Società di capitali in farmacia: via libera alle grandi catene

Redazione DottNet | 21/02/2015 15:58

L'ingresso delle società di capitali nelle farmacie è visto come un nemico insidioso da cui stare alla larga. Federfarma e Fofi dopo il via libera del Governo alla novità, hanno lanciato preoccupanti allarmi sulle conseguenze per il sistema. Vediamo gli scenari.

Grazie al Ddl approvato venerdì scorso le società di capitali potranno fare shopping e acquistare farmacie senza limite di licenze (oggi è di 4 al massimo anche per i singoli) purché a dirigerle ci sia un farmacista. Per l'Europa non è una novità, dove esistono da tempo catene di vendita finale di farmaci dalla notevole forza finanziaria grazie alla quale è possibile ottenere l'abbassamento dei costi a vantaggio dei consumatori.


 

Tra i capitoli più caldi del Cdm sulla concorrenza con due ministre contro – Federica Guidi pro liberalizzazioni e Beatrice Lorenzin su sponda opposta – e un testo d'ingresso che confermava ancora i farmaci C con ricetta anche fuori farmacia e l'improvviso ingresso delle società di capitali. La mediazione finale dopo un lungo confronto in Consiglio dei ministri. Dove ciascuna delle parti ha ceduto qualcosa, anche se è chiaro che la partita sul Ddl (prevedibilmente lunga e complicata) si sposta in Parlamento.


 

Di mezzo le categorie, con tutti i pro e i contro del caso. I genericisti contestano il passo indietro sull'ingresso rapido dei loro prodotti sul mercato che non accorcia i brevetti. I farmacisti titolari di Federfarma che brindano amaro alla vittoria sulla conferma dell'esclusività dei farmaci C e che ora temono gli effetti dell'ingresso dei colossi mondiali (e non solo) della distribuzione , quelle merger che che già «preoccupano» la categoria. Come preoccupano l'Ordine dei farmacisti: «si trasformano le farmacie in lavanderie. Di capitali», l'accusa a Renzi. Masticano amaro la Gdo con le Coop e le parafarmacie: «Un'occasione persa per i cittadini, avrebbero risparmiato. Premiato il capitale, non la professionalità». E il Codacons: «un regalo alla casta dei farmacisti, un danno enorme per i cittadini».»


 

Il mercato in farmacia, secondo i dati di Ims Health, ha chiuso il 2014 con un fatturato totale di 24,8 mld (-o,3%), con la classe C con ricetta giù del 2% a quota 2,9 mld e +3% in libera vendita. Una chiusura flat che secondo il general manager Sergio Liberatore «ha una valenza positiva se confrontato con la situazione macroeconomica e con i risultati di altri settori». Va da sé che Credifarma, la società che fa credito alle farmacie (sono circa 4.500 le associate su oltre 16mila private) è in grave sofferenza e nel mirino per non essere in regola con Basilea 3. Il che significa una massa non piccola di farmacie che potrebbero presto finire sotto scacco. Non mancano i colossi in campo, come quelli che già hanno in gestione per 99 anni centinaia di farmacie comunali in tutta Italia su 1.600 totali. Gestiscono, non possiedono. Ma ora potrebbero gettarsi nell'affare delle farmacie private, a partire dalla Celesio-Admenta ora sotto la statunitense McKesson. Ma nel mondo ci sono catene come quelle di Walmart o quella guidata dall'italiano Stefano Pessina, mister mille miliardi, il terzo uomo più ricco d'Italia secondo Forbes,fondatore di Alliance Boots, collegata al colosso Wallgreen.


 


 

Fonte: ansa, sole24ore

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