Medici italiani sempre più vecchi. E la sanità è il peggior pagatore

Redazione DottNet | 01/02/2015 12:11

I medici italiani sono sempre più vecchi con un'età media di 52 anni. E i più giovani stentano ad entrare nella sanità a causa del blocco del turnover. E sempre dal comparto salute pubblia arriva un'altra notizia: il grosso del debito con i propri fornitori, pari a oltre 24 miliardi, è firmato dalle Asl che non riescono a far fronte agli impegni.

L'età media dei dipendenti pubblici continua a salire, spinta dal blocco del turnover e dall'inasprimento dei requisiti per andare in pensione. Male i medici che hanno un'età media di 52 anni con un trend in crescita. Stando al conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, solo nel 2013 "è aumentata di sette mesi, sfiorando ormai i 50 anni". Per il totale dei lavoratori pubblici è, infatti, pari al 48,7 anni, che diventano 49,3 se si guarda esclusivamente a quanti hanno il posto fisso. I giovani appiano così sempre più come 'mosche bianche', tanto che gli under30 sono appena 108 mila, il 3,3% del totale (i travet superano i tre milioni). E se si porta l'asticella fino ai 34 anni la quota resta comunque inferiore al dieci per cento (8,6%).

 

 

La rappresentanza giovanile potrebbe essere ancora più bassa se non si considerasse l'apporto dato dalle forze armate e da quelle di polizia (quasi sette under30 su dieci sono loro). I numeri parlano chiaro e 'l'invecchiamento' del pubblico impiego avanza. Basti pensare che nell'ultimo decennio l'età media è aumentata di quattro anni. Un innalzamento che non è privo di conseguenze, come fa notare la stessa Ragioneria nell'analisi dei dati, avvertendo: "il mantenimento prolungato" delle politiche di contenimento del turnover, scattate per la generalità dei comparti nel 2008, "finirà per porre in pochi anni un problema di sostenibilità dei servizi erogati". Il ricambio, uno a uno, con un neoassunto per ogni pensionato, potrà tornare a funzionare appieno solo nel 2018. Intanto l'età per andare in pensione si allontana sempre più.

 

 

E' stato infatti già stabilito che a partire dal 2016 per uscire saranno necessari quattro mesi in più, quindi nella Pa significa che si passa a 66 anni e sette mesi (oggi 66 e tre mesi). Intanto in diversi settori l'età media ha già superato la soglia dei 50 anni, dalla scuola all'università, dai ministeri alle regioni e alle autonomie locali. Sotto i 40 anni resta un solo comparto, quelle delle forze armate. Nel dettaglio, l'età media degli insegnati a tempo indeterminato sfiora i 52, quella dei medici li raggiunge, per i professori universitari è di oltre 56, mentre per i dirigenti ministeriali di prima fascia quasi 57. E si sale ancora nelle prefetture, visto che per i prefetti l'età media è poco sotto i 60 anni

 

 

La sanità italiana è forse il peggior cliente che un'azienda privata possa trovare: ha infatti accumulato con i propri fornitori un debito di almeno 24,4 miliardi di euro, certamente sottostimati, perchè nel conteggio non sono inclusi i mancati pagamenti delle Asl di Toscana e Calabria. Lo evidenzia una ricerca della Cgia di Mestre, realizzata con i dati disponibili fino al 2013. Sebbene negli ultimi anni l'andamento dello stock del debito sanitario sia in calo, nel 2014 la situazione non si discosterà di molto.

 

 

Perchè, afferma la Cgia, nonostante le anticipazioni di liquidità messe in campo dagli ultimi Governi, negli ultimi 12 mesi si dovrebbe essere accumulata una nuova quota di debito, e mancano sempre dal conteggio Toscana e Calabria. La sanità regionale più indebitata, fino al 2013, era quella del Lazio, 5,9 miliardi di euro. Ma la Regione Lazio ha replicato a questi dati, definendoli 'parziali', perché non tengono conto dello sforzo compiuto nel 2014 "per dimezzare lo stock di debito e pagare i fornitori allineandosi alla media europea". Nel 2014, precisa il Lazio, è attesa una riduzione del debito pregresso di circa il 50% rispetto al 2013. Tornado alla classifica delle Regioni più ritardatarie, al secondo posto la Cgia pone la Campania (3,8 mld), poi insieme Lombardia e Piemonte (entrambe con 2,2 mld), quindi il Veneto (2 mld). Se il debito viene rapportato alla popolazione residente, invece, il primato negativo spetta al Molise, con 1.416 euro pro capite, seguito dal Lazio (1.017 euro pro capite), dalla Campania (660 euro) e dal Piemonte (510 euro). I tempi medi di pagamento riferiti al 2014 per le sole forniture di dispositivi medici (Fonte Assobiomedica) hanno dell'incredibile: 794 giorni per il saldo delle fatture in Calabria, 790 in Molise, 350 in Campania.

 

 

Nessun valore medio regionale rispetta il termine dei 60 giorni previsto dalla legge in vigore. Una sanità non ritardataria, ma anche sprecona. Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, ricorda che lo stesso ministro Beatrice Lorenzin ha stimato in circa 30 miliardi di euro gli sprechi nelle Asl. "E' verosimile ritenere - afferma Bortolussi - che una parte dei ritardi nei pagamenti sia in qualche modo riconducibile a questa criticità". Secondo la Cgia è infatti "ormai noto" che in molti casi le forniture vengono acquistate ad importi superiori ai prezzi di mercato e con forti differenze a livello regionale. "Non è da escludere - sottolinea Bortolussi - che tra le parti avvengano degli accordi non scritti per cui le Asl o le case di cura impongano ai propri fornitori pagamenti con ritardi pesantissimi, ma a prezzi superiori rispetto a quelli ad esempio praticati nel settore privato". Nonostante ciò l'ammontare della spesa sanitaria pubblica resta in Italia inferiore di oltre 1,5 punti di Pil a quella francese o tedesca. L'altro dato 'virtuoso', non conteggiabile con i numeri, è relativo al fatto che la qualità del servizio reso ai cittadini italiani, soprattutto in molte aree del Centro Nord, non ha eguali nel resto d'Europa.

 

 

Fonte: ansa