Il futuro ha bisogno di tempo

Redazione DottNet | 03/02/2015 17:49

Si è conclusa la prima edizione della campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno, promossa da alfemminile.com.

Artisti, pazienti e specialisti oncologi insieme sul palco per contribuire a diffondere una sempre più ampia conoscenza della malattia e su come oggi possa essere tempestivamente diagnosticata ed efficacemente trattata grazie ai progressi compiuti dalla ricerca scientifica nel campo delle terapie innovative.

“Il futuro ha bisogno di tempo” è la campagna nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno, che porta la firma di alfemminile.com con il sostegno dell’associazione Salute Donna e il contributo incondizionato di Roche, finalizzata a diffondere su vasta scala una cultura della prevenzione e della diagnosi precoce per sconfiggere il nemico numero uno delle donne. Proprio il tumore al seno, con oltre 400.000 casi solo in Italia e un’incidenza di circa 45.000 nuovi casi all’anno (circa 140 ogni 100.000 abitanti).

Il futuro ha bisogno di tempo” è stato anche il titolo dell’evento conclusivo che ha celebrato il successo di questa prima edizione della Campagna con un momento di spettacolo e di dibattito in uno dei teatri più belli di Milano, il prestigioso “Franco Parenti” da sempre un punto di riferimento di vitalità artistica e culturale per la città.

In scena, sul palcoscenico della Sala A come A gremita per l’occasione in ogni ordine di posto, Francesca Reggiani, una delle attrici comiche più note nel panorama italiano che ha interpretato due divertentissimi monologhi, e Alessandro Baronciani, autore e illustratore dal tratto essenziale ed elegante oltre che dalla notevole attenzione per i sentimenti, che ha realizzato  dal vivo 4 splendidi disegni all’acquarello, poi donati all’Associazione Salute Donna a fini di raccolta fondi.

Insieme a loro Paola Saluzzi ha dato voce a chi l’esperienza del tumore l’ha vissuta sulla propria pelle: Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna, Associazione pazienti coinvolta, insieme ad alfemminile nella Campagna, Gioia Locati, giornalista de Il Giornale e autrice del blog “Con il senno di poi” e Sylvie Menard, oncologa ricercatrice proprio nell’ambito del tumore al seno, obbligata da una diagnosi di cancro a togliersi il camice e a indossare le vesti di paziente. Tre donne diverse con tre storie diverse per raccontare come, oggi, si può sopravvivere ad una diagnosi di tumore al seno e come affrontare, più informate e consapevoli, questa malattia. Perché il tumore al seno non ha un’unica faccia, ma ha molti volti diversi e il primo passo per sconfiggerlo è imparare a conoscerlo nella sua complessità.

Negli ultimi decenni la ricerca ha fatto grandi passi in avanti tant’è che la sopravvivenza continua a crescere costantemente: grazie alla prevenzione e al corretto iter diagnostico-terapeutico, oggi in

Italia 9 pazienti su 10 sopravvivono, infatti, a cinque anni dalla diagnosi e la grande sfida per il futuro è rendere la patologia sempre più guaribile.

A questo proposito, stanno segnando il passo i progressi compiuti nel campo della diagnosi e della valutazione preventiva dei rischi di malattia nelle donne sane, oltre che nello sviluppo di terapie personalizzate in grado di sconfiggere anche le forme di questa neoplasia particolarmente aggressive.

«Il tumore al seno – ha dichiarato il Prof. Giuseppe Curigliano, dell’Istituto Europeo di Oncologia – non è una singola malattia ma si differenzia in molteplici sottotipi.   , Per combatterla è fondamentale una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari alla base delle sue diverse forme e all’avvento di terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli. Se fino a venti anni fa,  si pensava alla terapia come a una ‘maglietta che era la stessa per tutti’, oggi le terapie su misura sono una realtà a tutto vantaggio dell’efficacia e della qualità di vita della paziente. Pensiamo solo che, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più mirate ed efficaci, riusciamo a trattare efficacemente anche le forme più aggressive come i tumori HER-2 positivi (che rappresentano 1 caso su 5 circa di carcinoma mammario) e che, a fronte di questi progressi, un numero crescente di pazienti oggi può guarire da questo male».

«La conoscenza sempre più approfondita dei diversi tipi di tumore al seno, come il sottotipo HER2-positivo –  ha sottolineato la dott.ssa Grazia Arpino, ricercatrice all'Università Federico II di Napoli – è stato un passo in avanti decisivo nell’approccio alla malattia. Grazie ai progressi nella ricerca, oggi è possibile anche una maggiore attenzione alla qualità di vita delle donne colpite da questo tumore. Un traguardo importante è stato raggiunto, ad esempio, con l’evoluzione della via di somministrazione della terapia biologica standard per le forme HER2 positive, con formulazioni sottocute che riducono i tempi di somministrazione e costituiscono un significativo miglioramento della qualità di vita di queste pazienti. Inoltre, proprio con l’identificazione del gene HER, la ricerca ha portato a disposizione degli oncologi nuovi anticorpi monoclonali che hanno cambiato e cambieranno la storia naturale della malattia. Proprio di una di queste terapie se ne è molto parlato all’ultimo congresso europeo di oncologia dove sono stati presentati i risultati dello studio Cleopatra che hanno mostrato un’importante aumento della sopravvivenza per le forme più avanzate di questo tumore. Un risultato fino a pochi anni fa impensabile».

Fondamentale rimane anche continuare a parlare di questa patologia, a tutte le donne ma anche a tutta l’opinione pubblica. La campagna “Il futuro ha bisogno di tempo” ha avuto come obiettivo proprio quello di alimentare il dibattito sul tumore al seno, stimolando le stesse donne alla discussione e condivisione di esperienze e timori. «Continuare a parlare, e a far parlare, delle diverse forme di tumore al seno è fondamentale – ha tenuto a ribadire Annamaria Mancuso, Presidente dell’Associazione Salute Donna – per mettere in atto un percorso virtuoso che vede al centro la paziente, circondata e supportata, oltre che dalla propria famiglia e dagli specialisti che l’hanno in cura, da una rete di aiuto per far fronte al disagio psicologico, come alle impellenze materiali, ma anche di condivisione dell’esperienza, che la fa sentire meno sola e, quindi, la rende meno vulnerabile».

«Siamo convinte che l’informazione sui progressi della scienza nella lotta a questa neoplasia debba viaggiare di pari passo con iniziative che permettano alle donne che ne sono colpite di sentirsi meno sole, attraverso ad esempio la condivisione, nel nostro forum, di tante esperienze comuni – ha dichiarato Maria Cecilia Andretta, AD di alfemminile.com –. Questo è il duplice obiettivo che ci siamo poste di raggiungere con la Campagna ‘Il futuro ha bisogno di tempo’. Più le donne impareranno a conoscere questa patologia, più avremo contribuito a sviluppare una cultura della prevenzione e della diagnosi precoce che possano davvero salvare la vita».

«Proprio per il nostro ruolo – ha voluto concludere la dott.ssa Caterina Golotta, Medical Affairs Therapeutic Area Leader Oncology di Roche S.p.a. - riteniamo fondamentale sostenere, come in questo caso, campagne volte a veicolare una sempre più ampia informazione su una patologia come il tumore al seno. Solo così possiamo veramente dire che come azienda leader in oncologia, stiamo facendo tutto il possibile per eliminare questo “big killer”, mettendo sempre al centro di ogni nostra riflessione e azione la figura della paziente. E’ con questo spirito che Roche, nel 2014, ha attivi ben 108 studi clinici in ambito oncologico che coinvolgono quasi 7.000 pazienti e che hanno potuto, in questo modo, beneficiare di farmaci altamente innovativi, altrimenti non disponibili».

Fonte: Comunicazione Roche S.p.A.