Nuove regole per la pensione: dal 2016 quattro mesi in più

Redazione DottNet | 01/01/2015 18:41

Per andare in pensione dal 2016 serviranno 4 mesi in più. Tutto confermato nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Si tratta dell'adeguamento dovuto agli incrementi della speranza di vita. Viene aggiornato anche il sistema delle quote, per chi va in pensione con le regole pre-Fornero, esodati e prepensionati Pa.

In altre parole l'età media si allunga e, per legge (del 2010), le 'carriere' ogni due anni si allineano. Per gli uomini le pensioni di vecchiaia scatteranno a 66 anni e sette mesi (oggi 66 anni e tre mesi), così anche per le donne che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Per le dipendenti del privato invece l'asticella si alzerà a 65 anni e sette mesi (da 65 anni e tre mesi), mentre per le autonome il nuovo limite sarà di 66 anni e un mese (da 65 anni e 9 mesi) Il decreto del ministero dell'Economia, pubblicato in Gazzetta il 30 dicembre, rivede anche le quote (età più anzianità), per coloro che escono in base alle vecchie norme, in sostanza si tratta dei salvaguardati, o più comunemente esodati.

 

 

In questo momento per loro è necessario il raggiungimento di quota 97,3, mentre il decreto stabilisce che dal primo gennaio 2016 la quota richiesta per i lavoratori dipendenti diventa 97,6 (+0,3). Tutto ciò ricordando che i termini per accedere alle tutele scadono, stando all'ultima proroga, il sei gennaio. L'aggiornamento delle quote dovrebbe valere anche per i prepensionamenti del pubblico impiego (uscite basate sulle vecchie regole che scattano in caso di esuberi). Eventualmente, in caso di provvedimento ad hoc, potrebbero essere interessati all'adeguamento dello 0,3 dovuto all'innalzamento della speranza di vita anche i dipendenti della scuola che avevano raggiunto i requisiti pre-Fornero entro il 2012 (i cosiddetti 'quota 96').

 

 

Dal primo gennaio 2016, dunque, si posticipa ulteriormente l'età pensionabile. Per l'Anief la ''colpa è di una norma approvata dall'ultimo Governo Berlusconi che prevedeva il ritocco di età e requisiti con cadenza triennale, sulla base delle nuove speranze di vita rilevate dall'Istat. Nel 2013 il salto in avanti fu di tre mesi, ora se ne farà uno ancora più lungo. Nel comparto istruzione, intanto, potrebbero lasciare il servizio oltre 30mila docenti e Ata, più del doppio della scorsa estate: ma molti decideranno solo all'ultimo momento, c'è tempo fino al 15 gennaio, per via della decurtazione tutta italiana dell'assegno anche del 25-30%.

 

 

''In Italia la normativa sulle pensioni sta diventando insostenibile, - dice Marcello Pacifico(Anief-Confedir) - nell'ultimo quinquennio, le riforme sulla quiescenza hanno allungato di dieci anni l'età pensionabile. Così, dal 2050, i neo-assunti potranno andare in pensione dopo 70 anni o 46 anni e mezzo di contributi. Ci mancava questa delega, strappata dall'ex ministro Tremonti, che autorizza la presidenza del Consiglio dei Ministri ad agire autonomamente. Come sindacato non staremo comunque a guardare''. Quindi ''per gli attuali lavoratori che pensavano di lasciare l'occupazione come i loro padri, in media attorno ai 60 anni, il futuro non promette nulla di buono: detto che la riforma Fornero ha disposto che dal 2019 l'adeguamento dell'età avverrà ogni biennio, le proiezioni sui requisiti sull'accesso al pensionamento anticipato sono davvero sconfortanti: tra 15 anni, nel 2030, si potrà accedere alla pensione di vecchiaia solo oltre i 68 anni; mentre per accedere all'assegno di quiescenza anticipato bisognerà aver versato attorno ai 44 anni di contributi''.

 

 

Fonte: ansa

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