Il grande obeso

Paola Conforto | 29/01/2015 12:21

Solo un programma personalizzato può far ritrovare la fiducia a iniziare un percorso di dimagramento nei grandi obesi che sono stati sottoposti a troppe diete.

Aiutiamo i pazienti anche a non restare soli, mettendo in gioco noi stessi. I risultati sono garantiti.

Uomo, 52 anni, presenta un quadro di obesità grave, con BMI: 59, diabete mellito II scompensato, cardiopatia ipertensiva, varici arti inferiori, gastrite, esiti invalidanti di pregressa frattura all’arto inferiore sx e alla spalla sx. Cammina con difficoltà, aiutandosi con una stampella, non riesce a muoversi facilmente, per lui è un problema eseguire semplici gesti quotidiani come abbassarsi per togliersi le scarpe, da un paio d’anni non guida più.

Lo lascio parlare molto e liberamente della sua vita: di cosa vorrebbe fare, di perché ha deciso di dimagrire, di cosa si aspetta da me. La risposta all'ultimo quesito è commovente: vuole il mio aiuto, mi da fiducia incondizionata. Bene, allora iniziamo. Non è importante solo la dieta, gli spiego lungamente i benefici del movimento e della autostima. Nel grande obeso, che vive in una piccola città, dove non esiste un centro che esegua un programma di riabilitazione o di ritrovo o un qualsiasi sfogo, che sia però gratuito, tutto diventa difficile.

Così su questo siamo d’accordo: è un problema che dobbiamo risolvere da soli. La novità: lo faremo insieme. Lo invito così ad aggiungersi al “gruppo del cammino” che ho formato insieme agli altri pazienti, a venire ai controlli del peso settimanali, tutte iniziative gratuite che diventano un punto di incontro comune.

È molto importante, gli spiego, conoscere e dialogare con persone che hanno lo stesso problema, si diventa così uno stimolo reciproco a migliorarsi.

Parliamo inoltre della famiglia, che ormai esasperata e stanca della sua condizione, non lo sostiene più, ma lo rimprovera o lo obbliga a fare o non fare o mangiare o non mangiare. A questo si aggiunge, infine, lui stesso, che spesso si autocommisera e si denigra. Le tipiche frasi “non riesco a mangiare di meno … non ce la farò mai … senza mangiare mi sento nervoso” ed altre, gli faccio capire come siano dei pericolosi allenamenti, ai cui sottopone il suo cervello.

E chi è più sincero di se stessi. Così lo convinco, almeno, a cambiare le frasi di questo dialogo interiore con frasi più benevole e gratificanti, perché io stessa, gli dico, sono convinta che la sua volontà gli permetterà di raggiungere grandi risultati.

Dopo un anno i risultati non si fanno attendere: ha perso 40 kg, cammina senza stampella, il diabete non è più scompensato. Il quadro è ancora grave ma l’inizio è promettente.

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