più ricoveri e conseguenti ricadute economiche e sociali per la famiglia e per il Sistema Sanitario. Un aspetto questo che potrebbe essere limitato migliorando la presa in carico da parte del territorio, altro tasto dolente della sanità pubblica. "Se dovessi dare un voto al nostro Servizio Sanitario Nazionale, direi dieci e lode per l'emergenza e le acuzie, perché da questo punto di vista è tra i migliori in Europa. Mentre per la gestione delle cronicità, il voto estremamente insufficiente è ancora inadeguato", commenta il presidente di FederAnziani Roberto Messina. "Senza una vera presa in carico del malato da parte da parte dei medici di medicina generale - conclude - il Ssn si sgretolerà".

 

Un capitolo a parte lo richiede la cura del diabete: grazie a maggiore programmazione e prevenzione, in Italia la spesa per curare una persona con diabete è diminuita, in 13 anni, del 24%, passando da 3.625 euro del 1998 a 2.761 del 2011. Tuttavia, se questa è la media nazionale, il costo per ogni diabetico, se ben curato, oscilla da 867 a 1.189 euro, ma può arrivare a oltre i 6.300 se meno seguito e costretto ad almeno un ricovero. E' quanto emerge dal Libro Bianco sulla gestione del Diabete presentato oggi e realizzato da Federsanità Anci, che riunisce Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere e Conferenze dei Sindaci per percorsi di integrazione sociosanitaria e assistenziale. "Programmare significa risparmiare", sintetizza Lorenzo Terranova, responsabile del Centro Studi di Federsanità Anci.

"La vera sfida del sistema sanitario rispetto a quella che è una delle malattie croniche più frequenti e in crescita, è prendere in cura la persona e anticipare le situazioni gravi per le quali può finire in ospedale, ad esempio retinopatia, amputazione degli arti o scompenso. Un'amputazione è un costo umano ma anche economico molto elevato. Quando si arriva a quel punto, vuol dire che qualcosa, prima, non è andato per il verso giusto".

Nella malattia diabetica, scrive in un messaggio il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, "l'impatto economico, sociale e sanitario ha imposto la ricerca di percorsi in grado di minimizzare il più possibile l'incidenza degli eventi acuti o delle complicanze invalidanti. E' ormai certo che un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento attivo delle persone con diabete può portare a risultati migliori, in grado cioè di ridurre il peso sociale della malattia, con un miglioramento della qualità della vita". Proprio in questa direzione vanno le indicazioni fornite dal Libro Bianco. "Qualità e ricerca devono diventare un binomio imprescindibile, senza dimenticare l'integrazione con gli altri mondi che ruotano attorno a quello sanitario, come i comuni, che rappresentano la risposta sul territorio", ha concluso Angelo Lino Del Favero, presidente Federsanità Anci.

 

fonte: federanziani

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