Cresce la spesa per i ticket sui farmaci. Lea, più investimenti

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 20/01/2015 19:24

Cresce la spesa degli italiani per i ticket sui farmaci. In cinque anni, a fronte di un incremento del numero di ricette del 6,3%, gli importi versati per ticket e compartecipazione al prezzo di riferimento dei farmaci sono infatti aumentati del 66,6%. E' quanto emerge dalla Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali 2013.

Complessivamente, secondo i dati diffusi dalla Corte dei Conti, nel 2013 gli italiani hanno versato al Sistema sanitario nazionale per i farmaci 1.436 milioni, pari all'1,3% della spesa sanitaria corrente complessiva, con una media pro capite di circa 24 euro (di cui 9 per ticket sulle ricette). Quello dei ticket e' uno dei temi più dibattuti in ambito sanitario: è infatti attesa, dopo quella dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, una loro riforma. "Sui ticket c'è molto fumo. Al momento c'è una commissione che sta lavorando tra Regioni, ministero della Salute e dell'Economia, per un piano che sia un piano sostenibile" ha detto la scorsa settimana il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, lasciando intendere che i tempi potrebbero essere lunghi, mentre ha fatto discutere la proposta avanzata dal coordinatore degli assessori regionali alla sanità, Luca Coletto, di eliminare l'esenzione automatica dal pagamento dei ticket che scatta al raggiungimento dei 65 anni di età, prevedendola solo per anziani con pensioni sociali, patologie gravi, per chi è disoccupato o per le famiglie numerose. Sulla proposta arrivata da Coletto il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, ha tenuto a precisare che si tratta di una ''posizione personale, che non è condivisa da tutti gli assessori'' , mentre si è registrata l'apertura del governatore della Toscana, Enrico Rossi. "A chi ha vitalizi e pensioni molto alte - ha infatti affermato Rossi -, sarebbe cosa corretta chiedere qualcosa in più".

 

Senza investimenti in Sanità, soprattutto nell'ambito dell'assistenza domiciliare e territoriale e in quello dell'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale, l'attuale assetto dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) potrebbe essere a rischio, portando a deficit di assistenza che potrebbero essere più marcati, in particolar modo, nelle regioni del Sud, dove e' più frequente una carenza nell'offerta di servizi sanitari. A lanciare l'allarme, a pochi giorni dalla presentazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza annunciata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e sul quale sono a lavoro anche le Regioni, e' la Corte dei Conti, nella Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali 2013. Dopo i tagli lineari su alcune importanti voci di bilancio (farmaceutica, personale, acquisto di prestazioni sanitarie da privati accreditati), che hanno portato a un costante e progressivo riassorbimento dei deficit e a una contrazione complessiva della spesa sanitaria pari al 2,8% dal 2010 al 2013 (con una riduzione pari a 3.176 milioni)- avverte la Corte - ulteriori risparmi, ottenibili con un aumento dell'efficienza, soprattutto se non reinvestiti in ambiti in cui e' più carente l'offerta di servizi sanitari, come ad esempio l'assistenza territoriale e domiciliare oppure l'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale "potrebbero rendere problematico il mantenimento dell'attuale assetto dei Lea , facendo emergere, nel medio periodo, deficit assistenziali, più marcati nelle Regioni meridionali, dove sono relativamente più frequenti tali carenze".

 

Per ridurre la sperequazione tra Nord e Sud secondo la Corte, occorre programmare "nuove risorse per un nuovo piano nazionale di investimenti" , un tema già affrontato nel nuovo patto della salute siglato il 10 luglio scorso e che prevede sugli investimenti e l'ammodernamento tecnologico che il governo si impegni ad assicurare alle Regioni, "nell'ambito del complessivo finanziamento allocato sul comparto degli interventi infrastrutturali", adeguate risorse finanziarie, purché non incompatibili con il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. Dalla relazione arriva inoltre anche il suggerimento di operare un processo di revisione della spesa sanitaria "più selettivo e reinvestire risorse nei servizi sanitari più carenti, traendole dai settori dove vi sono ancora margini di inefficienze da recuperare, come nell'ambito degli acquisti di beni e servizi non effettuati mediante ricorso a centrali regionali d'appalto o a specifiche convenzioni, dell'inappropriatezza prescrittiva e delle prestazioni rese in ambito ospedaliero, da monitorare con più estesi controlli sugli operatori accreditati, pubblici e privati".

 

"Quanto emerso dalla Relazione sulla gestione finanziaria per il 2013 degli enti territoriali della Corte dei Conti corrisponde in pieno alle conclusioni dell'indagine conoscitiva della commissione Affari sociali della Camera. Il sistema sanitario necessita di programmazione e di riconversione, non certo di ulteriori tagli lineari come avvenuto negli anni passati'', ha spiegato Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. ''Il sistema, come sottolineato dalla stessa Corte - spiega Lenzi - è buono e in recupero da un punto di vista del percorso di rientro da parte delle Regioni. Adesso sono necessari investimenti e non più tagli; ci auguriamo che il governo ne tenga conto in questa fase in cui le Regioni devono prendere decisioni importanti in conseguenza del taglio di 4 miliardi di euro".

 

fonte: ansa

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