Considerazioni sul terrorismo marittimo

Alida Molina | 01/04/2015 12:28

La facilità di movimento attraverso i confini e la rivoluzione tecnologica, hanno reso gli oceani sempre più accessibile ad attività criminali.

Per attività criminali si intende l’immigrazione illegale, il contrabbando di armi, droga, pirateria sino al terrorismo. Non dimentichiamo fra l’altro, ad esempio, i battelli kamikaze che potrebbero colpire una petroliera. Esiste anche lo sfruttamento dell’attività marittima quale sistema per il finanziamento del terrorismo internazionale.

Come si può incrementare la sicurezza senza però necessariamente provocare la paralisi dei traffici marittimi e dell’economia generale? Sarebbe un passo avanti sviluppare un sistema investigativo a carattere transnazionale. Efficaci misure di prevenzione e metodologie per queste nuove minacce operanti sul mare consistono anche che queste non assumano un carattere generalizzato e indiscriminato.

Aumentare l’ambiente informativo, avere la piena conoscenza della complessità del sistema dei trasporti via mare, è importante il coinvolgimento non solo di enti istituzionali, ma anche di società private, federazioni di categoria, industria.

Dobbiamo inoltre ricordare che i gruppi criminali hanno rilevanti disponibilità economiche che contribuiscono ad aumentarne il pericolo e a farne una delle maggiori minacce del nuovo sistema politico internazionale.

Il terrorismo è globale e locale ed è molto difficile la lotta contro il finanziamento del terrorismo.

Per approfondire leggi anche: Pianificazione per i porti italiani