Ebola, il medico guarito racconta la sua malattia: tornerò in Africa

Infettivologia | Redazione DottNet | 02/01/2015 18:23

Un forte applauso lo accoglie nella sala dell'Istituto Spallanzani, la sua 'casa' per 39 giorni da quando, lo scorso 25 novembre, è stato evacuato d'urgenza dalla Sierra Leone: Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency contagiato dal virus Ebola in Africa, è guarito. Da oggi è 'virus free' ed è stato dimesso dal reparto di alto isolamento della struttura.

Entra nell'affollata conferenza stampa, che sancisce l'annuncio ufficiale della sua guarigione, visibilmente provato, molto dimagrito, ma ha un'aria serena e annuncia: ''Tornerò in Africa''. Tuta grigia e barba curata, Fabrizio racconta le sue emozioni, ed accanto a lui c'è il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sorridente anche per la gravidanza in corso di cui sono visibili i primi segni, mentre riceve cenni di auguri dai fotografi. Proprio il ministero della Salute ha svolto un ruolo determinante nella gestione del caso, coordinando l'intero processo di evacuazione e ricovero. Una ''regia'', sottolineano dal dicastero, che si è dimostrata efficace anche nel rapporto con gli altri Paesi che hanno concesso sieri e farmaci sperimentali per la cura del medico italiano.



Fabrizio ringrazia i colleghi dello Spallanzani, con i quali, dice, ''si è creato un rapporto amichevole e di affetto. Ciò che è stato fatto per me è stato davvero grande''. Oggi, annuncia davanti alle telecamere, ''tornerò in Sicilia, ma presto andrò nuovamente in Sierra Leone. Devo prima riprendermi e poi valuterò di tornare in Africa anche se per un periodo limitato. Voglio completare il lavoro iniziato". Quindi, ripercorre la sua vicenda: "E' impossibile ricostruire il momento in cui mi sono contagiato, perché ogni istante è buono quando si trattano pazienti ad alto rischio, ma sono certo di aver rispettato tutte le procedure di sicurezza previste''. Poi l'arrivo a Roma con un volo dell'Aeronautica militare, il ricovero in alto isolamento, e quindi il peggioramento che la sera del 4 dicembre rende necessario il trasferimento per 5 giorni in terapia intensiva per insufficienza respiratoria.



''I primi giorni - racconta - per mantenere la mente impegnata analizzavo ogni sintomo scientificamente, poi la luce della coscienza si è spenta ed ho un buco di due settimane delle quali non ricordo nulla. Qui il medico è stato spiazzato dal paziente, come è giusto che sia". Ed ancora: ''Non ho pregato - dice - anche perchè non ne avrei avuto il tempo''. Ci tiene a ribadire, come scritto nella lettere inviata il 26 dicembre ad Emergency, di non sentirsi un ''eroe'' nè un ''untore'': ''Semplicemente - dice - sono stato meno fortunato dei miei colleghi perchè mi sono contagiato. Ovviamente, ho avuto paura, ma sarebbe da folli non avere paura davanti a Ebola".

 

Ora, tutto sembra essere alle spalle: ''Si dimette il paziente in ottime condizioni - recita l'ultimo bollettino clinico - e la ricerca del virus è risultata negativa sul sangue ed altri siti corporei''. Una guarigione, quella di Fabrizio, per la quale hanno espresso soddisfazione innanzitutto i medici dell'equipe dello Spallanzani, sottolineando l'importanza del lavoro di squadra, ma anche la presidente della Camera Laura Boldrini ('Con sanità e cure adeguate in tanti casi si può vincere malattia' scrive in un tweet) ed il premier Matteo Renzi (che sempre in un tweet afferma: 'Grazie a medici e personale dello Spallanzani per la loro straordinaria professionalità. In bocca al lupo a Fabrizio: buon lavoro #buon2015'). E' stata una ''bella storia che speriamo però non sui ripeta'', afferma il fondatore di Emergency Gino Strada. Oggi, ha commentato Lorenzin, ''è una giornata di grande felicità per me e per tutti gli italiani.  L'Italia comincia bene l'anno''. Quindi l'annuncio del ministro di uno stanziamento di 4 mln di euro per completare la nuova ala di alto isolamento dello Spallanzani, della medaglia d'oro per la sanità pubblica a Emergency e di un'onorificenza a Fabrizio per il suo ''valore e coraggio''.

 

Sono 24 le persone contagiate dal virus Ebola e trattate fuori dall'Africa, come il medico di Emergency dimesso oggi, di cui si ha notizia. Solo cinque pazienti sono morti, mentre due, un operatore francese e un'infermiera inglese che ha sviluppato i sintomi dopo il rientro, sono ancora in trattamento. I primi due operatori internazionali ad essere trasferiti sono stati Kent Brantly, un medico di 33 anni, e Nancy Writebol, infermiera di 59, che facevano parte dell'organizzazione umanitaria Samaritan Purse. Entrambi sono stati curati con il siero sperimentale Zmapp. In totale negli Usa sono dieci le persone curate, di cui due sono morte: si tratta del visitatore liberiano che ha portato il virus a Dallas, da cui poi si sono infettate due infermiere, e Martin Salia, un medico che si era ammalato in Sierra Leone. In Europa il virus è arrivato il 7 agosto scorso, con il rimpatrio di Miguel Panares, missionario in Liberia, deceduto pochi giorni dopo. Un altro missionario nelle settimane successive è stato riportato in Spagna ma è morto, mentre un'infermiera contagiata mentre lo curava è guarita.

Nel continente sono stati curati due pazienti in Gran Bretagna, uno guarito e uno in trattamento, due in Francia, uno guarito e uno in trattamento, tre in Germania, due guariti e uno deceduto, uno rispettivamente in Norvegia, Svizzera, Olanda e ovviamente Italia, tutti guariti e dimessi dall'ospedale. Poco si sa invece dei trattamenti a cui sono stati sottoposti. Nella maggior parte dei casi i pazienti hanno ricevuto siero ottenuto dal sangue di persone guarite, mentre sulle terapie farmacologiche in quasi tutti i casi si è mantenuto uno stretto riserbo.

 

fonte: ansa

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