Federfarma: liberalizzare è minaccia all'Ssn. Gullotta: creiamo lavoro

Farmacia | Redazione DottNet | 17/02/2015 23:20

"I farmacisti difendono un modello di farmacia che sia protagonista di una sanità pubblica solidale e universalistica e nel totale rispetto dell'art. 32 della Costituzione Italiana (la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività) il farmacista usa la farmacia come strumento indispensabile per svolgere una professione sanitaria, quindi il profitto è subordinato alla sua missione socio-sanitaria, contrariamente a quanto avviene per qualsivoglia esercizio commerciale", dove il farmacista è solo strumento di una logica puramente economica. Lo afferma Domenico Dal Re, Presidente di Federfarma Emilia Romagna in relazione al dibattito sul DDL Concorrenza. Ma il leader dei paraarmacisti chiede che il settore venga valorizzato perché crea lavoro e offre opprtunità a tanti laureati. Infine la nota dell'Aifa: per l'Agenzia le liberalizzazioni, almeno quelle in atto, hanno già fallito visto che gli italiani hanno speso ancora di più per i farmaci.

"In effetti la rete delle farmacie è lo strumento voluto dallo Stato per dispensare in modo armonico e capillare i farmaci ed è regolamentata da norme che sono primariamente finalizzate a tutelare la salute pubblica - aggiunge Del Re -. Tale chiara identità è confermata dalla sentenza n.27/2003 della Corte Costituzionale, confermata dalla Corte Europea. E' del tutto evidente che qualora il farmaco prendesse la strada della grande distribuzione e delle parafarmacie lo Stato perderebbe il monopolio della distribuzione che oggi si espleta con la concessione alla farmacia, e il cittadino perderebbe una garanzia costituzionale di tutela della salute pubblica tramite un libero professionista e una capillarità territoriale (si pensi ad esempio alle farmacie rurali..) che mai potrebbe essere confermata. Sarebbe la fine del servizio sanitario nazionale di stampo universalistico che unisce virtuosamente garanzie per tutti e costi contenuti, che tanti paesi socialmente evoluti ci invidiano. Questa deregolamentazione non la chiede l'Europa ma poche e fortissime multinazionali della distribuzione del farmaco e la grande distribuzione".

"Non è accettabile che per l'interesse di pochi - conclude Dal Re - sia messo seriamente a rischio un diritto di tutti: la salute, vale dire il bene più prezioso per ogni persona. Oggi il capitalismo speculativo vuole il farmaco, domani vorrà tutta la sanità Per avere un'idea di tale possibile futuro è purtroppo sufficiente guardare agli Stati Uniti, dove il 30% della popolazione non ha assistenza sanitaria. Siamo pronti a una grande battaglia, non solo per noi ma per la collettività intera, come tutti in ambito sanitario siamo chiamati a fare".

Sono le farmacie a garantire il vero servizio: e' questo il senso della replica di Federfarma alla Grande Distribuzione Organizzata che, in questi giorni, si legge in una nota, ''continua a sbandierare il proprio ruolo di paladina dei consumatori vantando le opportunità offerte dai propri punti vendita'' in vista delle norme in arrivo sulle liberalizzazioni. La GDO, spiega l'associazione, ''che tiene tanto al bene dei cittadini, vende farmaci in meno del 10% dei propri punti vendita perché sceglie solo i punti vendita piu' redditizi noncurante delle persone che hanno piu' difficoltà a raggiungere i centri commerciali, soprattutto gli anziani e i malati fragili. Le farmacie invece sono dappertutto, anche nelle aree rurali e montane piu' disagiate e garantiscono un servizio 24 ore su 24''. Nei propri punti vendita la Gdo, aggiunge l'associazione dei farmacisti, mette a disposizione della clientela solo poche decine di prodotti farmaceutici ''guarda caso proprio quelli piu' venduti. Le farmacie hanno migliaia di referenze e garantiscono la disponibilità di un farmaco mancante in poche ore''.

Per Federfarma ''acquistare farmaci con obbligo di ricetta nei supermercati rappresenterebbe una mutazione genetica perché in nessun Paese al mondo i medicinali con ricetta sono venduti fuori farmacia. Anche le farmacie vogliono che il Paese abbia una sanità piu' moderna, ma non credono che ammodernamento significhi dare la ricetta medica alle cattedrali del consumismo. Bisogna invece garantire attraverso le farmacie in tutto il territorio ulteriori servizi sanitari al cittadino''.

Il Cdm di venerdì valorizzi definitivamente le parafarmacie. Lo chiede il presidente della Federazione nazionale parafarmacie, Davide Gullotta, che critica ogni palese "falsa dichiarazione di chi si oppone alla nuova tornata di liberalizzazioni". A questo, rileva Gullotta, "le parafarmacie rispondono con i fatti: i ministri Guidi e Lorenzin, e il premier Renzi in primis, non dimentichino il contributo di tanti farmacisti coraggiosi che con le parafarmacie hanno investito sulla propria professione, creato posti di lavoro e spesso rappresentato un presidio importante nelle aree meno servite dalle farmacie".

"Contro le falsità di questi giorni noi rispondiamo con esempi concreti - dichiara Gullotta -. Tirare in ballo la sopravvivenza delle farmacie rurali e' sempre stato un cavallo di battaglia dei nostri avversari ma i fatti ne smentiscono la tesi: il 95% delle parafarmacie risiede infatti in centri urbani. E se la liberalizzazione degli orari di apertura delle farmacie non ha per nulla sottratto lavoro a quelle più piccole (ma soltanto avvantaggiato il cittadino consumatore) allo stesso modo non si è verificata nessuna impennata del consumo dei medicinali Sop e Otc a seguito del primo decreto Bersani, vale a dire dunque nessun abuso di farmaci". "Le norme attuali valorizzano il luogo a scapito della professione - conclude Gullotta - Questo e' il vero problema".

La precisazione dell'Aifa non si fa attendere: In relazione a recenti notizie di stampa a supporto del DDL in discussione sulle liberalizzazioni, l’Agenzia Italiana del Farmaco, si legge in una nota. intende fare chiarezza mostrando l'analisi dei medicinali di fascia C a partire dal 2006, anno di emanazione del cosiddetto “Decreto Bersani” (decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248), che evidenzia consumi totali stabili fino al 2010
 
Successivamente, probabilmente per effetto della crisi economica, il consumo (ma non i costi) di questi medicinali ha visto una progressiva flessione fino al 2013, attestandosi ad una riduzione dell'11,5%, rispetto al 2006. Tale contrazione dei consumi rispetto al 2006 ha riguardato in particolare i medicinali di fascia C con ricetta medica, dispensati esclusivamente attraverso le farmacie aperte al pubblico (-15,7% vs. 2006). Al contrario, la riduzione dei consumi dei SOP/OTC, dispensabili anche attraverso le parafarmacie e la GDO, è stata più contenuta (-7,4%), probabilmente, sia per effetto dell'ampliamento del numero dei punti di dispensazione di questi medicinali legati al Decreto Bersani, sia per gli effetti del Decreto del Ministero della Salute 18 aprile 2012 ("Attuazione delle disposizioni dell’articolo 32, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sulla vendita dei medicinali previsti dall’articolo 8, comma 10, lettera c) , della legge 24 dicembre 1993, n. 537") che ha riclassificato da C-RR in C-SOP diverse specialità medicinali.


Gli effetti di tali provvedimenti di liberalizzazione in realtà non sembrerebbero aver portato alcun vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono – come da AIFA più volte sottolineato – una merce simile a qualunque altra. Non vi sono stati risparmi per i cittadini visto che la spesa a loro carico ha avuto una crescita del +2,2% dal 2006 al 2013
 
In altri termini, a fronte di un paziente che per effetto della crisi tendeva a contrarre il volume dei propri acquisti di medicinali di fascia C, il sistema produttivo e distributivo ha “compensato” sfruttando la nota attitudine al consumo del mondo occidentale con un costante incremento dei prezzi di questi medicinali .
 
In realtà, se l'obiettivo della liberalizzazione della vendita dei medicinali di fascia C-SOP/OTC era quello di rappresentare un vantaggio per i pazienti, con una riduzione dei prezzi tramite una vera concorrenza e un complessivo risparmio a loro vantaggio, i dati obiettivi e certificati evidenziano il completo fallimento di tale presupposto, perlomeno nel settore dell'assistenza farmaceutica.
 
Infatti l'effetto economico di provvedimenti, nell'intento pro-concorrenziali, ha paradossalmente determinato un complessivo aggravio per i cittadini di circa 200 milioni di euro (2.298 vs. 2.094, pari a +9,7% nel 2013 vs. 2006), nonostante la contrazione dei consumi.
 
Tale scenario non ha caratterizzato i medicinali di fascia C con ricetta che, oltre ad aver subito una rilevante riduzione del consumo (soprattutto dopo il 2012, ovvero dopo la riclassificazione da DM 18 aprile 2012), hanno avuto anche una contrazione della spesa a carico del cittadino del -3%

 

fonte: ansa, federfarma, aifa, parafarmacie

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