Look gotico e ciglia finte, nuove mode a rischio allergia

Redazione DottNet | 09/12/2008 16:15

Pelle di luna sbiancata da ciprie o creme schiarenti e occhi bistrati, magari “rinforzati” con ciglia finte per uno sguardo da cerbiatta. Archiviato il mito dell'abbronzatura quattro stagioni, il look gotico impazza a Hollywood, scavalla l'Oceano e contagia anche le italiane. Ma la moda della palbebra nera sull'incarnato candido va sposata con cautela, soprattutto in caso di predisposizione alle allergie. Ad analizzare i possibili rischi del make-up da rivista patinata sono l'allergologo immunologo Domenico Schiavino e il dermatologo cosmetologo Leonardo Celleno dell'università Cattolica di Roma. La premessa comune ai due esperti è che i cosmetici made in Italy "sono assolutamente garantiti". In generale, precisa Celleno, "in Europa il livello di sicurezza di questi prodotti è perfino superiore a quello statunitense", anche per merito delle etichette trasparenti imposte dalle più recenti modifiche alla normativa Ue di settore. Tuttavia, spiega Schiavino, "i trucchi scuri sono più a rischio di possibili allergie" nei soggetti sensibili per esempio al nichel.

Occhio dunque a mascara, matite nere e kajal. E su questa polvere, ispirata alle bellezze mediorientali e nordafricane, pone l'accento anche Celleno: se i prodotti “di casa nostra” sono sicuri, "la cosmesi etnica può rappresentare un problema - sottolinea - Più del 5% della popolazione del nostro Paese è rappresentata ormai da stranieri, che vendono prodotti acquistabili da tutti". Quanto agli sbiancanti per la cute, "complessivamente sono sicuri - dice Schiavino - ma alcuni provenienti dall'Africa o da Paesi come l'Estonia possono contenere sostanze tossiche, e qualcuno è stato ritirato proprio quest'anno". Infine le ciglia artificiali: gli adesivi per incollarle sono fra le cause più frequenti di irritazione palpebrale, insieme a rimmel e coloranti per capelli.
Uno studio internazionale pubblicato nel 2007 rileva che il 52% delle dermatiti associate all'utilizzo di cosmetici è di natura irritativa (legata cioè alle componenti del prodotto), il 31% è di tipo allergico (mediato da meccanismi immunitari) e il 14% è dovuto a uso improprio del cosmetico. Gli unici dati italiani disponibili sono invece "un pò datati e andrebbero aggiornati", ammette Celleno. L'ultima indagine risale al periodo 1994-98, con una percentuale di dermatiti allergiche da cosmetici pari al 31,2% (contro il 20,1% del quinquennio 1989-93 e il 29,2% del periodo 1984-88). E ancora: gli effetti indesiderati più comuni sono associati al trucco per il viso (18,7%), seguito da deodoranti (17,1%) e trucco occhi (13,5%). "Numeri in ogni caso molto contenuti - puntualizza lo specialista - se si pensa che utilizziamo 7-8 cosmetici al giorno".
In linea generale, aggiunge, "dall'8 al 30% della popolazione generale ha riferito almeno una volta un problema cutaneo legato ai cosmetici". E zoomando sulle dermatiti allergiche da contatto, nella classifica delle sostanze più spesso coinvolte primeggia il nichel: “re” della bigiotteria, si può trovare anche nello spazzolino del mascara o "in tracce nei cosmetici conservati in fusti metallici - afferma Schiavino - oppure deriva dall'acqua utilizzata nella produzione. Su 100 patch test diagnostici eseguiti e positivi a qualche sostanza d'uso cosmetico, 14 esami sono positivi al nichel", riferisce l'esperto. Il secondo “imputato” più frequente è poi balsamo del Perù (11,3%), un'essenza che può essere però presente anche in caramelle, chewing-gum, dolci e addirittura nel vino rosso. Dunque "non sempre il cosmetico viene accusato a ragione", evidenzia Celleno. I primi colpevoli sono "l'abuso e il mal uso", conferma Schiavino. "L'applicazione su pelli irritate o lesionate dall'acne giovanile è rischiosa", avverte. No anche a "ciprie e belletti tenuti tutto il giorno e magari anche di notte". Attenzione infine ai latti detergenti: "Vanno sempre risciacquati", insegna Celleno, e applicati con delicatezza senza accanirsi a strofinare col batuffolo di cotone.
 

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