Così cambieranno i pronto soccorso

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 16/02/2015 20:36

Una riorganizzazione per rendere più efficace l'area dell'emergenza-urgenza degli ospedali, a partire dai Pronto soccorso. A prevederla è il regolamento sui nuovi standard ospedalieri, trasmesso per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: per gli 'addetti ai lavori', però, si tratta di indicazioni ''generali'' e ''insufficienti'', a fronte delle criticità di un sistema finito proprio in questi giorni sotto la 'lente di osservazione' dopo il caso della neonata morta a Catania in ambulanza, per la mancanza di disponibilità di un posto di terapia intensiva neonatale.

Con i nuovi standard previsti, sottolinea il responsabile Salute della Cgil Stefano Cecconi, ''si cerca in qualche modo anche di 'mettere ordine' in una sistema, quello dell'emergenza-urgenza, che al momento risulta molto frammentato e diversificato da Regione a Regione'', a partire dai parametri numerici di riferimento. Il nuovo regolamento fissa dunque i 'requisiti' numerici minimi perchè un ospedale possa essere sede di Pronto soccorso: tale funzione, si legge ''è prevista per un bacino di utenza compreso tra 80mila e 150mila abitanti; per un tempo di percorrenza maggiore di un'ora dal centro dell'abitato al Dipartimento di emergenza urgenza (Dea) di riferimento; per un numero di accessi annuo appropriato superiore a 20mila unità''. Può però essere prevista la funzione di Pronto soccorso anche in ospedali di aree disagiate sia pure con un numero di abitanti di riferimento inferiore ad 80mila.

 

Altre misure sono poi mirate a ridefinire la distribuzione dei mezzi di soccorso delle Centrali operative del 118 - ovvero ambulanze, automediche ed elisoccorso - secondo criteri di ''densità abitativa, distanze e caratteristiche territoriali''. Le Centrali operative 188 dovrebbero essere ''almeno una per Regione/Provincia autonoma''. Sono inoltre previsti Punti di primo intervento nelle località interessate dalla riconversione dell'attività di un ospedale per acuti in una struttura territoriale. Indicazioni ''insufficienti'' secondo Cecconi: ''Non si colgono grandi novità rispetto all'attuale organizzazione. Il vero nodo da cui partire - afferma - è infatti l'investimento sul personale che deve garantire i servizi, ma su questo aspetto non viene detto alcunchè''. E ciò ''nonostante proprio il personale medico e infermieristico - conclude l'esponente sindacale - sia uno dei settori sempre e maggiormente in sofferenza''.

 

fonte: cgil, ansa

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