Gli italiani consumano più farmaci ma li utilizzano male

Redazione DottNet | 26/01/2015 18:29

Gli italiani consumano sempre più farmaci ma in molti casi li utilizzano male, con un grande spreco in termini di risorse per il Sistema sanitario nazionale.

E' l'istantanea che emerge dal Rapporto Osmed dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), (clicca qui per leggere il rapporto completo)  relativo all'uso dei farmaci nei primi mesi nove mesi del 2014, presentato oggi dal direttore generale Aifa Luca Pani alla presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Il primo dato riguarda appunto i consumi, che nel 2014 aumentano sia pure lievemente, con i farmaci per il sistema cardiovascolare che si confermano i più utilizzati. In totale, sono stati acquistati infatti 1,3 milioni di confezioni. Il maggior utilizzo si registra nel Centro-Sud, con il Lazio che si colloca al primo posto per dosi medie giornaliere per mille abitanti (1.184), seguito da Calabria, Puglia e Sardegna.  Bolzano, Liguria e Veneto fanno invece registrare i valori più bassi. Gli italiani, sottolinea Pani, ''hanno acquistato in media, tra gennaio e settembre 2014, 23 confezioni di medicinali e i farmaci più utilizzati sono stati, ancora una volta, quelli del sistema cardiovascolare. La spesa pubblica, invece, vede al primo posto gli antitumorali''.



Ma acquistare più medicinali non vuol dire sempre utilizzarli al meglio. Un'eccezione i realtà c'è, e riguarda gli antibiotici: i cittadini si sono dimostrati 'virtuosi' e ne hanno ridotto il consumo. Un aspetto importante, ha ricordato Lorenzin, ''per contrastare il problema della resistenza a questi medicinali''. Ma sacche di ''inappropriatezza'' si evidenziano in molti ambiti: ''Un uso inadeguato - ha avvertito Pani - si evidenzia, ad esempio, nel caso di alcuni farmaci antidiabetici, per l'ulcera e per l'esofagite. Sono usati tanto, ma in modo scorretto fino ad un caso su due''. Altro esempio di cattivo uso riguarda poi gli antidepressivi, il cui consumo si segnala in aumento: in media sarebbe necessario un trattamento della durata di almeno 6 mesi ma, avverte Pani, ''quasi il 50% dei pazienti sospende la cura nei primi 3 mesi di terapia ed il 70% nei primi 6 mesi, mentre solo il 39% segue correttamente la terapia''. Bassissimo il rispetto delle cure anche per i farmaci contro i disturbi delle vie respiratorie come la Bpco: solo il 13% dei pazienti segue adeguatamente la terapia prescritta. Dal Rapporto emergono anche altri elementi, a partire dal peso economico che ricade sulle spalle dei cittadini. Nel 2014 è infatti cresciuta la spesa a carico degli italiani per i ticket sanitari: l'incremento, rispetto al 2013, è stato pari al +4,4%.


Ed è aumentata anche la spesa farmaceutica nazionale totale (che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche), che è stata pari a 19,9 miliardi di euro, il 75,6% dei quali rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma se la crisi accresce i timori legati al portafoglio, sul fronte ticket una rassicurazione è giunta oggi proprio dal ministro della Salute: ''L'aumento dei ticket al momento non è in questione, neanche nel Patto della salute, e non è in questione - ha affermato Lorenzin - neppure nel rapporto che stiamo facendo insieme al ministero dell'Economia per riequilibrare i ticket al fine di aiutare le fasce di popolazione più svantaggiate''

 

Cresce, inoltre, il consumo di farmaci antidolorifici oppiacei tra gli anziani, con il rischio che ciò possa però determinare dei fenomeni di dipendenza.  Un trend che allarma anche perchè, come ha rilevato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in vari casi si registra una tendenza all'abuso. I dati che emergono dal Rapporto Osmed sono chiari: l'uso di antidolorifici oppiacei è cresciuto del 9-13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e l'aumento riguarda soprattutto gli anziani. La ''soglia del dolore - ha affermato Pani - si sta abbassando e si consumano dunque sempre più antidolorifici, soprattutto oppioidi che, però, creano dipendenza. E vari elementi - ha avvertito - ci dicono che questo tipo di dipendenza sta colpendo soprattutto i pazienti anziani''. Si tratta, ha rilevato il direttore Aifa, di una ''bandierina d'allarme da non sottovalutare''. In realtà, fino ad oggi, ha commentato, ''i medici avevano un atteggiamento abbastanza restrittivo rispetto alla prescrizione di tali farmaci oppiacei, ma con la legge per le cure palliative si è fatto un passo avanti''. Ora, però, si sta registrando un eccesso: per un tipo di tali farmaci, ha detto Pani, ''si è avuto addirittura un aumento di consumo del 32%''. Ma non sempre il trend di aumento rientra nell'ambito della terapia del dolore: in alcuni casi, ha avvertito Lorenzin, si determina infatti un fenomeno di ''abuso''.



''Abbiamo registrato un aumento degli oppioidi - ha sottolineato Lorenzin - che è fuori da una correttezza della prescrizione medica. Dietro c'è, dunque, un tema sociale, che sicuramente segnala un forte disagio nella popolazione e una necessità di incrementare i servizi territoriali di supporto anche di tipo psicologico per le persone che possono attraversare una fase di difficoltà''. Il fatto, ha rilevato, è che ''è emerso un abuso degli oppioidi nelle fascia di età anziane che nulla ha a che fare con la terapia del dolore''.  Questo, ha concluso il ministro, è ''un ambito su cui bisogna lavorare, sia sul fronte dell'appropriatezza della prescrizione ma anche sul fronte dell'assistenza del paziente''

 

Il rapporto Osmed completo

 

fonte: aifa, ansa

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