Lazio: la denuncia, farmaci 'a singhiozzo' per malati artrite reumatoide

Ortopedia | Redazione DottNet | 09/12/2008 11:29

Terapie dimezzate o addirittura sospese, con danni alla salute irreversibili. E' la drammatica situazione di 700 malati laziali alle prese con l'artrite reumatoide e con la sforbiciata alle costose cure biologiche decise da alcune direzioni generali di ospedali capitolini. A sollevare la questione è Antonella Celano, presidente dell'Associazione nazionale malati di artrite reumatoide (Anmar), a Roma nel corso di un incontro al Senato proprio sul tema delle malattie reumatiche.

Al suo fianco Nicoletta Carcaterra, una delle pazienti che "dal mese di luglio" ha visto dimezzate le dosi di farmaci distribuite dall'ospedale Sant'Eugenio. "Sto molto peggio - afferma arrabbiatissima Nicoletta - tant'è che, per farmi sentire, ho creato anche un gruppo su facebook dall'evocativo titolo 'Curati a metà'. Ai malati del Sant'Eugenio, San Camillo e Villa Betania che hanno chiesto spiegazioni alla Regione "il call center del governatore Marrazzo - denuncia Celano - ha spiegato che stanno valutando come funzionano queste terapie distribuite in questo modo. Ma è una risposta vergognosa, le sperimentazioni non si improvvisano certo in questo modo", afferma raccogliendo il plauso degli esperti presenti all'incontro. Diversa la risposta ottenuta dalla presidente dell'Anmar ricevuta dal subcommissario Mario Morlacco. "Non aveva nessun obbligo di starci a sentire - afferma Celano - ma ci ha ricevuto spiegandoci che la situazione è il risultato di una gestione del budget non lungimirante da parte delle singole direzioni sanitarie coinvolte nella vicenda". Il risultato è "drammatico - spiegano all'unisono Celano e Carcaterra - La situazione precipita in un batter d'occhio, pensate ai diabetici che vengono privati da un giorno all'altro dell'insulina. All'improvviso non riesci più ad infilarti le scarpe, ad aprire una porta o a girare una chiave in una toppa. E si tratta di danni irreversibili, di regressioni che, una volta sopraggiunte, non ci abbandonano più".

 

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