Il 2014 per le farmacie si chiude in parità: mercato stabile

Redazione DottNet | 24/02/2015 18:49

Stabile il mercato 2014 della farmacia. Secondo i dati di Ims Health, i consumi unitari si fermano a fine anno a poco più di 2,5 miliardi di pezzi, per una crescita dello 0,6%, mentre la spesa si attesta sotto i 25 miliardi di euro (prezzi al pubblico), con un calo dello 0,3% rispetto al 2013

La panoramica d’insieme
Circa il 62% delle vendite in volumi è coperto dai farmaci con obbligo di ricetta, che totalizzano nel 2014 circa 1,6 miliardi diconfezioni con un incremento dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Merito soprattutto della classe A (+1,4%), perché gli etici non rimborsati hanno avuto una flessione del 2%. Anche i Sop, che valgono l’11% del mercato, presentano un trend negativo nel loro complesso (-2,7%) al quale hanno contribuito entrambe le categorie (automedicazione e Sp).
In forte controtendenza gli Otc non registrati (integratori, principalmente): da tempo ormai questi prodotti viaggiano stabilmente in territorio positivo e il 2014 non fa eccezione, visto che il comparto ha ottenuto un lusinghiero +5%. Si torna invece al rosso con i nutrizionali: il decremento è molto vistoso (-5,2%) e tutte le tre categorie che fanno parte del segmento concorrono in misura più o meno sensibile al negativo. Discreto l’andamento dei parafarmaci (+0,9%) e ancora migliore quello dei prodotti di igiene e bellezza, che conseguono un buon +1,9%.



Dall’analisi a valori dinamiche diverse
Se l’analisi si sposta sui valori anziché sui consumi, i farmaci con obbligo di prescrizione mostrano dinamiche opposte; il comparto contribuisce per poco più del 60% alla composizione del giro d’affari e vale più di 15 miliardi di euro, ma nel 2014 cala a valori del 2,2%. E i segmenti che lo compongono mostrano tutti il segno negativo: la classe A - che con una quota (sul mercato totale) del 48,7% riveste un peso di importanza strategica per il canale - arretra del 2,3%; la fascia C dell'1,9%. I farmaci d’autocura superano invece appena la parità (+0,2%) e ormai valgono globalmente meno degli altri Otc, che con quasi 3 miliardi di vendite a valore e una crescita del 7,1% rappresentano senza dubbio la punta di diamante dell’intero mercato. Problematica la situazione dei dietetici, che perdono quasi 5 punti percentuali rispetto al 2013, mentre le performances di parafarmaci e cosmetici sono incoraggianti, con incrementi rispettivamente del 2,9 e dell’1,7%.



Etico in deflazione, prezzi su nella libera vendita
I dati divergenti tra andamenti a quantità e a valori si possono spiegare sia con un cambiamento del mix interno ai vari settori (l’indicatore più interessante è quello del tasso di innovazione) sia con l’andamento dei prezzi medi, che nel 2014 sono stati caratterizzati da un tasso deflazionistico. Nel loro insieme, i prezzi si sono “raffreddati” (-0,8%) e questo decremento è quasi esclusivamente da attribuire ai farmaci con ricetta, che nel complesso sono risultati meno cari del 3%; in crescita invece i prezzi dei farmaci d’autocura (+3,1%), degli altri Otc (+2%) dei dietetici (+0,4%) e dei parafarmaci (+2%). In leggero calo, al contrario, i prezzi dei prodotti di igiene e bellezza (-0,2%).



I cardiovascolari -6% a valori
Dato il loro ragguardevole peso, un approfondimento sulle dinamiche del mercato dei farmaci con ricetta è d’obbligo. Le tre classi più importanti (cardiovascolari, prodotti per il sistema nervoso e gastrometabolici) mostrano consumi in crescita e concorrono in massima parte al risultato complessivo, dato che le restanti categorie, con rare eccezioni, hanno un andamento negativo. Lo stesso non accade se si osservano i dati a valore: i cardiovascolari perdono quasi il 6%, i farmaci per il sistema nervoso arretrano dello 0,7% ma crescono i gastrometabolici. In moderato sviluppo soltanto altre tre classi: apparato respiratorio, genito-urinari e oftalmici/otologici. Per il resto i trend mostrano una caduta, accentuata in particolar modo nei prodotti per l’apparato muscolo scheletrico, gli ematologici e gli ormoni nonsessuali. Come risaputo la contrazione del giro d’affari in questo fondamentale segmento di mercato è da ricercarsi nel progressivo declino dei prezzi legato alle scadenze brevettuali e alla penetrazionedei generici equivalenti.



Il mercato di libera vendita
Ben diverso lo scenario che si presenta quando si analizzano i dati macroeconomici dei segmenti di libera vendita (vedi grafica sopra, passare con il mouse per ingrandire); la farmacia resta il canale preferenziale del consumatore con l’89% del fatturato e, pur dovendo scontare le deludenti dinamiche dei farmaci d’autocura e la persistente crisi dei dietetici, in questo settore i consumi unitari sono cresciuti dello 0,2% e il giro d’affari del 2,9%: niente male se si considera la persistente crisi economica e il fatto che il costo d’acquisto di questi prodotti è interamente sostenuto dai cittadini (grafica accanto, cliccare sopra per ingrandire in una nuova pagina).
Il comparto Otc è trainato dai prodotti non registrati e le vendite di parafarmaci e cosmetici sono in area positiva in entrambi gli indicatori tendenziali. Tenuto conto che in questo comparto la farmacia deve anche sostenere l’urto della concorrenza di altri canali, i dati del 2014 inducono a un certo ottimismo.
Questo pensiero è suffragato dal fatto che anche nelle parafarmacie e nei corner della gdo i prodotti che appartengono a questi segmenti di mercato hanno mostrato nello scorso anno un andamento più che positivo. L’offerta è alquanto differente nei tre canali, in quanto la farmacia propone un assortimento ampio e profondo a differenza di quanto accade nei punti di vendita dei concorrenti che, al contrario, puntano esclusivamente su marche ad alto tasso di rotazione.
 

Appare quindi evidente che la farmacia può e deve trovare nei prodotti di libera vendita una concreta opportunità di sviluppo del proprio business; puntare maggiormente su Otc, parafarmaci, cosmetici e dietetici può costituire un’occasione per cercare di assorbire, o almeno contenere, le perdite derivate dal calo degli incassi dei farmaci con ricetta. Non si tratta, in effetti, di un riposizionamento strategico, quanto più di un processo evolutivo; attraverso un accurato ed approfondito studio del proprio bacino d’utenza ogni farmacista è assolutamente in grado di definire gli assortimenti ed i servizi che siano capaci di soddisfare nel modo migliore le esigenze e le attese della propria clientela.

 

fonte: ims health, federfarma, filodiretto