Epatite C dopo trapianto renale

Urologia | Redazione DottNet | 09/12/2008 13:05

L’epatite C è la principale forma infettiva possibile dopo trapianto renale. La carica virale aumenta durante terapia iummunosoppressiva. Il rischio di sviluppare malattia epatica cronica è correlata a risultati istopatologici, durata e severità della malattia, immunosoppressione e durata dell’intervento per il trapianto. Il virus dell’epatite C può essere inoltre predittivo di proteinuria e diabete. In Spagna è stato condotto uno studio su 868 pazienti che avevano ricevuto trapianto renale tra il 1987 ed il 2006, ed il 18.7% di tali pazienti risultava sieropositiva per HCV. E’ stato osservato un alto tasso di pazienti HCV-sieropositivi in relazione alla durata della terapia di emodialisi.

Dei pazienti HCV sieropositivi, il 77% aveva ricevuto allotrapianto prima del 1998. Non risultavano differenze tra i due sessi, tuttavia, i pazienti HCV positivi erano più giovani. I tests “Polymerase chain reaction” erano positivi nel 91.6% dei pazienti con anticorpi HCV. La prevalenza di diabete era maggiore tra pazienti HCV positivi, così come la persistenza di proteinuria; crioglobuline erano positive nel 30.8% dei pazienti; l’incidenza di episodi di rigetto acuto nel primo anno era simile tra i due gruppi. Dei pazienti HCV positivi, l’80.2% erano stati trattati con ciclosporina e la maggior parte dei pazienti era ancora in terapia durante lo studio. Non è stata osservata nessuna significativa differenza nella mortalità e nel tasso di sopravvivenza conseguente a trapianto, tra i gruppi di pazienti in studio; la funzionalità renale differiva significativamente allo stesso modo nei pazienti durante il decorso clinico. Nonostante i dati ottenuti dallo studio, il trapianto renale è in ogni caso, nonostante i conseguenti rischi infettivi, la migliore opzione di trattamento nei pazienti con malattia cronica renale.
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