Neonata morta: è scontro Lorenzin-Crocetta. Le testimonianze

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 13/02/2015 20:57

Mentre la procura si appresta ad iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati, il caso della piccola Nicole, la neonata morta ieri in Sicilia, registra uno scontro violento tra Regione e ministero della Salute, con il ministro Lorenzin che evoca un nuovo commissariamento, il governatore Crocetta che bolla come "improvvide e ingenerose" le sue parole e l'assessore alla Sanità Borsellino che, proprio per queste critiche, avrebbe manifestato la volontà di dimettersi.

"Il caso è complesso e ci vorrà del tempo", occorre "valutare l'origine dalla patologia, le cure prestate, la richiesta alle strutture specialistiche e il trasporto". Il procuratore di Catania, Giovanni Salvi, annuncia la massima attenzione per la "vicenda triste e terribile" della neonata morta tre ore dopo la nascita, avvenuta ieri con parto naturale a termine, nella clinica Gibiino, mentre era su un'ambulanza che la trasportava a Ragusa, nell'unica Unità di terapia intensiva di neonatologia (Utin) che aveva posti letto disponibili. A Catania i 4 ospedali erano 'pieni', e non è stato possibile trasferire la bambina, in elicottero perché il servizio del 118 la notte non è in funzione nel capoluogo etneo. Il procuratore Salvi, mantenendo il riserbo, si limita a dire che nell'inchiesta ci saranno indagati, come atto dovuto. Perché, spiega, è "necessario iscrivere quelli che hanno avuto" un compito per "consentire loro di avere tutti gli elementi per difendersi, ma per il momento non vi sono individuazioni di precise responsabilità".

 

 

E quelle penali, ricorda il magistrato, "sono personali e non di strutture". Invece "per quanto riguarda i profili organizzativi del servizio e la disponibilità delle sale bisogna chiedere a chi è competente, a partire dall'assessorato regionale alla sanità". Le persone sulle quali stanno indagando sono i medici della clinica, che è tornata a "respinge fermamente ogni illazione e congettura sul proprio operato". Dalla casa di cura si dicono certi che "dagli esami autoptici emergerà che il decesso è stato causato da fattori che esulano dall'attività dei medici della struttura, che hanno fatto di tutto per salvare la vita alla neonata", nata con peso normale, utilizzando "cannule e sondini immediatamente dopo la nascita". Accertamenti anche sui contatti con il 118, per verificare tempistica e rispetto del protocollo. E nelle quattro Utin degli ospedali di Catania per chiarire se non c'erano posti o se si sarebbe potuto in qualche modo sopperire all'emergenza. Sull'inchiesta la famiglia invoca il silenzio stampa, rotto dalla mamma di Nicole su Facebook: "la nostra bambina non c'è più e - accusa - non per cause naturali ma per un errore umano, tanti errori umani... quello che dicono i Tg è solo una parte di verità... ma presto si avrà giustizia, presto tutto verrà alla luce e la mia piccola avrà pace".

 

 

Un nonno parla invece di "sanità quasi delinquenziale in Sicilia". Prova a chiarire, anche nei termini, uno dei responsabili delle Utin di Catania senza posti letto: "Chiamatela col suo nome, malapolitica, perché questo non è un caso di malasanità", dice Vincenzo Di Benedetto, primario del Policlinico Universitario, che "giornalmente è costretto a rifiutare ricoveri". Dall'Aiop, l'associazione delle casa di cura private, si ricorda come "da tempo le cliniche non pubbliche chiedono di potere attivare delle Utin, ma - ricorda la presidente Barbara Cittadini - finora abbiamo ricevuto soltanto dinieghi dalla Regione" E la Regione si è mossa col governatore Rosario Crocetta e l'assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino. Quest'ultima ha convocato i manager degli ospedali di Catania e i responsabili della clinica Gibiino. "E' troppo presto per avere elementi certezza - osserva l'assessore - l'incontro di oggi e' stato finalizzato ad acquisire primi elementi di informazione sotto il profilo assistenziale. E' dovere di tutte le istituzioni fare accertamenti. Il nostro compito - ricorda - è quello di accertare tutti i livelli di responsabilità anche della stessa Casa di cura, e su quelli costruiremo i provvedimenti consequenziali". Contro l'assessore si schierano però il Codacons e la Fp Cgil che sollecitano le sue dimissioni. Anche i deputati regionali del M5s chiedono all'assessore di riferire in aula "con urgenza". Ma l'affondo più duro arriva dal ministro Beatrice Lorenzin che "attende il documento finale degli ispettori" inviati in Sicilia per valutare "se i livelli essenziali di assistenza siano correttamente erogati dalla Regione o se ricorrano elementi per un nuovo commissariamento". Parole "improvvide e ingenerose" quelle del ministro, secondo il governatore Crocetta, di fronte alle quali l'assessore Borsellino avrebbe manifestato l'intenzione di dimettersi. E' lo stesso Crocetta ad invitarla a ripensarci: "Le sue dimissioni - dice - sarebbero un grave danno per la Sicilia e per la Sanità della regione".

 

 

"La nostra bambina non c'è più, e non per cause naturali, ma per un errore umano, tanti errori umani: quello che dicono i telegiornali è soltanto una parte di verità, ma presto si avrà giustizia, presto tutto verrà alla luce e la mia piccola avrà pace". Dà sfogo al suo dolore Tania Laura Egitto, la giovane madre di Nicole, la neonata morta tre ore dopo essere venuta al mondo nella clinica Gibiino di Catania, mentre era su un'ambulanza che la portava a Ragusa, dopo che a Catania non erano stati trovati posti in Unità di terapia intensiva prenatale. Casalinga, sposata, dal 20 luglio del 2013, con Andrea Di Pietro, che lavora in un bar, Nicole era la loro prima figlia. E loro erano orgogliosi di mostrare a tutti la loro felicità. La gravidanza era stata tanto attesa e 'condivisa', con gli amici, con foto su Facebook: lui e lei sorridenti, tra loro un biglietto con la scritta Nicole e una freccia che indica il pancione.

 

 

E al social network, oggi la donna affida le sue amare considerazioni. E rimpianti: "me l'hanno portata via, senza averle potuto dare il suo primo e ultimo saluto", perché, dice, "non mi hanno permesso di vederla, di stringerla a me, di accarezzarle la manina e farle sentire che io le ero vicina". "Ci sono tanti tipi di amore e noi - osserva la mamma di Nicole - abbiamo avuto la fortuna di provarli tutti: il più grande è senza dubbio quello per i propri figli. Io e Andrea lo proveremo per sempre per la nostra piccola, che fin da subito dentro me ci ha regalato una gioia immensa e un amore infinito". Ma "poi c'è il dolore", che insegue e la coppia è stata 'catturata' da "quello più brutto: la perdita di un figlio, che ti spezza il cuore in mille pezzi, che ti svuota, ti toglie la voglia di vivere". Ma Tania Laura Egitto e suo marito Andrea Di Pietro "non dimenticheranno" e vogliono sapere cosa è successo alla loro 'piccola ballerina scatenata'. Per questo hanno dato mandato a un legale, l'avvocato Giuseppe Micieli, di assisterli. Il penalista si limita a un "no comment per rispetto dell'inchiesta in corso". E così anche il padre di Nicole, che è entrato e uscito più volte dalla clinica, con in volto i segni di dolore e stanchezza, ma non ha voluto parlare con i cronisti. Alcuni parenti si stringono accanto a lui e invitano i giornalisti a "lasciarlo in pace, ad avere rispetto per il loro dolore". Ed è allora il nonno di Nicole a rompere per un attimo il silenzio: "in Sicilia c'e' una sanità assolutamente disastrosa, quasi delinquenziale...". Poi torna il silenzio.

 

 

Il momento del parto resta una delle fasi maggiormente a rischio, in determinate situazioni, sia per la madre sia per il neonato. A dimostrarlo sono gli ultimi dati disponibili: secondo l'indagine della commissione di inchiesta sugli errori sanitari presentata nel 2013, su circa 570 segnalazioni di episodi di malasanità nell'arco di tre anni, infatti, un centinaio riguardano proprio il parto. Inoltre, l'ultimo Rapporto PiT Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva segnala l'area di ostetricia ginecologia come la quarta la voce nell'area dei presunti errori terapeutici (6,6%) e come la terza voce nell'area errori diagnostici (9%). Le cause delle morti delle partorienti sono per lo più emorragia, ipertensione, edema polmonare, ma in molte situazioni la mancanza di attrezzature adeguate a far fronte all'emergenza e la disorganizzazione rivestono un peso decisivo.

 

 

Critica in varie Regioni, avvertono i neonatologi, è anche la situazione relativa ai posti letto nei reparti di Terapia intensiva neonatale, spesso insufficienti. Sono circa 100 i reparti di neonatologia italiani: lo standard previsto internazionalmente è di un posto di terapia intensiva per neonati ogni 750 nati, ma si tratta di un obiettivo ancora lontano in varie Regioni. Le differenze regionali sono tuttavia marcate: se in Lombardia ad esempio, sulla base dei dati disponibili, si registra un posto di terapia intensiva neonatale ogni 650 nati, il rapporto è invece di un posto ogni mille nati nel Lazio e la situazione peggiora al Sud, dove anche il tasso di mortalità infantile è più alto rispetto a quello medio nazionale, pari a 3,3 per mille nati. Va detto, avvertono i neonatologi, che spostare un neonato in condizioni gravi per raggiungere una terapia intensiva esterna ''raddoppia il rischio di mortalità''. Altro capitolo è poi quella della sicurezza dei punti nascita. L'accordo Stato-Regioni del 2010 sul percorso nascita prevede la chiusura e riorganizzazione dei centri dove si registrano meno di 500 parti l'anno. Stando all'ultimo rapporto del Cedap (Certificati di assistenza al parto) del 2009, i punti nascita con meno di 500 parti l'anno in Italia sono 153, tra pubblici, privati accreditati e non, localizzati soprattutto al Sud.

 

 

Fonte: ansa

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