Pronte le linee guida per la chirurgia dell'obesità infantile

Redazione DottNet | 16/01/2015 19:24

L'obesità infantile ha assunto nei paesi occidentali il carattere di una vera e propria epidemia. I numeri registrano il dato di un bambino su tre in sovrappeso o obeso, ma soprattutto aumenta il numero di bambini in condizione di iperobesità, che negli Stati Uniti è passato in 14 anni dal 13 al 17%. A lanciare l'allarme, anche l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che da qualche mese ha costituito una commissione di 15 esperti per lavorare su questo tema.

E' sulla base di questi numeri in costante aumento che arrivano le prime linee guida internazionali per la chirurgia dell'obesità (bariatrica) in ambito pediatrico. Redatte da un comitato di 12 esperti coordinato da Valerio Nobili, responsabile di malattie epato-metaboliche all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sono state appena pubblicate sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, l'organo ufficiale della Società europea per la gastroenterologia pediatrica, l'epatologia e la nutrizione (ESPGHAN) e di quella nordamericana (NASPGHAN). Sarà quindi possibile da oggi ricorrere alla strategia chirurgica per la riduzione dell'obesità nei bambini adottando criteri univoci e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale.

 

 

Le strategie educative e dietetiche-comportamentali sono fondamentali, ma non sempre, purtroppo, riescono a mettere sotto controllo il problema. "La chirurgia bariatrica diventa quindi un'importante alternativa per la riduzione del peso in quei bambini affetti da una forte obesità con rischi seri - spiegano dal Bambino Gesu'- per la salute". Sulla base delle evidenza scientifiche e del parere degli esperti, le linee guida pubblicate delineano un approccio internazionale standardizzato alla chirurgia dell'obesità, che deve essere limitata a due gruppi di pazienti pediatrici: "quelli con indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 40 (obesità patologica) e quelli con un indice di massa corporea tra 35 e 40 (obesità grave) associata a fegato grasso - conclude Nobili- o ad altre gravi patologie mediche correlate all'obesità (come il diabete, l'ipertensione o le apnee notturne)".

 

 

Fonte: ansa

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