Cgil a Lorenzin: intervenga a favore di EllaOne contro l'oscurantismo

Farmaci | Redazione DottNet | 14/01/2015 20:38

"Il Governo e la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin intervengano con chiarezza nel dibattito sull'EllaOne, la cosiddetta 'pillola dei 5 giorni', per fugare ogni dubbio. Sarebbe insopportabile se di fronte al via libera delle istituzioni europee il nostro Paese, invece di rispettare le regole, facesse vincere ancora una volta una visione oscurantista".

Così Cecilia Taranto, Segretaria Nazionale Fp-Cgil, e Massimo Cozza, Segretario Nazionale Fp-Cgil Medici, intervengono in merito alle polemiche suscitate dalla decisione della Commissione Ue, giunta in seguito a un pronunciamento dell'Ema, l'agenzia del farmaco europea, che prevede la possibilità per le donne di acquistare la pillola contraccettiva senza prescrizione medica.

"Chi paragona un farmaco contraccettivo, che agisce entro 5 giorni da un rapporto non protetto, all'aborto, che è già regolamentato da una legge, opera una mistificazione che nulla ha a che vedere con la scienza medica. È un approccio oscurantista che rifiutiamo e al quale ci opporremo. È strumentale - aggiungono i sindacalisti - l'allarmismo su eventuali danni alla salute, visto che il farmaco ha superato i controlli dell'Ema, qualificata agenzia europea a questo preposta".

"Il Governo dimostri di tutelare i diritti delle donne e di saper rispettare le regole. In questo caso, come per quel che riguarda l'obiezione di coscienza e le difficoltà che troppo spesso comporta per chi vuole interrompere la gravidanza, lo Stato non può conformarsi a precetti che ne minerebbero la laicità. Le priorità devono essere il diritto alla salute dei cittadini e la tutela della libertà di scelta. Principi costituzionali inviolabili - concludono Taranto e Cozza - non opinioni di singoli o di rispettabilissime associazioni".

 

I medici e i farmacisti cattolici sono in agitazione dopo il via libera dell'Ue a EllaOne. Le questioni “scottanti” in questa storia sono due: l’assenza di ricetta e l’effetto contraccettivo o abortivo.  Filippo Boscia, presidente dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani), evoca i rischi per la salute: “Il punto qui è tutto scientifico: ci rendiamo conto di che rischio può comportare per le donne, e soprattutto per le giovanissime, assumere massicce dosi ormonali senza controllo?”. E assicura battaglia: non ci piegheremo agli interessi delle case farmaceutiche.
 

Piero Uroda, presidente dell’Ucfi (Unione cattolica farmacisti italiani), è dello stesso parere: “Si vogliono ingannare le donne e aggirare la possibilità dell’obiezione di coscienza. Le consumatrici devono essere avvertite sui possibili rischi”. Non è una sorpresa perché Uroda è ferocemente contrario anche alla contraccezione d’emergenza tradizionale: “Per quanto ci riguarda questo rimedio non dovrebbe essere messo in commercio perché abortivo. È una vergogna: come la pillola del giorno dopo interrompe la possibilità di ospitare nell’utero il concepito. Stiamo facendo una causa legale e, se vanno avanti, diremo ai nostri associati di fare obiezione”.

 

"Prima che si dia il via libera anche in Italia alla commercializzazione senza ricetta medica della pillola dei 5 giorni dopo, come previsto dall'EMA, sarebbe opportuno sapere in che modo l'Aifa classifichi un farmaco che con ogni probabilità svolge un'azione antinidatoria come l'EllaOne. Vale a dire se lo ritenga un medicinale ad uso contraccettivo o - come sono convinto che sia - di un medicinale abortivo. In questo secondo caso ricordiamo che al di là delle prescrizioni dell'Ema sui farmaci prevale in ciascun paese la specifica disciplina sulla pratica abortiva".

 

Lo dichiara il presidente del gruppo al Senato di Area Popolare Ncd-Udc, Maurizio Sacconi. "In Italia - ricorda - sulla base di una legge che ha ben funzionato, essa deve realizzarsi per intero nell'ambito di una struttura ospedaliera, dalla prima fase decisionale al suo compimento, senza soluzione di continuità. E ciò nel nome della salute della donna tanto più quando giovanissima e ancor più bisognosa di assistenza fisica e psicologica. È incomprensibile vi sia chi, invece, vuole a tutti i costi banalizzare un atto così drammaticamente rilevante, auspicando che la pillola possa essere lo strumento con il quale compierlo in solitudine. Ancora una volta,tanto la legge vigente ha rappresentato un compromesso largamente accettato con esiti positivi, testimoniati dalla periodica relazione ministeriale, quanto continua la pressione di alcuni settori affinché si spacchi la coesione della nazione e si amplino i percorsi di annichilimento", conclude.

 

Sulla pillola dei cinque giorni dopo, "l'Europa ha deciso, l'Italia dia immediato corso a quanto stabilito da Bruxelles per tutelare i diritti delle donne che vogliono ricorrere alla contraccezione di emergenza". E' quanto chiede Marisa Nicchi (Sel) in un'interrogazione parlamentare al ministro della salute Beatrice Lorenzin, in merito alla decisione della Commissione Ue che prevede la possibilità di acquistare, senza prescrizione medica, il contraccettivo a base di ulipristal, che agisce prevenendo o ritardando l'ovulazione. La pillola che va assunta entro 120 ore dal rapporto a rischio, "non significa aborto ma contraccezione d'emergenza", sottolinea il deputato. Eppure, una donna che vuole ricorrervi, "ad oggi deve compiere una vera e propria odissea e deve richiedere la ricetta al medico, che talvolta può opporre resistenza. Si tolga subito questo divieto - conclude Nicchi -, così come stabilito da un ente autorevole come l'Ema, e si rilasci la pillola dei cinque giorni in farmacia senza ricetta".

 

fonte: cgil, ansa

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