Split Payment, scontrini esclusi dal meccanismo

Redazione DottNet | 13/02/2015 16:43

Lo split payment, introdotto dal primo gennaio dalla Legge di Stabilità, si applica soltanto sulle operazioni documentate da fattura e non su quelle certificate dal fornitore mediante scontrino e ricevuta fiscale.

Era l’interpretazione della norma consigliata da Federfarma alle farmacie associate e da oggi è anche l’orientamento dell’amministrazione fiscale. Lo ufficializza la circolare diffusa l’altro ieri dall’Agenzia delle entrate per divulgare le indicazioni operative del nuovo meccanismo (detto anche “separazione dell’imposta”). Il documento, in particolare, afferma che per cogliere la “ratio” della norma occorre partire dall’obiettivo con cui si è mosso il legislatore, ossia «contrastare i fenomeni di evasione e le frodi dell’iva». Se ne ricava, dunque, che tra le amministrazioni che dovranno trattenere l’iva dalle fatture dei loro fornitori ci sono anche le Comunità montane e le Unioni dei comuni, così come – nel comparto sanitario – «gli enti pubblici che sostituiscono le aziende sanitarie locali e gli enti ospedalieri nell’approvvigionamento di beni e servizi destinati all’attività», gli entiospedalieri (esclusi gli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera), gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (Ircss) e gli enti pubblici di assistenza e beneficenza.

La medesima chiave di lettura, poi, chiarisce l’ambito di applicazione dello split payment: la separazione dell’iva – come aveva già anticipato Federfarma a fine gennaio – scatta sui corrispettivi (fatturati) come dpc, Cup o integrativa, ma non sulle cessioni di medicinali in regime convenzionato (e registrate con dcr). In ogni caso, conclude l’Agenzia delle entrate, gli errori eventualmente commessi prima della diffusione della circolare (datata 9 febbraio) non saranno sanzionabili.

 

fonte: filodiretto Federfarma

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