Torino, per la prima volta al mondo trapiantato l'emibacino

Redazione DottNet | 25/02/2015 21:10

Un giovane paziente oncologico, affetto da osteosarcoma del bacino inoperabile, è stato sottoposto al trapianto dell'emibacino. Per la prima volta al mondo, all'ospedale Cto di Torino, gli è stato impiantato un emibacino in titanio costruito in America. L'intervento è durato quasi 12 ore ed è tecnicamente riuscito.

Per tutti era un caso disperato di osteosarcoma, il più letale dei tumori ossei. Un paziente "inoperabile", destinato a morire nel giro di poche settimane. A salvare un paziente di appena diciotto anni sono stati i medici dell'ospedale Cto di Torino. Che, per la prima volta al mondo, hanno sostituito le ossa malate con un emibacino costruito in America con titanio e rivestimenti in tantalio. Una lega nuovissima che si integra alla perfezione con le ossa umane. E che permetterà al ragazzo di tornare a camminare.

 

 

L'operazione, durata quasi 12 ore, è perfettamente riuscita: il paziente, che è ora ricoverato in Chirurgia oncologica, è già estubato e sveglio. "Senza questo intervento, mio figlio non ci sarebbe più. Se mi dicono dove lo vogliono, a questi medici faccio un monumento..." dice il padre del ragazzo, che in poche ore ha ritrovato la voglia di scherzare: "con quella protesi al titanio, ora è ancora più prezioso...". L'idea della protesi al titanio è stata del dottor Raimondo Piana, responsabile della Chirurgia ortopedica del Cto di Torino, ospedale che fa parte della Città della Salute e della Scienza del capoluogo piemontese. Finora i trapianti di bacino venivano eseguiti da donatore ed è la prima volta, spiega il dottor Piana, "che è stata utilizzata una ricostruzione del bacino del paziente realizzata con leghe nuove, osteoriproduttrici e osteointegranti, che favoriscono meglio l'integrazione con l'osso ricevente e facilitano la ripresa della funzionalità dell'arto".

 

 

E, soprattutto, che potranno essere utilizzate anche in futuro. Il dottor Piana, nel lungo intervento, ha rimosso l'emibacino destro e l'anca colpiti dall'osteosarcoma ricostruiti con la speciale protesi dal professor Alessandro Massè, direttore della Clinica universitaria ortopedica del Cto. Grazie al calco ricavato dalla Tac del paziente, i medici hanno potuto adottare misure perfette. "Le gambe hanno la stessa lunghezza - racconta il padre di questo speciale paziente - mio figlio è ottimista, pensa già a quando tornerà a camminare. E' stato lui a volere l'intervento". "Le cose più difficili da fare - spiega Piana - erano rimuovere l'osso affetto da tumore salvando le strutture vascolari e nervose e poi, al momento dell'impianto, adattare la protesi al corpo del ragazzo. Sono davvero felice - conclude il medico - col ragazzo si era creata una grande empatia. In Italia siamo all'avanguardia per questo tipo di chirurgia e se fra medico e paziente si crea un binomio così è un ulteriore valore aggiunto".

 

fonte: ansa

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