Aifa contro parafarmacie e Mnlf: è scontro sui farmaci da banco

Farmacia | Redazione DottNet | 19/02/2015 11:12

E' scontro tra parafarmacisti, Mnfl e Aifa. I primi sostengono che i dati dell'Agenzia danno ragione alla loro categoria mentre Aifa ribadisce che i numeri sono invece a favore delle farmacie.

Anche l'AIFA finalmente conferma che l'acquisto dei farmaci dietro presentazione di ricetta medica non determina abuso di farmaci: tutto il contrario di quanto invece continua a sostenere il presidente di Federfarma, Annarosa Racca”. E' quanto afferma il presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, Davide Gullotta, a seguito dell'analisi realizzata dall' Agenzia italiana dei farmaci (Aifa) sui medicinali di fascia C con ricette e quelli senza (Sop e Otc). 


"L'Agenzia italiana dei farmaci - confermando che dal 2006 (emanazione dl Bersani) il consumo di medicinali di fascia C ha subito una progressiva flessione - sposa definitivamente le nostre tesi", dichiara Gullotta. "Nel mare magnum di dichiarazioni che si susseguono con l'obiettivo di demolire ogni ulteriore liberalizzazione del sistema del farmaco un parere siffatto archivia una volta per tutte le proiezioni allarmistiche della lobby del farmaco". “L'analisi realizzata dall'Aifa sui farmaci Sop/Otc conferma, allo stesso modo, una contrazione dei consumi dei Sop/Otc dal 2006 ad oggi. Quello che dunque ripetiamo da giorni, conclude Gullotta, con buona pace di Federfarma".

 

La posizione di Mnlf: “Lo sappiamo che con i numeri si può dire tutto e il contrario di tutto, ma ieri l'AIFA nello slancio a difesa delle corporazioni ha esagerato mettendo a segno un vero e proprio autogol. Contraria da sempre a qualsiasi ipotesi di liberalizzazione, ha provato a cambiare le carte in tavola dando un'interpretazione tutta di parte dei dati relativi ai consumi e alla spesa degli italiani sui farmaci con obbligo di ricetta e da banco (SOP e OTC)”.   Così in una nota il Movimento nazionale liberi farmacisti che sottolinea come “l'intento dell'AIFA è chiaro: far credere che le liberalizzazioni non portano vantaggi ai cittadini”.   “Uno studio però meno frettoloso dei dati portati a sostegno di questa tesi cara ai farmacisti titolari di farmacia – prosegue la nota -avrebbe suggerito un più di cautela. Dice l'AIFA: i consumi di tutti i farmaci a pagamento (con o senza obbligo di ricetta) sono calati, ma quelli da banco oggetto delle liberalizzazioni del 2006 meno”. Per il Mnlf ciò è “sbagliato e in maniera grossolana”.

 

“I consumi dei farmaci da banco dal 2006 al 2011 – scrivono - sono rimasti sostanzialmente stabili, anzi sono leggermente diminuiti (-4%), poi nel 2012 c'è stato lo switch dei medicinali, ovvero il passaggio di alcuni farmaci con obbligo di ricetta a senza ricetta medica, ed è quindi chiaro che il consumo di quel farmaco spostato a senza ricetta si è aggiunto a quelli da banco. Quindi i consumi dei farmaci con obbligo di ricetta sono diminuiti e quelli da banco aumentati, ma non perché gli italiani ne hanno consumati di più, semplicemente per il loro spostamento da un regime all'altro”.   “Inoltre – prosegue la nota - l'AIFA sostiene che i prezzi dei farmaci da banco è aumentato in misura maggiore di quelli con obbligo di ricetta. Sbagliato anche questo. La spesa dei farmaci da banco sino al 2011 è aumentata in sei anni dello 0,9%, ovvero ogni 10 euro di spesa l'aumento è stato di 90 centesimi. Sino ad allora non era stato così per i farmaci con obbligo di ricetta ove l'aumento nello stesso periodo (2006/2011) la spesa in milioni era aumentata  quasi del 5% (4,9%). Poi nel 2012 con il trasferimento di alcuni farmaci con obbligo di ricetta a senza prescrizione medica si è avuto l'aumento della spesa per i farmaci da banco e la fisiologica diminuzione per quelli con ricetta”.


 
“Questi i dati obiettivi e certificati dalla stessa AIFA che – conclude il Mnlf - invece di fare l'arbitro come gli compete, entra nelle scelte politiche del Governo con tesi precostituite e leggendo gli stessi dati come gli fa più comodo. Al Direttore Generale dell'AIFA, Luca Pani un consiglio: è vero che la matematica è un'opinione, ma suvvia, non esageri”.


 

L’Agenzia Italiana del Farmaco, risponde ai parafarmacisti e al sindacato Mnlf sulla loro interpretazione dei dati diffusi dall'Agenzia. “L'Aifa intende ribadire in modo inequivocabile, come da mandato istituzionale, la sua posizione a tutela della Salute pubblica attraverso un uso consapevole e sicuro dei farmaci e la sua contrarietà a ogni forma di allargamento dei punti vendita dei medicinali, che esporrebbe con certezza i cittadini a maggiori rischi”, si legge in una nota.


 

I dati numerici recentemente diffusi dall’AIFA, a differenza di quanto interpretato in maniera singolare dai rappresentanti delle parafarmacie e dai loro sostenitori, dimostrano l’assenza di qualsiasi vantaggio e di qualsiasi forma di guadagno per i pazienti. A preoccupare l’Agenzia sono i toni che richiamano, “in qualche modo, la mercificazione della salute: il farmaco è un bene etico, si legge nella nota Aifa, e non può essere considerato un oggetto di consumo che necessita dell’aumento dei punti vendita per facilitarne l’uso e per perseguire esclusivamente interessi di mercato con tutte le conseguenze che si possono immaginare”. “Si può forse negare questa evidenza? - si chiedono all'Aifa - La domanda è semplicissima: aumentare i punti vendita dei farmaci ne aumenterebbe o ne ridurrebbe il consumo? Le cifre certificate lasciano poco spazio a opinioni e personalismi: la risposta di chiunque non sia in malafede o portatore di interessi personali non può che essere indiscutibilmente chiara: il consumo, inevitabilmente, aumenterebbe”


 

L'Agenzia Italiana del Farmaco – continua il documento - ha provveduto a pubblicare in piena trasparenza, come avviene ormai da anni, i dati relativi al monitoraggio periodico della spesa e del consumo dei farmaci, compreso dei SOP/OTC. Al riguardo, differentemente da qualsiasi parere corporativo, l'AIFA non intende difendere o tutelare altri interessi che quelli della salute umana. La pubblicazione sulla serie storica dei dati nazionali del mercato dei farmaci di fascia C con ricetta e SOP/OTC e con la piena cognizione degli interventi regolatori che nel tempo sono stati predisposti, grazie anche al contributo tecnico dell'Agenzia stessa, consente di analizzare le differenze registrate dal 2006 al 2013 (i dati del 2014 sono come noto in corso di elaborazione finale)”.


 

“Riguardo all'andamento nel tempo del consumo di medicinali SOP/OTC – dice il comunicato Aifa -, è fuor di dubbio che questa categoria abbia avuto una minore contrazione del consumo rispetto ai medicinali di fascia C con ricetta. Come si può verificare dalla tabella già pubblicata ieri, l'aggiunta dei tassi medi di crescita annuale sia nel caso in cui sia escluso il periodo 2012-2013, così come nel caso in cui sia compreso, evidenzia una riduzione percentuale del consumo comunque inferiore del SOP/OTC, rispetto ai medicinali di fascia C con ricetta.


 

Tale andamento non è un'interpretazione, ma un fatto – spiega la nota -: la spesa dei farmaci di fascia C con ricetta nel 2013, rispetto al 2006, si è ridotta di 91 milioni di euro, mentre, al contrario, quella dei SOP/OTC è cresciuta di 204 milioni di euro. Tale risultato, indipendentemente da qualsiasi intervento nella serie storica, è stato conseguito rispettivamente a fronte di una decrescita media annuale della spesa a carico del cittadino del -0,4% per i farmaci C con ricetta, ed una crescita media annuale della spesa del +1,3% per i farmaci C SOP/OTC”. E non è tutto. “I dati OsMed dimostrano che, nella situazione attuale, In Italia si dispensano già 1,8 miliardi di confezioni di medicinali all’anno, si spendono quasi 20 miliardi di euro con preoccupanti differenze regionali e enormi margini di miglioramento per quanto attiene l’appropriatezza prescrittiva e l’aderenza alle terapie come raccomandato più volte dall’Agenzia del Farmaco”. “Questo dimostra che il nostro Paese non ha certamente bisogno di aumentare o favorire, in alcun modo, un consumo dei medicinali meno appropriato che diventerebbe ancora più disorganizzato e sicuramente più pericoloso. Su questo punto, in modo assolutamente fermo, l’AIFA ha il dovere di ribadire l’importanza di una dispensazione corretta e informata nei luoghi deputati che andrebbero ridotti e non aumentati, salvaguardando la perfetta e omogenea distribuzione nel territorio nazionale e il diritto dei cittadini che si rivolgono ai farmacisti ad essere trattati, come meritano, da pazienti e non da consumatori”, conclude il documento dell'Aifa.

 

E arriva anche la risposta di Pietro Marino, presidente dell'Anpi: "L'agenzia del farmaco usa argomentazioni di vario tipo, non sempre coerenti tra loro. L'altro giorno il direttore Luca Pani parlava di rischi di inappropriatezza dovuti all'aumento dell'offerta, di un'Italia che potrebbe diventare come gli Usa, con medicinali sugli scaffali dei supermercati e di aumento delle reazioni avverse", dice Marino. "Oggi le agenzie rilanciano un nuovo testo uscito sul sito di Aifa - replica ancora Marino -. Si dice che le liberalizzazioni decise in passato, come quella di Bersani che portò i prodotti da banco nelle parafarmacie, non sono state convenienti per i cittadini, "non sembrerebbero aver portato alcun vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono una merce simile a qualunque altra".

 

"Il punto vero - incalza il numero uno Anpi -  è che i consumi sono calati, cioè non c'è stato quell'effetto inappropriatezza tanto temuto qualche giorno fa da Pani e infatti descritto come "potenziale" nella frase appena citata. Le confezioni di farmaci da banco acquistate infatti sempre dal 2006 al 2013 sono scese del 7,4%, quelle dei fascia C con ricetta (venduti solo in farmacia) del 15,7%". "Ecco, fa notare Aifa - commenta Marino - l'uso di prodotti della prima categoria è calato meno, e questo sarebbe dovuto all'ingresso nelle parafarmacie. Quello che Pani omette di dire è che il dato risulta falsato dal Delisting dei farmaci da C-OP a farmaci C-SOP e OTC avvenuto in due tranche nel 2012. Delisting che ha interessato ben 430 farmaci. Infatti se andiamo ad analizzare la Tabella pubblicata dal Direttore dell' AIFA non considerando il 2013 che incorpora il passaggio di ben 430 farmaci da farmaci con obbligo di prescrizione a farmaci senza obbligo di prescizione notiamo che la riduzione dei consumi tra le due classi è pressocche uguale -10,7% dei farmaci C-OP e -10% SOP e OTC". "Lo switch dei farmaci del 2012 - incalza l'Anpi -  ha quindi falsato i dati ... A conferma di ciò se si analizza il dato tendenziale dal 2009 fino all'inizio del 2013 notiamo che i numeri smentiscono clamorosamente le affermazioni fornite dal Direttore generale dell' AIFA abbiamo infatti una riduzione percentuale nel numero dei farmaci SOP e OTC addirittura quasi doppia rispetto ai farmaci di fascia C con obbligo di ricetta. -13,8%(farmaci Sop e OTC ) - 7,3 (Farmaci C-op). Paradossalmente anche volendo avallare l'ipotesi dell' Aifa i principali responsabili di questa minore riduzione nel consumo sono le farmacie che continuano a detenere oltre il 90 % di di questo mercato",

 

"Riteniamo, invero, che debba destare preoccupazione il crollo dei consumi dei farmaci non dispensati dal SSN - conclude Marino la sua lunga nota -  siano essi con obbligo di ricetta o senza obbligo di ricetta la cui principale ragione è da attribuirsi al prezzo elevato di questi farmaci . Sempre più persone a causa della crisi economica rinunciano a curarsi a causa dell’ elevato prezzo dei farmaci e del sempre un maggior numero di farmaci non sono più dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale non considerati salvavita. Invitiamo pertanto l' AIFA a svolgere con puntualità e precisione il ruolo che le spetta che è quello di garantire l'accesso sicuro al farmaco da parte di cittadini ed evitare esternazioni assolutamente fuori luogo"


 

Fonte: parafarmacie, aifa

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