Pronti i nuovi Lea: più controlli sui medici. Male la sanità italiana

Redazione DottNet | 27/01/2015 21:13

Definiti i nuovi Livelli essenziali di assistenza sanitaria e per garantire le nuove prestazioni è previsto un aumento delle disponibilità pari a 470 milioni di euro. Dalla tecniche di fecondazione allo screening neonatale e le protesi di ultima generazione per le persone disabili, sono varie le 'new entry' nella lista delle prestazioni. Ma i Lea prevedono anche una 'stretta' sui controlli, a partire dalle prescrizioni dei medici, con l'obiettivo di arrivare ad una maggiore appropriatezza delle cure tagliando gli sprechi.

La nuova lista delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) ai cittadini, gratuitamente o pagando un ticket, sarà esaminata mercoledì prossimo dagli assessori regionali in un incontro con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. La proposta verrà esaminata quindi al Ministero, prima del passaggio nella Conferenza Stato Regioni.  Il nodo della sostenibilità per le Regioni del nuovo elenco di prestazioni è da mesi al centro del confronto, ma la questione avrebbe trovato una soluzione, secondo quanto si apprende, proprio nella individuazione di questi nuovi fondi.
 

Ciò considerando che l'aggiornamento dei Lea ha richiesto una cifra pari a meno di 500 milioni, ovvero una cifra che viene dunque totalmente ricompresa nell'aumento di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale previsto per quest'anno e pari a 111 miliardi di euro. Tra le 'new entry' l'anestesia epidurale, la procreazione medicalmente assistita (omologa ed eterologa), lo screening neonatale, ma anche le vaccinazioni gratuite per varicella, pneumococco, meningococco e Hpv. 'Entrano' anche le protesi di ultima generazione per le persone disabili: apparecchi acustici a tecnologia digitale, ausili informatici per la comunicazione, apparecchi per l'incentivazione dei muscoli respiratori, barelle per docce, carrozzine innovative con sistema di verticalizzazione, scooter a 4 ruote, kit di motorizzazione per carrozzine e sollevatori. Nei Lea - aggiornati dopo 14 anni dalla loro istituzione nel 2001 - rientrano pure, come annunciato dalla stessa Lorenzin lo scorso dicembre, le indagini cliniche per la diagnosi della celiachia, le cure per endometriosi, Bpco, alcune malattie croniche e patologie rare. Sono anche garantiti i trattamenti di adroterapia oncologica (la cura dei tumori mediante l'impiego di protoni e ioni carbonio).



A fronte di nuove prestazioni c'è però la volontà di tagliare gli sprechi. Per questo, i nuovi Lea prevedono controlli ai medici, da parte delle autorità regionali, per verificare la corrispondenza tra prestazioni prescritte e diagnosi. Tale misura, finalizzata a garantire la maggiore appropriatezza delle prescrizioni, riguarderà 160 prestazioni. Inoltre, gli attuali esami cosiddetti 'reflex', che prevedono un duplice accertamento diagnostico, comprenderanno il secondo esame solo se l'esito del primo lo renderà necessario. Sono inoltre previste misure finalizzate a ridurre il ricorso al parto cesareo e criteri di appropriatezza per il ricorso a day hospital, day surgery, ricoveri di lungodegenza e riabilitazione, oltre ad una riduzione dei ricoveri diurni in ospedale a fronte del potenziamento dell'assistenza specialistica ambulatoriale.  ''Bene i 470 milioni in più per compensare l'aumento della spesa, ma aspettiamo per valutare. Ad ogni modo, sarebbe stato molto meglio se ci avessero lasciato i 4 miliardi che ci vogliono tagliare in modo lineare'', ha commentato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto. Un giudizio positivo arriva poi dalla Cisl, che sollecita però un confronto con i sindacati.

 

 

Intanto la scure del declassamento si abbatte sulla sanità italiana che è ancora lontana dalle migliori della classe in Europa: si piazza al ventunesimo posto, prima di Irlanda e Croazia, ma subito dopo Estonia, Spagna e Slovenia. A preoccupare è il suo costante declino, considerando che nel 2013 il Belpaese era al ventesimo posto e nel 2009 al quindicesimo. Reginetta per la quinta volta si conferma l'Olanda, seguita da Svizzera e Norvegia. La classifica arriva dall'Euro Health Consumer Index, uno studio presentato a Bruxelles e che riunisce 48 indicatori su 35 Paesi europei basati su statistiche pubbliche, sondaggi presso i pazienti e ricerche indipendenti.

 

 

Lo studio è stato condotto dalla Health Consumer Powerhouse Ltd, una società privata svedese. Il primo dato che balza agli occhi è che "nel 2014 in Europa vediamo chiaramente il sempre maggior aumento del 'gap sanitario' fra Paesi ricchi e meno ricchi, l'effetto più ovvio dell'austerità" ha rilevato Arne Bjornberg, presidente di Health Consumer Powerhouse e direttore della ricerca. I grandi Paesi europei, come Germania e Francia, conquistano rispettivamente il nono e l'undicesimo posto, mentre la Grecia è al 28/o e la Romania al 35/o. Anche l'Italia si presenta a due velocità: "Si osservano enormi divari delle prestazioni fra il Nord e il Sud, fra una Lombardia e una Calabria - ha sottolineato Bjornberg - divergenze che spiegano i mediocri risultati medi". Un problema a monte, secondo l'esperto, è che i sistemi a finanziamento pubblico ("Beveridge systems") come quello italiano, risultano meno efficienti e più "soggetti a problemi di natura politica" di quelli basati sulle assicurazioni (i cosiddetti "sistemi Bismarck"), dove chi finanzia il sistema e chi fornisce il servizio sono due soggetti separati.

 

 

La sanità insomma "rientra fra i tanti e importanti sistemi del Paese che hanno disperatamente bisogno di riforme" conclude la ricerca. I giudizi negativi l'Italia li incassa in particolare per i tempi di attesa dei trattamenti in caso di incidenti/emergenze o per una Tac, ma non solo. Si parla anche di carenza nella prevenzione antifumo, di eccessivo ricorso al parto cesareo o all'uso di antibiotici. Un problema, quest'ultimo, che per l'esperto "va a braccetto con l'elevato livello di gravi infezioni ospedaliere: una correlazione pericolosa, che andrebbe affrontata". Altro tallone d'Achille per Bjornberg "l'abissale mancanza di preparazione per l'assistenza a lungo termine della popolazione che invecchia". La spesa italiana per i farmaci intanto è la decima in Europa e quella per le cure dei pazienti all'interno delle strutture sanitarie la quarta, prima di Olanda e Svizzera.

 

 

Fonte: ansa

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