Fascia C solo in farmacia. Sì all'ingresso delle società di capitale

Farmacia | Redazione DottNet | 20/02/2015 21:19

Passa la linea del Ministro Lorenzin: farmaci di fascia C venduti solo in farmacia. Il Governo sui farmaci senza ricetta fa, dunque, dietro front e dà la vittoria ai farmacisti. “E' un successo dei pazienti, soprattutto degli anziani", afferma con entusiasmo Lorenzin. E con la nuova norma potranno entrare nelle farmacie anche società di capitali, un punto, quest'ultimo, sgradito alla Fofi.

"L'aver evitato che i farmaci di fascia C, come gli psicofarmaci, possano essere venduti nei supermercati o nelle parafarmacie è innanzitutto una vittoria dei cittadini, poichè garantisce la loro salute e la sicurezza nella distribuzione dei farmaci più sensibili", commenta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin alla vendita dei farmaci fascia C fuori dal circuito delle farmacie. "Abbiamo indicato tutte le criticità che questo tipo di scelta avrebbe comportato: un aumento sensibile del consumo di farmaci e quindi un conseguente abuso nella somministrazione un danno per le piccole farmacie, a partire da quelle rurali - prosegue in una nota il ministro - condizioni per un aumento progressivo della spesa farmaceutica quindi la fine della 'farmacia dei servizi' così come previsto dal Patto della Salute firmato con le Regioni nel luglio 2014". "Abbiamo altresì salvaguardato la valutazione in capo alle regioni dei fabbisogni sanitari, conclude il ministro- in sede di autorizzazione di nuove strutture, che ci aiuterà nell'applicazione del Patto della Salute e nello svolgimento del ruolo di controllo dei Lea da parte di Agenas".

 

 

Il mondo delle farmacie e le associazioni dei consumatori e della grande distribuzione si dividono in merito allo stralcio della liberalizzazione della vendita di farmaci di fascia C (a carico dei cittadini) fuori dalle farmacie, nell'ambito del ddl concorrenza approvato dal Consiglio dei ministri. Uno stralcio che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha definito subito una ''vittoria dei pazienti'' poichè ''l'aver evitato che tali medicinali, come gli psicofarmaci, possano essere venduti nei supermercati o nelle parafarmacie è innanzitutto una vittoria dei cittadini, che garantisce la loro salute e la sicurezza nella distribuzione''.



 

Esulta Federfarma: "Apprezziamo che nella discussione del Consiglio dei Ministri di oggi, con la decisione di far rimanere i farmaci con ricetta in farmacia, il governo abbia fatto prevalere le ragioni sanitari - afferma la presidente Annarosa Racca -; la vendita di farmaci con ricetta fuori farmacia avrebbe contribuito tra l'altro ad aumentare il rischio di malattie iatrogene, ovvero legate a effetti collaterali dei farmaci, molto diffuse nei Paesi dove la distribuzione del farmaco non è controllata come in Italia. Un rischio evidenziato anche dall'Agenzia Italiana del Farmaco, che aveva inoltre paventato spese aggiuntive a carico del Servizio sanitario nazionale". Un grazie al Governo e al ministro Lorenzin arriva anche dalle farmacie rurali: "Con questa decisione lo Stato ha tutelato se stesso - osserva il presidente del Sunifar Alfredo Orlandi - in quanto ha lasciato alle farmacie rurali i presupposti per continuare a fornire un'assistenza farmaceutica di qualità anche ai cittadini che vivono nei piccoli comuni e nelle zone disagiate".

 

 

"Il provvedimento approvato premia il capitale posseduto e non la professionalità e men che meno il titolo di studio". Lo dichiara il presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, Davide Gullotta, commentando lo stralcio della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C fuori dalle farmacie dal ddl concorrenza. "E' assurdo: da un lato - osserva - si impedisce ad un farmacista in parafarmacia di dispensare i farmaci con obbligo di ricetta e allo stesso tempo si permetta ai non farmacisti di diventare proprietari di farmacie". Il Premier Renzi, continua Gullotta, "non ha scalfito neanche di una virgola le rendite di posizione dei soliti noti: restiamo un paese che di liberalizzazioni si riempie soltanto la bocca. La lobby dei poteri forti ha asfaltato tutta l'Italia ancora una volta".

 

 

Opposta anche la posizione espressa dal Codacons: ''Semplicemente assurda la decisione di escludere dal ddl sulla concorrenza la liberalizzazione della vendita di farmaci di fascia C fuori dalle farmacie. Questa misura è una vittoria esclusiva della casta dei farmacisti e un danno enorme per i cittadini - afferma il Presidente Carlo Rienzi -. L'esultanza del Ministro è assolutamente inopportuna e rappresenta un regalo alla lobby delle farmacie''. In tutto il mondo, infatti, tali medicinali, sottolinea Renzi, ''sono venduti nei supermercati e in esercizi diversi dalle farmacie, alla presenza di un farmacista che possa garantire la salute dei consumatori, e senza alcuna conseguenza per i cittadini, se non un evidente risparmio sul fronte economico. Ancora una volta, quindi, in materia di farmaci il Governo cede alle pressioni dei farmacisti, a tutto danno dei cittadini e dell'occupazione". E si tratta di una ''occasione persa per gli italiani" anche secondo la Coop, la prima catena della grande distribuzione in Italia ma anche "organizzazione di consumatori forte di oltre 8 milioni di soci". La conseguenza di questa decisione del Governo, conclude la Coop, "sarà che i cittadini continueranno a pagare i medicinali di fascia C in farmacia a un prezzo più alto".

 


 

Ma c'è un'altra grossa novità per le farmacie: potranno infatti entrare sul mercato e diventare titolari di farmacie private anche le società di capitale, fino ad oggi escluse dal novero degli aventi diritto.  Attualmente la titolarità delle farmacie è infatti riservata solo a persone fisiche, a società di persone e a società cooperative a responsabilità limitata. Con la proposta Guidi le farmacie potranno essere invece anche di proprietà delle società di capitali e i soci non dovranno più essere obbligatoriamente farmacisti.
 

 

Viene inoltre eliminato il limite delle 4 farmacie per società proprio per facilitare le economie di scala e facilitare l’ingresso nel settore delle grandi società di capitali come gestori di catene di farmacie. Eliminato anche l’obbligo che prevede che a dirigere la farmacia sia un farmacista socio.
“Non abbiamo modificato l’attuale situazione riguardante il comparto delle farmacie, lasciando inalterato il rapporto tra farmacista e cliente”. Ha detto in conferenza stampa il ministro Guidi. 
“Lasciamo il quadro immutato per il numero delle farmacie, per le piante organiche e per la distanza tra esercizi – ha spiegato il ministro – Abbiamo, invece, eliminato il tetto di 4 unità in relazione alla titolarità delle farmacie, con l’obiettivo di irrobustire la capacità dei soggetti di stare sul mercato. E, proprio in quest’ottica, inseriamo la possibilità per le società di capitali di entrare nella farmacie, ma sempre senza modificare in alcun modo il servizio e il rapporto con il consumatore”.

 

 

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti in una nota "esprime profondo disappunto per le misure deliberate dal Consiglio dei Ministri a proposito del servizio farmaceutico". "Parlare di chi entra in farmacia come di un “consumatore finale” - prosegue la nota - insistendo sulla necessità di garantirgli il miglior “prezzo”, significa ignorare che chi entra in farmacia è innanzitutto una persona che ha bisogno di assistenza". "E’ poi surreale pensare - sottolinea la Fofi - che l’ingresso di un socio di capitali estraneo alla professione non abbia conseguenze sul rapporto tra il cittadino e il farmacista, un farmacista che si troverebbe a dover rispondere a chi vuole esclusivamente, e correttamente, un ritorno sull’investimento". "Ancora una volta, come spesso rappresentato - aggiunge la Federazione dei farmacisti - si cerca di fare sviluppo economico sulla tutela della salute, non promuovendo all’estero le eccellenze mediche e assistenziali italiane, per esempio, ma aprendo “pezzi di mercato” a quei potentati economici che vedono ridursi il volume d’affari tradizionale. La sanità non è un pezzo di mercato, ma una parte fondamentale del patto sociale e richiede ben altro approccio".

 

 

 

 

Fonte: ministero salute, ansa, fofi

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