L'Irap e gli Mmg: le particolari tesi delle Commissioni tributarie

Medicina Generale | Redazione DottNet | 12/02/2015 09:46

L'avvocato Bertolino, nostro esperto, ci ha inviato un'interessante osservazione sull'Irap dei medici di famiglia. L'articolo, che volentieri pubblichiamo, scaturisce dalla sua lunga esperienza in materia e dalle situazioni, a volte comiche, in cui si è imbattuto.

La mia esperienza quotidiana rivolta da ormai sette anni a sostenere presso le Commissione Tributarie della Lombardia la non doverosità dell’Irap per i M.M.G. mi pone a volte di fronte a situazione quasi grottesche che ritengo sia utile portare a conoscenza degli operatori del settore.

 

 

Dal dicembre 2013 con la sentenza 22020 e più di recente con le pronunce 26991 e 27017 del 19 dicembre 2014, la Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui il M.M.G. non deve pagare l’Irap non soltanto nei casi in cui nello svolgimento dell’attività utilizzi tutte quelle strumentazioni ed elementi organizzativi previsti obbligatoriamente dalla Convenzione, ma anche qualora si avvalga della segretaria.  Un orientamento che anche l’Agenzia delle Entrate aveva fatto proprio riconoscendo con la circolare 28/E del 2010 che non possono essere ritenuti utili all’accertamento in concreto della sussistenza dell’autonoma organizzazione tutti quegli elementi organizzativi di cui il M.M.G. deve obbligatoriamente dotarsi per adeguarsi alla Convenzione Nazionale.  Tale circolare lasciava però irrisolto l’aspetto relativo l’ipotesi in cui nello studio medico vi era la presenza di una segretaria posto che la Convezione impone al M.M.G. semplicemente di dotarsi di idoneo servizio di ricezione chiamate senza specificare nulla di più. La Corte di Cassazione, con le sentenze sopra richiamate, ha fatto chiarezza anche su tale aspetto affermando che anche la presenza della segretaria non comporta la doverosità dell’Irap per i M.M.G.

 

 

Sembrerebbe che, a fronte di questi ormai stabili e condivisi orientamenti, sia ormai tutto chiarito in materia e che per i M.M.G. non ci siano più sorprese in agguato, ma non è affatto così!  Pochi giorni addietro mi è stata data l’occasione di ascoltare presso la Commissione Tributaria Provinciale di Milano una tesi del tutto opposta ed assai ‘pericolosa’. Una tesi secondo la quale il M.M.G. dovrebbe sempre pagare l’Irap proprio perché la Convenzione lo obbliga a dotarsi di una organizzazione necessaria per potere visitare i pazienti e dunque, per tale ragione, sarebbe la stessa Convenzione che lo obbligherebbe a dover versare l’Irap. In altri termini secondo questo ragionamento logico-giuridico il fatto che il M.M.G. sia sottoposto ad una Convenzione con il S.S.N. che ne limita sia l’autonomia organizzativa sia i compensi che sono congelati dal numero massimale degli assistibili significherebbe che questi elementi strumentali e di organizzazione di cui il medico deve dotarsi per esercitare la professione includerebbero automaticamente la sussistenza di quell’Autonoma Organizzazione che comporta l’obbligatorietà di applicazione dell’Irap.

 

 

 

Non viene dunque dato risalto al fatto che tali elementi strutturali/organizzativi, non potendo in alcun modo influenzare la produttività dello studio medico e per l’effetto la capacità contributiva del M.M.G. in quanto limitata dal massimale degli assistibili, non hanno ragione alcuna di essere sottoposti a tassazione rappresentando per il medico soltanto un costo aggiuntivo inidoneo ad accrescere gli utili dello studio medico. Viceversa tali elementi organizzativi (per intenderci lo studio, le attrezzature per visitare, il telefono, il fax, etc) rappresenterebbero loro stessi la garanzia della sussistenza per tutti i M.M.G. del presupposto impositivo Irap. Una tesi che, per evitare di denigrare le altrui competenze, definirei assai ‘interessante’ e capace di stravolgere e capovolgere in un attimo tutto il ragionamento giuridico storico posto alla base della giurisprudenza prima di talune Commissione Tributarie, poi fatto proprio in parte anche dall’Agenzia delle Entrate con la riportata Circolare 28/E e adesso definitivamente seguito dalla Corte di Cassazione.

 

 

Una tesi, come detto ‘interessante’, che come tale sottopongo ai lettori non per tremare come ho fatto io quando ho avuto il piacere di ascoltarla, ma al fine di comprendere come a volte non sia facile - avendo dall’altra parte un referente (con poteri decisori) che porta avanti in modo assai convinto simili argomentazioni - riportare ordine nella materia e spiegare con massimo rispetto e precisione a chi sta dall’altra parte che le cose stanno nel modo diametralmente opposto a quello che lui immagina.

 

 

Luigi Bertolino

Avvocato Cassazionista

Dottore di Ricerca in Diritto Tributario Comunitario

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