Epatite C, i farmaci salvavita saranno gratuiti. Pronta nuova molecola

Redazione DottNet | 17/02/2015 21:01

Quattro sono quelli già approvati e altri tre sono in arrivo, tutti garantiscono la guarigione nella quasi totalità dei casi. E' la 'carica' dei nuovi farmaci contro l'Epatite C: dopo il Sofosbuvir, il primo di nuova generazione arrivato in Italia, entro la settimana sarà disponibile anche una seconda molecola innovativa, con la garanzia che questi medicinali salvavita per migliaia di malati saranno gratuiti. Proprio per garantire le cure, un fondo da un mld di euro è già stato previsto ed il ministero della Salute ha nei giorni scorsi inviato i carabinieri Nas nelle Regioni per verificare lo stato di erogazione dei farmaci a fronte dei ritardi denunciati.

Ora, le associazioni dei malati annunciano che le Regioni che non garantiranno i nuovi medicinali verranno segnalate all'autorità giudiziaria. L'attesa dei pazienti è dunque grande, ed oggi l'annuncio dell'arrivo a giorni della seconda molecola d'avanguardia, simeprevir, è stato dato nella sede dell'azienda italiana produttrice, la Janssen Italia a Latina, durante un evento cui hanno partecipato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Pani, oltre al presidente di Farmindustria e presidente Janssen Massimo Scaccabarozzi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. E con il farmaco - che sarà prodotto in Italia per il mondo intero - arriveranno anche nuova occupazione e investimenti: 80 milioni di euro dal 2016 al 2021. Ma soprattutto, si apre una nuova era per migliaia di malati: in combinazione con il sofosbuvir, quella in arrivo è la prima terapia combinata orale, senza interferone, che ha dimostrato una percentuale di guarigione dal virus nel 90% dei casi.


 

Quanto ai costi, ''oggi vanno cambiate le strategie, ma in ogni caso - ha assicurato Pani - troveremo un modo per fare sì che i pazienti abbiano quello che devono avere''. Insomma, un svolta inimmaginabile fino a pochi anni fa, come ha ha sottolineato la stessa Lorenzin: ''Oggi nel mondo della farmaceutica - ha detto prendendo ad esempio proprio i nuovi farmaci contro l'Epatite - è come passare dall'era della radio a quella di internet; quindi è necessario ripensare i modelli di sostenibilità economica per poter garantire l'accesso ai farmaci innovativi a tutti i cittadini, ma il fatto è che invece il ministero dell'economia e anche tutti gli altri continuano a lavorare utilizzando modelli di riferimento vecchi''.


 

Nodo cruciale resta, dunque, la sostenibilità economica delle cure innovative, anche se proprio i nuovi farmaci rappresenteranno a lungo termine una 'cura' pure per l'economia e le casse del Sistema sanitario nazionale (Ssn): ''In Italia, infatti, ci sono oggi oltre 300mila pazienti noti con epatite C, ma quelli stimati sono 1,5 mln, che generano un costo complessivo per il Ssn di oltre un miliardo di euro all'anno. Per questo - ha avvertito Francesco Mennini, dell'Università Tor Vergata di Roma, direttore del Centro per la valutazione economica - l'introduzione di nuovi farmaci che permettono la guarigione dalla patologia può diventare un elemento importante anche dal punto di vista economico". Un dato comunque è certo: "Questo è l'anno magico per gli investimenti in Italia, perché - ha affermato il ministro - importantissime linee di produzione di farmaci innovativi, da quelli per l'epatite ad altri, vengono realizzate negli impianti italiani". Con una ambizione per il futuro: ''che il nostro hub farmaceutico - ha concluso Lorenzin - diventi il primo d'Europa e non più il secondo".

 

 

I malati di Epatite C in Italia costano attualmente al Sistema sanitario nazionale (Ssn) circa un miliardo di euro l'anno: oggi sono in arrivo farmaci d'avanguardia che, sia pure molto costosi, permettono la guarigione nella quasi totalità dei casi. Nel medio-lungo termine, dunque, tale costo si rivelerà invece un risparmio per il sistema, sia per costi diretti che indiretti. E' questa l'analisi degli esperti in economia sanitaria, che sottolineano l'importanza di una valutazione complessiva e non solo legata ai costi immediati delle nuove terapie. ''I pazienti con Epatite C attualmente trattati o in osservazione dal SSN ammontano a circa 300 mila, a cui vanno aggiunti 18-25 mila individui detenuti nelle carceri italiane. Partendo da tale dato epidemiologico, siamo andati a valutare qual è l'onere reale a carico del Sistema - afferma Francesco Mennini, Research Director Centre for Economic Evaluation dell'Università Tor Vergata di Roma -. Abbiamo, quindi, distinto i costi diretti da quelli indiretti: i primi, quelli cioè collegati all'assistenza del SSN, al 2013 sono oltre 400 milioni di euro. I costi indiretti, intesi come perdita di produttività dovuti alle giornate di assenza dal lavoro, ammontano a circa 640 milioni euro. Di conseguenza, l'onere complessivo di trattamento/monitoraggio della patologia si attesta intorno al miliardo di euro all'anno''. Considerando poi una suddivisione per stadio di malattia, emerge che in termini di costi diretti la cirrosi è al primo posto, con oltre 200 milioni di euro sostenuti dal Sistema Sanitario, seguita dall'infezione da HCV cronica con 125-126 milioni di euro, e poi, a seguire, i trapianti che pesano per circa 40-45 milioni di euro, ed infine il carcinoma epatico che impatta in termini di costo per 26-27 milioni di euro''.

 

 

Ad oggi, osserva l'esperto, ''il SSN sopporta un peso economico molto importante per il trattamento e monitoraggio di questi pazienti. Per tale ragione, l'introduzione di farmaci che permettono la guarigione dalle patologie HCV correlate, può diventare un importante elemento anche dal punto di vista economico''. Infatti, ''in funzione dell'elevata efficacia di questi nuovi farmaci il SSN consentirebbe la guarigione di un maggior numero di pazienti ogni anno''. Inoltre, prosegue Mennini, ''considerando un modello che ci ha permesso di prevedere che cosa potrebbe accadere dal 2015 fino al 2030 con l'introduzione dei nuovi farmaci, emerge che ci sarebbe una fortissima riduzione a partire dal 1°-2° anno nella prevalenza dei casi. C'è, poi, una consistente riduzione di morti da epatocarcinoma, del numero dei trapianti e, a partire dal 2° anno di inizio di trattamento, anche una riduzione dei costi diretti sanitari''. Ipotizzando, poi, una differenza tra i costi che attualmente si sostengono e quelli che deriverebbero dall'acquisto di nuovi farmaci, ''si dimostrerebbe sicuramente - conclude - una sostenibilità per il Sistema, e quindi una disponibilità ad investire''

 

 

fonte: ansa

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